L’emergenza è stata tale che hanno dovuto quasi evacuare i ministeri. In soccorso del patto Renzi-Berlusconi (e forse, per riflesso, di se stessi) sono arrivati 23 componenti della squadra di governo, 3 ministri e 20 tra vice e sottosegretari: senza di loro la legge elettorale sarebbe stata colpita al cuore. Per soli 20 voti infatti è stato respinto uno degli emendamenti che intendeva introdurre le preferenze, delle quali il Cavaliere non vuole sentir parlare nemmeno da lontano. A far suonare le sirene anti-bombardamento è stato un emendamento sulla doppia preferenza (un uomo e una donna) presentato da Gregorio Gitti, deputato dei Popolari per l’Italia, sul quale si sono concentrati i voti di Sel, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Centro Democratico. Ma evidentemente anche della maggioranza, non solo del Nuovo Centrodestra ma anche e soprattutto del Pd. E’ finita 297 a 277 quando i democratici – da soli – possono contare su 293 deputati. Nel partito di maggioranza relativa si è assistito a una sorta di rivolta. Delle donne del Pd, forse, dopo che la storia sulle quote rosa è finita nel peggiore dei modi (sono state affondate nell’ombra dello scrutinio segreto). Ma anche della sinistra del partito, forse, che da tempo spinge per eliminare le liste bloccate. Per i renziani, tuttavia, va tutto bene: “L’intesa ha tenuto”, ripete Lorenzo Guerini, ed è l’unico loro pallino fisso (lui, Renzi e Delrio lo ripetono come un mantra). E’ del tutto da capire cosa accadrà al Senato: lì il Pd non ha i numeri di Montecitorio, per contro non esiste il voto segreto. Quindi chi “tradisce” lo deve fare davanti a tutti, segretario compreso.

Non è eccezionale che i componenti di governo che sono anche parlamentari partecipino al voto. Ma dà nell’occhio se diventano decisivi. C’erano i ministri per le Riforme Maria Elena Boschi, degli Esteri Federica Mogherini e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia e poi 20 tra viceministri e sottosegretari: Gioacchino Alfano, Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Sesa Amici, Pier Paolo Baretta, Franca Biondelli, Luigi Bobba, Gianclaudio Bressa, Umberto Del Basso De Caro, Antonello Giacomelli, Sandro Gozi, Giovanni Legnini, Luca Lotti, Andrea Orlando, Lapo Pistelli, Angelo Rughetti, Ivan Scalfarotto, Silvia Velo, Domenico Rossi ed Enrico Zanetti. Non c’era il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che è sempre rimasto a Palazzo Chigi, anche perché non è parlamentare.

L’ultima parte del dibattito sulla legge elettorale alla Camera è stata un percorso di sopravvivenza per il Pd. A un certo punto, su un emendamento che avrebbe fissato le soglie di sbarramento è perfino comparso il numero maledetto: 101. Erano i voti che mancavano alla “strana maggioranza” che sostiene questa legge elettorale. Nel gruppo del Pd a Montecitorio per tutta la giornata si sono scatenati i peggiori istinti, gli stessi che avevano portato alla stagione di caccia delle norme per la parità di genere e le norme antidiscriminatorie. Poi ha votato in ordine sparso sulle soglie di sbarramento e per ottenere il premio di maggioranza e infine – nella madre di tutte le partite – ha concesso il bis sugli emendamenti per le preferenze. Lo scarto tra no e sì si è ridotto progressivamente: prima 51, poi 35, infine (appunto) 20. Pd e Forza Italia non hanno mai raggiunto la quota dei voti a loro disposizione. Sono mancate decine di voti. Di sicuro quelli degli assenti. Tra questi Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta

Bocciato anche l’un emendamento che introduceva il conflitto di interessi presentato da Pino Pisicchio (Cd) e da Pippo Civati (Pd) con 151 sì, 316 no e 11 astenuti. A nome del Pd è intervenuto il renziano David Ermini, il quale ha detto che il suo gruppo è a favore del principio in sé, ma che non è convinto dalle soluzioni proposte dagli emendamenti. Di qui l’annuncio di una prossima proposta sul tema da parte del Pd: “Nei prossimi giorni ne vedrete delle belle, perché il meglio deve ancora venire”, ha aggiunto Ermini. Sono allora intervenuti quasi tutti i parlamentari di Sel che hanno criticato il Pd: “In attesa di vederne delle belle ne vediamo di orribili”, ha detto Michele Piras. E’ stata poi la volta dei deputati di M5s che hanno attaccato sia il Pd che Sel per la loro alleanza con i Democrat nelle Regioni. Ha iniziato Giuseppe D’Ambrosio che ha dato del “buffoni” ai parlamentari del Pd, suscitando le proteste dei Democrat, con Ettore Rosato che ne ha chiesto l’espulsione dall’aula. Nonostante le sollecitazioni della presidente Laura Boldrini ad “evitare insulti e usare un linguaggio consono”, i toni sono rimasti accesi, con Andrea Colletti che ha chiesto ai deputati del Pd: “Perché vi indignate? Il collega D’Ambrosio ha detto la pura verità”. Successivamente Riccardo Fraccaro ha usato l’espressione “sfaccendati”. “Non credo che qui ci siano degli sfaccendati – ha subito ribattuto la presidente Laura Boldrini – ci sono persone che sono state elette e svolgono il proprio lavoro. E’ inaccettabile che vengano insultate”.

