Ad attendere Alfano a Catania all’interno di una sala congressi stracolma c’erano centinaia di persone e alcune decine di giornalisti. Il Ministro degli Interni del Governo Renzi tuttavia è arrivato con un ritardo di quasi due ore sulla tabella di marcia, evitando qualsiasi battuta con la stampa. Il motivo è stato presto svelato dagli stessi uomini dell’entourage del Nuovo Centrodestra e dall’edizione odierna del quotidiano La Sicilia. Il titolare del Viminale si è intrattenuto negli studi di Mario Ciancio Sanfilippo, editore, imprenditore, padrone dell’informazione in Sicilia ma anche indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura di Catania. L’ex pupillo di B. dopo una lunga intervista, in cui tra l’altro si è parlato del super latitante Matteo Messina Denaro a una delle emittenti di Ciancio, si è intrattenuto nello studio dell’editore salvo poi recarsi a sirene spiegate dai suoi elettori e simpatizzanti.

Quella di Ciancio nel panorama dell’informazione è stata da sempre una posizione privilegiata. Dal suo studio come testimoniato dalla puntata di Report i Vicerè, curata dai giornalisti Condorelli e Ranucci, sono passati tutti gli uomini più influenti d’Italia, politici, imprenditori e per l’appunto ministri. Proprietario di tre televisioni, quattro radio e azionista dei principali quotidiani cartacei del Meridione, il nome di Ciancio è al centro delle indagini della Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi. L’editore è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa che ha sempre respinto dichiarandosi vittima della mafia. Il direttore del quotidiano La Sicilia è anche indagato per turbativa d’asta aggravata dall’aver favorito la mafia per quanto riguarda l’aggiudicazione dei lavori per l’ospedale Garibaldi di Catania.

Ciancio, secondo i magistrati, avrebbe organizzato una riunione all’interno del proprio studio “con i componenti della commissione d’aggiudicazione al fine di indurli anche con l’espressa minaccia che altrimenti sarebbero finiti in carcere e sarebbe stato lui a scegliere la pagina su cui pubblicare le loro foto”. Il suo nome emerge anche nel 2001 quando la Procura di Reggio Calabria intercetta l’imprenditore Antonello Giostra, attualmente indagato insieme all’editore catanese per riciclaggio aggravato. Nell’intercettazione Giostra precisava nell’ambito di una conversazione su un mega lavoro per la realizzazione di un centro commerciale “che Ciancio avrebbe garantito tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili senza pretendere una lira fino all’inizio dei lavori”.

Nel faldone su Ciancio c’è anche una conversazione ambientale, captata dalla cimici all’interno dello studio dell’editore, che il giudice Marina Rizza ha ritenuto determinante per la condanna in primo grado dell’ex Presidente della Sicilia Raffaele Lombardo a 6 anni e 8 mesi. Il 28 luglio 2008, a pochi mesi dall’elezione di Lombardo, Ciancio ospitò una riunione in cui si cercò, secondo gli investigatori, di sbloccare un problema burocratico emerso dopo l’inizio dei lavori per la realizzazione di un centro commerciale. Uno dei soci di Ciancio avrebbe chiesto all’allora presidente della Regione di ammorbidire ma non in denaro i dirigenti del Comune di Catania. L’obiettivo sarebbe stato quello di evitare una variante che avrebbe portato al blocco dei lavori. In quel momento ad eseguire i lavori di movimento terra e a fornire il cemento era Vincenzo Basilotta, imprenditore condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo Vincenzo Aiello, capo provinciale del clan Santapaola, le estorsioni per la realizzazione del centro commerciale sarebbero state destinate dopo un accordo al finanziamento della campagna elettorale di Lombardo. Dopo la condanna di Lombardo la Procura è stata chiamata dallo stesso giudice a verificare eventuali responsabilità di Ciancio, che si è detto sempre estraneo.

di Dario De Luca