Non temete la tenerezza
La tenerezza non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza! Quando i cristiani si dimenticano della speranza e della tenerezza, diventano una Chiesa fredda, che non sa dove andare e si imbriglia nelle ideologie, negli atteggiamenti mondani. Ho paura quando i cristiani perdono la speranza e la capacità di abbracciare e accarezzare. Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova! Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio, abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite: le carezze di Dio ci danno pace e forza. Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia.

Toccare la carne dei poveri
Avvicinarsi alla carne della sofferenza significa aprire il cuore, non temere di avvicinarsi alla carne che ha fame e sete, alla carne malata e ferita, alla carne che “sta scontando la propria colpa”, alla carne che non ha di che vestirsi, alla carne che conosce l’amarezza corrosiva della solitudine nata dal disprezzo. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non possiamo dormire tranquilli mentre bambini muoiono di fame e anziani non hanno assistenza medica. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, muore una persona, quella non è notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse, costituisce una tragedia. Così le persone vengono scartate. Fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione.

Peccatori sì corrotti no
Dove c’è l’inganno, non c’è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza tra peccatore e corrotto. Quello che fa la doppia vita è un corrotto. La doppia vita di un cristiano fa tanto male. (E se dice) “Ma io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa”. Ma con l’altra mano ruba: allo Stato, ai poveri. É un ingiusto. E questo merita, lo dice Gesù, non lo dico io, che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è un corrotto. Quello che pecca e invece vorrebbe non peccare, ma è debole e va dal Signore e chiede perdono, a questo il Signore vuole bene, lo accompagna, è con lui. Sappiamo quanto male fanno alla Chiesa i cristiani corrotti, i preti corrotti. E noi dobbiamo dire: peccatori sì, corrotti no.

L’ora dell’incontro con i non credenti
E’ venuto il tempo di un dialogo aperto e senza preconcetti (tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra), che riapra le porte per un serio e fecondo incontro. Questo dialogo non è un accessorio secondario dell’esistenza del credente: ne è invece un’espressione intima e indispensabile. La fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti. La questione per chi non crede in Dio sta nell’o bbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.

Le donne nella Chiesa lì dove si decide
La Chiesa è femminile. Il ruolo della donna nella Chiesa non deve finire solo come mamma, come lavoratrice, limitata … No! Non si può capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa, con il loro profilo che portano avanti. Questo si deve esplicitare meglio. Bisogna fare una profonda teologia della donna. E’ necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa.

Il Vaticano non deve essere una corte
Il cardinale (che) entra nella Chiesa di Roma, non entra in una corte. Evitiamo tutti abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze. Il nostro linguaggio sia quello del Vangelo: “Sì, sì. No, no”. Il vescovo (sia) un pastore che conosce per nome le sue pecore, le guida con vicinanza, con tenerezza, con pazienza, manifestando effettivamente la maternità della Chiesa e la misericordia di Dio. L’atteggiamento del vero pastore non è quello del principe o del mero funzionario attento principalmente alla disciplina, alle regole, ai meccanismi organizzativi. I dicasteri romani sono al servizio del Papa e dei vescovi. In alcuni casi, quando non sono bene intesi, corrono il rischio di diventare organismi di censura. I dicasteri romani sono mediatori, non intermediari o gestori.

Un ospedale sul campo di battaglia
Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. E’ inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite… e bisogna cominciare dal basso. La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”. Sogno una Chiesa Madre e Pastora. I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo è Vangelo puro. Lo Spirito Santo ci muove, ci fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ma (vogliamo) che non ci dia fastidio. Vogliamo che lo Spirito Santo si assopisca. Vogliamo addomesticare lo Spirito Santo. E questo non va.

Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?
Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società. Ricordo il caso di una bambina molto triste, che alla fine confidò alla maestra il motivo del suo stato d’animo: “La fidanzata di mia madre non mi vuol bene”. La percentuale di ragazzi, che hanno i genitori separati, è elevatissima. Le situazioni che viviamo oggi pongono sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Una donna ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore? La tentazione di risolvere ogni problema con la casistica è un errore.

Cari giovani, fate casino
Giovani, fate chiasso, fate casino, smuovete la Chiesa! Questa civiltà mondiale è andata oltre i limiti perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani ed esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro. Allora i giovani devono emergere, devono farsi valere, devono uscire per lottare per i valori. Per favore non lasciatevi rubare la speranza. Una cosa da non fare è di lasciarsi vincere dal pessimismo e dalla sfiducia. Un giovane senza speranza non è giovane, è invecchiato troppo presto. Se voi non avete speranza, pensate seriamente.

Preti pastori non preti farfalla
Ai sacerdoti chiedo di essere pastori con l’odore delle pecore, pastori in mezzo al proprio gregge. C’è tanta gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa. Gente ferita dalle illusioni del mondo. Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente. I preti “asettici” non aiutano la Chiesa, i preti da laboratorio, tutto pulito e tutto bello. Noi siamo unti dallo Spirito e quando un sacerdote si allontana da Gesù Cristo, invece di essere unto finisce per essere untuoso. Quanto male fanno alla Chiesa i preti untuosi! Quelli che mettono la loro forza nelle cose artificiali, nelle vanità, in un atteggiamento e in un linguaggio lezioso. Quante volte si sente dire con dolore: “Ma, questo è un prete-farfalla!”. E’ bello trovare preti, di cui la gente dice: “Ha un caratteraccio, ma è un prete”.

da Il Fatto Quotidiano del 9 marzo 2014