In mattinata il presidente del Consiglio Matteo Renzi – che prima aveva cercato di ridimensionare il patatrac democratico sulla parità di genere – aveva incontrato i deputati del Pd e non era stata proprio una passeggiata di salute. Si racconta tra l’altro di un faccia a faccia con Rosy Bindi: “Il Pd è ferito da quei 100 voti che sono mancati” ha detto l’ex ministro al segretario. “Vi chiedo di andare al voto oggi – ha scandito Renzi durante l’assemblea – e di rispettare l’impegno che ci siamo presi come partito. Se qualcuno non vota la legge, dovrà spiegarlo al Paese“.

LA DIRETTA DALLA CAMERA

 

CRONACA ORA PER ORA 

00.06 – La Camera boccia  l’ultimo emendamento Italicum. Ora voto su Odg
La Camera ha votato e bocciato l’ultimo emendamento alla riforma elettorale. Verranno ora esaminati i 15 ordini del giorno presentati.

23.27 –  No al limite dei due mandati per i deputati
La Camera ha bocciato un emendamento di M5s che introduceva il limite dei due mandati parlamentari per i deputati. I no sono stati 372, tre gli astenuti e 91 i voti favorevoli, quelli dei M5s.

23.20 – No a conflitto di interessi, scontro tra M5S e Pd
Alta tensione in Aula alla Camera durante il voto degli emendamenti sul conflitto di interessi. A surriscaldare gli animi gli insulti rivolti dai deputati di M5s verso i colleghi degli altri gruppi. Ha iniziato Giuseppe D’Ambrosio che ha dato del “buffoni” ai parlamentari del Pd, suscitando le proteste dei Democrat, con Ettore Rosato che ne ha chiesto l’espulsione dall’aula. Nonostante le sollecitazioni della presidente Laura Boldrini ad evitare insulti e ad usare un linguaggio consono, i toni sono rimasti alti, con Andrea Colletti che ha chiesto ai deputati del Pd: “Perché vi indignate? Il collega D’Ambrosio ha detto la pura verità”. Successivamente Riccardo Fraccaro ha usato l’espressione “sfaccendati”. “Non credo che qui ci siano degli sfaccendati – ha subito ribattuto la presidente Laura Boldrini – ci sono persone che sono state elette e svolgono il proprio lavoro. E’ inaccettabile che vengano insultate”. 

22.31 – No a emendamento per introdurre il conflitto d’interessi
L’aula della Camera ha respinto l’emendamento presentato da Pino Pisicchio e Pippo Civati che avrebbe introdotto il conflitto d’interessi come motivo di ineleggibilità per l’elezione alla Camera dei deputati. La proposta di modifica è stata respinta con 151 voti favorevoli, 316 contrari e 11 astenuti. A nome del Pd è intervenuto il renziano David Ermini, il quale ha detto che il suo gruppo è a favore del principio del conflitto di interessi, ma che non è convinto dalle soluzioni proposte dagli emendamenti. Di qui l’annuncio di una prossima proposta sul tema da parte del Pd: “Nei prossimi giorni ne vedrete delle belle, perché il meglio deve ancora venire”, ha aggiunto Ermini.Sono allora intervenuti quasi tutti i parlamentari di Sel che hanno criticato il Pd: “in attesa di vederne delle belle ne vediamo di orribili”, ha detto Michele Piras.E’ stata poi la volta dei deputati di M5s che hanno attaccato sia il Pd che Sel per la loro alleanza con i Democrat nelle Regioni.

22.04 – Slitta a domani mattina alle 9.30 il voto finale Italicum
Slitta a domani il voto finale sull’Italicum. La seduta della Camera riprenderà domani alle 9.30 per le dichiarazioni di voto, cui seguirà il voto finale. “Mi sembra evidente – aveva detto in aula la presidente della Camera Laura Boldrini – che difficilmente stasera riusciremo a finire”.

