La Pedemontana rischia lo stop. Sono finiti i soldi per mandare avanti i cantieri. Altro che conclusone dei lavori entro l’Expo, come aveva promesso Roberto Maroni all’inizio del suo mandato. Del resto il governatore lombardo, abbandonato l’iniziale ottimismo, settimana scorsa aveva lanciato l’ultimo allarme sul rischio blocco. E ora quell’allarme si concretizza nelle decisioni del cda della società che deve costruire la nuova superstrada: i lavori verranno sospesi se entro il 9 aprile soci e banche non garantiranno l’afflusso di denaro necessario alla loro prosecuzione.

I problemi finanziari di Pedemontana non sono nuovi. La società è controllata al 76,4% da Milano Serravalle e tra i soci ci sono anche Equiter (una società del gruppo Intesa Sanpaolo), la stessa Intesa Sanpaolo e Ubi Banca. Un azionariato che in passato è stato restio a garantire i necessari aumenti di capitale e che ha scontato i problemi della Serravalle, società in cui la maggioranza è in mano all’indebitatissima Provincia di Milano. E i problemi delle banche, poco disposte a rinnovare periodicamente il prestito ponte di 200 milioni, linfa vitale per Pedemontana. Se tale finanziamento, a cui partecipano Unicredit, Banca Intesa, Popolare di Milano, Ubi e Mps, non verrà prorogato fino al 30 giugno, il cda di Pedemontana minaccia ora lo stop dei cantieri.

Una condizione alla quale se ne aggiungono altre due: un finanziamento di 38 milioni da parte dei soci necessario anch’esso a tirare avanti fino a metà anno e l’erogazione dei fondi pubblici che il governo ha già deliberato. Si fa dunque ancora più accidentato il percorso verso la realizzazione della superstrada che unirà le province lombarde da Varese a Brescia. Il comunicato con cui il cda ha reso note le sue decisioni è un atto di accusa contro le banche, che oltre a non concedere la proroga al prestito ponte “hanno rifiutato di eseguire un finanziamento project di euro 400 milioni a favore di Pedemontana, finalizzato alla realizzazione della variante Expo”. E un atto di accusa contro il governo, visto che la defiscalizzazione delle opere che dovrebbe garantire risparmi, una volta annunciata, non è più stata deliberata.

Così come non è più diventato effettivo l’aumento del contributo pubblico dal 35% all’80% per realizzare la tratta B1, da Lomazzo a Lentate sul Seveso. Se da governo e banche non arriveranno le risposte attese entro il 9 aprile, verranno chiusi i cantieri relativi non solo alla tratta B1, ma anche alla tratta A (da Cassano Magnago a Lomazzo) e alle tangenziali di Como e Varese. Con il rischio che restino a casa 3.300 lavoratori, tra tecnici e operai. Il cda invita così “il governo e le autorità regionali, nonché i soci Banca Intesa Sanpaolo e Ubibanca, unitamente a Milano Serravalle, a fare tutto quanto in loro potere lavoro a tante famiglie e il completamento delle opere“.

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