Dopo i conti di Unicredit, che hanno fatto luce su un rosso da 14 miliardi, spaventano anche quelli di Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Carlo Messina ha registrato nel 2013 una maxi perdita di 4,55 miliardi di euro, dagli 1,6 miliardi di utile del 2012. Sul risultato pesano le svalutazioni e gli accantonamenti per far fronte ai crediti dubbi in vista degli esami europei, che hanno portato a un rosso da 5,19 miliardi nel solo quarto trimestre. Mentre la rivalutazione delle quote di Bankitalia (che ha già fatto incassare 1,4 miliardi a Unicreditha avuto un impatto positivo sui conti di Intesa per 2,56 miliardiLa banca conferma tuttavia un dividendo di 5 centesimi per azione.

Ma a spaventare di più, sul fronte dell’occupazione, è il nuovo piano d’impresa 2014-2017 varato dall’istituto, che prevede circa 800 chiusure per la rete filiali, di cui circa 300 programmate entro il 2014, riducendo il totale in Italia a 3.300 unità nel 2017. Nell’ambito del piano, che stima di raggiungere alla fine del periodo un utile netto di 4,5 miliardi con un monte dividendi complessivo di 10 miliardi di euro per l’intero arco di piano (1 miliardo per il 2014, 2 miliardi per il 2015, 3 miliardi per il 2016 e 4 miliardi per il 2017), è previsto inoltre un progetto per la “riqualificazione” che permetterà di “riassorbire su nuove iniziative le capacità in eccesso” che vengono stimate in circa 4.500 personeSarà quindi implementata la riallocazione di circa 1.000 persone mediante l’ottimizzazione del presidio territoriale e di circa 400 mediante il processo di digitalizzazione della banca.

Escluse le rettifiche, il risultato netto consolidato di Intesa è stato positivo per 1,21 miliardi di euro. Dal punto di vista dei ricavi, il conto economico della banca evidenza proventi operativi netti per 16,29 miliardi di euro, in calo dell’8,9% rispetto al 2012, con gli interessi netti scesi a del 13,8% a 8,13 miliardi (nel trimestre -6,6% pari 2,03 miliardi).

Intesa prevede infine la cessione entro il 2017 dell’intero portafoglio di partecipazioni non-core, pari a circa 1,9 miliardi di valore di libro a fine 2013 (tra queste Alitalia, Telecom, Rcs, Risanamento e Ntv). Di recente sono già state dismesse le partecipazioni in Generali (valore di libro di circa 360 milioni), Pirelli, Sia e Union Life (valori di libro rispettivamente di circa 35, 80 e 145 milioni), per un valore di libro complessivo di circa 620 milioni e una plusvalenza totale di circa 320 milioni.