21.50 – Stralciato articolo su Senato
La Camera ha approvato lo stralcio dalla riforma elettorale delle norme riguardanti il Senato, e contenute nell’articolo 2 della legge. Contrari Sel e M5s, favorevoli gli altri gruppi.

21.38 – Camera approva articolo 1 con riforma 
La Camera ha approvato il primo articolo della riforma elettorale, quello che detta le nuove norme per l’elezione della Camera. I sì sono stati 323, i no 180 e 4 gli astenuti. Ora vanno esaminati alcuni emendamenti aggiuntivi al primo, e poi sarà votata l’emendamento che stralcia il secondo articolo, con le norme sul Senato. L’art. 1 del provvedimento regolamenta il sistema elettorale della Camera dei deputati, prevedendo un sistema proporzionale con un premio di governabilità (pari al 15%) che assicura la maggioranza assoluta al partito o alla coalizione vincente che raggiunge la soglia del 37% dei voti. Qualora nessuno raggiunga la soglia del 37%, è previsto un doppio turno di ballottaggio per l’assegnazione del premio. L’ingresso in Parlamento è precluso ai partiti che si presentano al di fuori delle coalizioni che non raggiungono l’8% dei voti. La soglia di sbarramento scende al 4,5% dei voti per i partiti che si presentano in una coalizione, mentre sale al 12% per le coalizioni.

21.28 – Ok a norma che esclude gruppi Parlamento da raccolta firme 
Per le prime elezioni dall’entrata in vigore dell’Italicum “i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle Camere ed entro il primo gennaio 2014” non dovranno procedere alla sottoscrizione delle firme per la presentazione delle candidature. E’ quanto prevede un emendamento alla legge elettorale, a prima firma Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) approvato dalla Camera. La proposta di modifica, ha accusato il deputato M5S Danilo Toninelli, “è una norma ad personam”, consentendo a gruppi come Fratelli d’Italia e Per l’Italia (nati rispettivamente a Montecitorio il 3 aprile e il 10 dicembre 2013) di non dover procedere alla raccolta delle firme.

20.28 – Ripresa la seduta, verso l’ok in nottata
E’ ripresa la seduta dell’aula della Camera che sta esaminando il testo di riforma della legge elettorale. I lavori, secondo quanto si apprende, andranno avanti fino all’ok finale, che dovrebbe arrivare intorno alla mezzanotte. Il comitato dei nove della commissione Affari costituzionale, ha confermato il relatore Francesco Paolo Sisto (Fi) ha dato parere contrario a quasi tutti gli emendamenti alla legge elettorale finora accantonati, prevedendo una riformulazione per la proposte di modifica La Russa-Gitti che prevedono alcune eccezioni alla raccolta delle firme per la presentazione delle liste.

19.33 – Boccia (Pd): “Invotabile come il Porcellum”
“Dopo i no su preferenze, parità di genere, primarie e il sì a liste civetta e liste bloccate, si può ancora avere qualche dubbio su questa cosa che chiamano Italicum? Almeno avessero la decenza di non mettere l’Italia di mezzo. Non ho alcun dubbio, è una legge invotabile come il porcellum”. Il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia conferma, in Transatlantico, che dopo l’esito del voto su alcuni emendamenti voterà no al momento del voto finale sulla riforma elettorale.

18.44 – Verso voto entro stasera, presentati 14 ordini del giorno
Sono oltre 30 le votazioni effettuate oggi dall’assemblea alla Camera. All’appello mancano da votare pochi emendamenti a cui vanno aggiunti quelli accantonati durante l’esame in aula. Quindi – a quanto si apprende – il voto dovrebbe arrivare entro questa sera (tra le 22 e le 24). Al momento sono stati presentati 14 ordini del giorno.

18.40 – Ok all’esclusione del voto disgiunto
Voto favorevole all’emendamento a prima firma Matteo Richetti (Pd) alla legge elettorale che esclude il voto disgiunto. Lo ha deciso l’aula della Camera.

18.28 – Bocciato emendamento Lega per preferenze miste
L’aula della Camera ha bocciato l’emendamento della Lega sul sistema misto delle preferenze. Con la proposta si prevedeva l’elezione del primo della lista bloccata e gli altri eletti a preferenza. L’emendamento è stato bocciato con 335 voti contrari.

18.19 – Guerini (Pd): “L’accordo ha tenuto”
“L’accordo ha tenuto anche con il buon lavoro del gruppo del Pd pur con qualche difficoltà su qualche emendamento impegnativo. Il primo passo è vicino, ora andiamo verso il secondo con il passaggio della riforma al Senato”. Così il portavoce della segretaria Pd Lorenzo Guerini dopo il superamento dello scoglio sulle preferenze.

