Nuove gallerie che collassano, pareti di montagna che franano, il terreno sotto ai piedi di due paesini che si sposta inesorabilmente e il pilone di un viadotto alto 40 metri che scivola oltre i limiti di sicurezza. Sembra uno scherzo, ma è la cronaca dei lavori di una grande opera nell’Italia 2014.

La Variante di Valico, monumentale progetto da dieci anni in costruzione, è una groviera e, almeno per adesso, invece di togliere traffico dalla vecchia Autosole mette a rischio la sicurezza della stessa, all’altezza dello svincolo di Pian del Voglio: le nuove gallerie si sbriciolano lentamente sotto il movimento franoso che si sta trascinando dietro 50 milioni di metri cubi di versante. Lo abbiamo verificato ieri entrando nel cantiere indisturbati nella pausa dei lavori del fine settimana. Si spostano due paesi, Ripoli e Sparvo, e a essere gravemente a rischio è il viadotto, alto 40 metri, dell’attuale A1, l’Autosole, con un intero pilone che si è già mosso di 15 centimetri dal novembre del 2011. Già oltre i limiti indicati da Gennarino Tozzi, ex direttore generale per le nuove opere di Autostrade per l’Italia, che nel maggio 2012 disse davanti ai consiglieri regionali emiliani: “Anche se il movimento che oggi è di 2 centimetri e qualche cosa dovesse… fino a 13 centimetri abbiamo almeno trenta viadotti in Italia che hanno movimenti superiori e che gestiamo regolarmente; quindi fino ai 13-14 centimetri non c’è nessun problema”.

MA ALLA DATA 22 marzo 2014 il pilone alto quaranta metri del viadotto Rio Piazza, quello che sta sopra Ripoli – sopra la galleria Val di Sambro del nuovo tracciato – risulta dai rilevamenti ufficiali aver già superato i 14 centimetri di spostamento dalla posizione originaria del 1959, data di costruzione.

Tozzi, continuò l’audizione in Regione, cercando di rassicurare: “Dopo i 13-14 centimetri vanno fatte delle azioni che riposizionino, adesso non voglio scendere nel dettaglio, ma che sono già in corso, che iniziano in questi giorni proprio per poter superare anche i 13 centimetri, ma solo a fini precauzionali per tenere tranquilla la situazione sennò è sempre il discorso di prima: tutto quello che facciamo può essere visto con la bottiglia mezza piena o mezza vuota. Non siamo allarmati – concluse – cerchiamo di dare tranquillità”. 

Che cosa ha fatto Autostrade per l’Italia nel frattempo? Nell’estate 2012 ha letteralmente sollevato la strada, con dei particolari cric, per infilare tra i pilastri e le travi degli spessori in neoprene, chiamati baggioli, più larghi, così da far fronte allo spostamento delle travi rispetto ai piloni. “Amplieremo i baggioli del viadotto – spiegò ancora Tozzi – su cui appoggia l’impalcato, ovvero le travi e la piattaforma. Se il movimento del viadotto peggiorerà gli interventi preventivi che stiamo mettendo in campo oggi ci permetteranno di sollevare l’impalcato e di riposizionarlo più centrato”. Da quel momento, dopo sedici mesi, lo spostamento è stato di ulteriori dieci centimentri.

IL GEOMETRA Dino Ricci, portavoce del Comitato spontaneo che contesta questi lavori, ha messo su famiglia a Ripoli proprio perché ha lavorato per cinquant’anni alla costruzione di queste strade, compresa l’Autosole: “Quel viadotto non è sicuro. Hanno solo ampliato i piani di appoggio, ma là c’è una curva, quindi a un certo punto lo spazio finisce, andare oltre i 14 centimetri, che avevano indicato loro stessi, può essere pericolosissimo. Ma avete idea di quante auto passano al minuto su quel viadotto? Io mi sono fatto l’idea che quando apriranno la Variante al traffico, chiuderanno il viadotto, cioè il vecchio tracciato, per manifesta deficienza strutturale”.

La casa del geometra Ricci se ne va giù con il paese ai piedi del pilone e sopra le due gallerie, come quelle dei suoi trecento concittadini di Ripoli, stessa cosa che sta succedendo adesso agli abitanti di Sparvo. “Casa mia – dice ormai quasi rassegnato – è a 150 metri dall’asse della galleria. Si è spostata di sette centimetri, abbassandosi di tre centimetri. Con una velocità, ormai, di 4 millimetri al mese. È piena di crepe. Qui ci sono due chilometri quadrati di frana che si portano dietro 50 milioni di metri cubi di versante, non c’è opera ingegneristica che possa fermarla: prima o poi qui sarà il deserto”.

Le persone evacuate sono già decine, spesso con altre motivazioni ufficiali, per esempio la neve. Via Santa Maria Maddalena, a Ripoli, è ormai una strada fantasma. La chiesetta del Duecento è già da tempo a rischio inagibilità, una signora recentemente è morta lontano dalla casa dove era sempre vissuta e dalla quale era stata portata via per forza, “delocalizzata” secondo la terminologia ufficiale, alla comparsa di crepe di due centimetri nella sua abitazione. Sulla frana di Ripoli la procura di Bologna ha già aperto un’inchiesta, sempre rimasta contro ignoti, per disastro colposo: una perizia di centinaia di pagine ha certificato che l’enorme frana è stata riattivata dalla galleria Val di Sambro. I pm hanno scelto di chiedere l’archiviazione, ma la decisione del gip deve ancora arrivare.

di Giampiero Calapà e David Marceddu