Personalmente non ho ragioni particolari per avversare il nuovo governo Renzi. Come molti altri sono in attesa, poi giudicheremo. Ora però il rottamatore ha un’occasione imperdibile per dimostrare di che pasta è fatto, qual è la linea futura del suo governo, se saranno solo “chiacchiere e distintivo”, oppure se finalmente avremo i fatti, quelli della svolta, della rivoluzione di cui dice. E se dai frutti si riconosce il profeta, l’Ad di Trenitalia Moretti gli ha offerto su un piatto d’argento la possibilità di far vedere a tutta Italia che l’aria è cambiata.

Licenziandolo in tronco e sostituendolo con un altro manager, più capace, sicuramente meno costoso e più sintonizzato su che come deve comportarsi il capo di un’azienda controllata attraverso il denaro pubblico, quali sono le Ferrovie dello Stato. In più potrà far capire a tutti gli altri boiardi di stato che è finita la cuccagna, che i manager pubblici devono avere un’etica precisa a incominciare dalle loro retribuzioni e non importa – ammesso che sia vero – quello che fanno le aziende private.

Allora, il profilo di Moretti non è di gran lunga differente da quello della gran parte dei manager pubblici italiani. Gente cresciuta all’ombra dei partiti, segnatamente sotto l’ombrello della Cgil e del Pci, ha fatto una carriera tutta interna alle Fs. Ombre e luci si sono alternati nel suo curriculum ed essendo stabilmente nell’azienda che ora guida dal 2006, sarebbe prudente che non si sprecasse in vanterie autoassolutorie. In ogni caso molto di ciò che ha ricevuto è verosimile che l’abbia avuto dalla politica che l’ha protetto e promosso, più che dalle sue virtù. Per un Moretti che progrediva in carriera quanti altri dirigenti delle Fs di grandi capacità sono rimasti al palo?

Quindi dopo aver quindi debitamente ringraziato il Fato, più che le sue doti, Moretti (e anche il giovane Presidente del Consiglio) farebbe bene a ricordare che non tutto quello che è avvenuto sotto la sua direzione delle Ferrovie Italiane è oro che cola. Il trasporto passeggeri regionale e locale è tornato indietro agli anni ’20 del secolo scorso. La sicurezza ha lasciato e lascia in molti casi a desiderare, come il caso di Viareggio e tanti altri si potrebbero ricordare. Il treno è divenuto un mezzo di trasporto costosissimo, sempre pagato con il denaro pubblico, ma caro come se non ricevesse nessun contributo e la gente deve andare in aereo o in macchina. Insomma Moretti avrà avuto tanti meriti, ma qualche peccatuccio ha perlomeno contribuito a commetterlo. E a meno che non voglia dirci che non è pagato per la sua professionalità, che il suo prezzo è quello di avvallare le cose indicibili che qualcun altro gli dice di fare, 850 mila all’anno sono una bella cifra, anche se sono un terzo del suo collega tedesca (che faccia cambio, se può).

Non sappiamo se Moretti conosca la storia o se faccia finta di non conoscerla, a ogni modo, con modestia, vorremmo suggerirgli di andarsi a ripassare la biografia di alcuni manager diciamo non di secondo piano come Alberto Beneduce, Oscar Sinigaglia, Agostino Rocca, Giuseppe Luraghi e perfino Enrico Mattei. Vada a dare un’occhiata a quello che hanno fatto con le imprese pubbliche italiane e quelle che erano le loro retribuzioni e poi si faccia un esame di coscienza. Lui può anche credere di essere meglio di quei signori che hanno fatto grande l’Italia e avevano retribuzioni che nemmeno il suo addetto stampa accetterebbe. Lui può perfino credere di essere più importante di Alessandro Magno. Ma se il governo vuole battere un colpo questa volta ha l’occasione buona.

Con o senza power point, magari anche con una semplice letterina, il governo potrebbe far sapere che è finita una certa epoca nelle aziende pubbliche. Che d’ora in poi i vertici delle aziende pubbliche italiane saranno occupati solo da persone interessate a svolgere una funzione di altissima responsabilità per le quali la discriminante è la professionalità, le competenze e l’indipendenza. Che queste persone avranno la retribuzione che si meritano, ma consona alla situazione del paese, rapportata agli stipendi che girano. E sopratutto sarà l’onore di svolgere una così alta funzione per il paese a compensare la loro eccezionale professionalità. Che saranno giudicati veramente per i meriti e i risultati che sapranno portare a casa, non solo in termini di efficienza economica, ma anche in termine di vantaggio per i cittadini. Dovranno essere consapevoli che guidare un’azienda pubblica non è lo stesso che guidarne una privata. Un’azienda pubblica deve essere come la moglie di Cesare, non deve solo essere impeccabile, ma deve anche apparire. Questi non sono sogni, ma sono testimonianze che in passato sono state offerte ampiamente. Con le sue parole, se ce ne era bisogno, Moretti è andato ampiamente al di fuori dai limiti di professionalità che d’ora in poi dovranno essere imposti ai manager pubblici. E per questo deve essere mandato subito a casa. Gli altri forse capiranno che l’aria è cambiata.