“Una valutazione positiva sui titoli, anche se forse in molti ci aspettavamo dei fatti”. Tito Boeri, economista italiano e per anni consulente dell’Fmi, è prudente nel giudicare il “piano rivoluzionario” presentato da Matteo Renzi. “Parlare di misure è azzardato”, spiega. “Mi pare che il consiglio dei ministri abbia approvato solo un’informativa. Anche se sono stati presi degli impegni importanti, nella speranza che vengano mantenuti”.

Il primo di questi impegni, quello su cui più ha insistito il premier, è il taglio dell’Irpef per i dipendenti che guadagnano fino a 25mila euro lordi l’anno. Accompagnato da un intervento di minor entità sull’Irap a carico delle imprese. “Le linee guida sono quelle giuste: tagliare le imposte sul lavoro, senza far ricorso ad altre tasse ma riducendo la spesa e aumentando il disavanzo. È quello di cui ha bisogno il Paese”, spiega Boeri. La conferenza stampa, però, non ha chiarito tutti gli aspetti di un provvedimento così importante: “Ci sono tanti modi di diminuire le tasse sul lavoro, bisogna capire quale sceglierà il governo. Anche il duello fra Irap ed Irpef era un falso problema: sarebbe bastato agire sui contribuiti sociali, che gravano sia su impresa che su lavoratori, per uscire dall’imbarazzo. E alla fine non è detto che non si faccia proprio così…”, aggiunge l’economista. Anche perché restano dubbi pure sui numeri del provvedimento: “Se si parla di tagli all’Irpef si fa riferimento anche ai pensionati. Ma così fosse la platea dei beneficiari cambierebbe sensibilmente”. Stesso discorso sulle coperture: “D’accordo sul disavanzo e le altre misure, ma la maggior parte devono arrivare dalla spending review. E anche oggi Renzi ha riportato due cifre diverse: sono tre o sette i miliardi recuperati dal Piano Cottarelli?”.

Se, dunque, sulla parte economica il giudizio è positivo con riserva, Boeri appare meno convinto degli interventi normativi sul mondo del lavoro. Il tanto atteso “Job Act” di Renzi, che punta essenzialmente sui contratti a tempo (e senza causale) della durata di tre anni, e sull’apprendistato come strumento privilegiato per l’ingresso nel mondo del lavoro. “Devo dire che mi aspettavo qualcosa di più”, afferma Boeri. “Sarebbe stato più coraggioso intervenire sui contratti a tempo indeterminato, diminuendo gradualmente le tutele per cercare di riavvicinare i due mondi del lavoro che esistono oggi in Italia. Invece il provvedimento sembra muoversi in sostanziale continuità con quanto fatto dai precedenti governi e dalla Fornero”. Alla riforma Fornero, del resto, ha fatto riferimento lo stesso Renzi. Spiegando, però, che dalla semplificazione di quei contratti scaturirà un effetto positivo sui tassi occupazionali. “Speriamo sia davvero così”, si augura Boeri. “Di certo puntare così tanto sull’apprendistato è rischioso: perché riguarda solo alcune fasce di lavoratori. E perché negli ultimi anni non ha prodotto i risultati attesi”.

Avanti tutta, invece, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, che sarà contenuta dal ddl delega sul lavoro. E che porterà, come spiegato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, all’abolizione della cassa integrazione in deroga, su cui già il precedente esecutivo aveva programmato tagli consistenti. “La cassa in deroga è un mostro: un pozzo senza fondo di risorse, che aumenta il potere della politica e dei sindacati e non responsabilizza le imprese. Un suo superamento credo sia dovuto. Ma data la crisi attuale bisognerà farlo con cautela, e assicurandosi che gli strumenti sostitutivi siano efficaci e accessibili a tutti”.

Su questo, come su tutte le altre misure, bisognerà però vedere quali saranno i provvedimenti dettagliati che usciranno dal governo e dal parlamento. “È ancora presto per giudicare pienamente le proposte di Renzi. Di buono, oggi, c’è soprattutto che sono stati presi degli impegni precisi, con delle scadenze altrettanto precise”. Ma dal primo maggio gli slogan dovranno diventare fatti.

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