17.52 – Emendamento su doppia preferenza bocciato per 20 voti
L’emendamento Gitti sulla doppia preferenza è stato respinto dalla Camera. Hanno votato in 575: contrari 297, favorevoli 277, un astenuto. La votazione è avvenuta dopo un lunghissimo dibattito. A favore hanno votato tutte le forze di opposizione con l’eccezione di Forza Italia, ma hanno raggiunto un numero di voti molto superiore ai deputati “a disposizione”. Decisivi per la bocciatura dell’emendamento, che avrebbe fatto saltare l’accordo tra Pd e Forza Italia che non prevede le preferenze, anche il voto degli esponenti del Governo. Oltre i ministri Boschi, Mogherini e Orlando, infatti erano presenti 11 sottosegretari. Per il governo erano presenti 14 esponenti che hanno votato. Diverse donne del Pd hanno annunciato il loro voto contrario dopo che c’erano stati diversi interventi dei deputati e delle deputate di M5s (che ieri avevano votato contro la parità di genere) che le invitavano a “unirsi” alle opposizioni nel voto a favore dell’emendamento. 

17.33 – Bindi vota in dissenso, a favore della doppia preferenza
Rosy Bindi voterà in dissenso dal gruppo del Partito democratico e quindi si esprimerà a favore dell’emendamento Gitti che prevede la doppia preferenza (un uomo e una donna). In particolare la Bindi ha polemizzato – senza citarlo – con un intervento del collega di partito (renziano) Matteo Richetti che, sottolineando la presenza di molte donne tra gli eletti democratici, ha usato una parola (“generosità”) criticata in precedenza anche dal segretario di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Noi donne del Pd non siamo qui per la generosità di nessuno – ha detto la Bindi – ma perché abbiamo fatto le primarie e nelle primarie c’erano le doppie preferenze di genere”.

17.29 – Scelta Civica contraria a emendamento per doppia preferenza
“Scelta civica è contraria all’emendamento Gitti coerentemente come è stata contraria con le altre votazioni sulle preferenze. Siamo contrari alle liste bloccate e alle preferenze. E’ un’occasione surrettizia dopo che il Parlamento si è espresso contro le preferenze”. Così il capogruppo di Scelta civica Andrea Romano, intervenendo nell’aula alla Camera durante le votazioni sulla legge elettorale. Adriana Galgano (Sc) voterà in dissenso al suo gruppo.

17.28 – Molti iscritti a parlare su emendamento Gitti, molti escono dall’Aula
In aula alla Camera torna la questione sulla parità di genere con l’emendamento a firma Gregorio Gitti (PI) che introduce la doppia preferenza di genere nella legge elettorale. Visti i numerosi iscritti a parlare, molti deputati stanno lasciando i propri scranni per recarsi fuori dall’aula.

17.13 – Boccia (Pd): “Rinnegati i nostri principi”
“Ho votato Renzi al congresso e sono andato sul territorio a dire: ‘Voto Renzi perché cambieremo la sinistra e l’Italia’. Ci siamo impegnati a cambiare per le preferenze e per la parità di genere ed ora tutto ciò viene rinnegato. Non vorrei che, nel giro di due mesi, si sia completamente stravolta la cultura del Pd”. Lo dice Francesco Boccia a Tgcom24. “Nel partito, dopo la decisione di sostituire un premier con un’altro senza cambiare la maggioranza e con gli stessi ministri, o almeno con 9 ministri confermati, è evidente che c’è un nuovo gruppo di maggioranza. Un gruppo in cui c’ero anche io ma adesso non più”, conclude Boccia.

17.07 – M5s vota per doppie preferenze. Fraccaro: “Non diciamo sempre no”
Il M5S voterà a favore dell’emendamento a prima firma Gregorio Gitti (Per l’Italia) che mira ad introdurre la doppia preferenza con il vincolo dell’alternanza uomo-donna. Lo ha annunciato, intervenendo in aula, il deputato grillino Riccardo Fraccaro. “Vi dimostreremo che il M5S non è sordo – ha spiegato – non dice sempre di no e quando i compromessi non sono al ribasso ma migliorativi noi ci siamo. Ora tocca a voi, deputati Pd, dimostrare che il delinquente Silvio Berlusconi non è il vostro azionista di maggioranza”. 

17.07 – Gitti (Popolari) propone doppie preferenze: “Ultima chance”
Punto di svolta nella discussione della legge elettorale, con l’aula di Montecitorio chiamata a esprimersi sull’emendamento presentato da Gregorio Gitti (Per l’Italia), che prevede la doppia preferenza nelle liste elettorali: si può esprimere consenso per un solo candidato e se si manifestano due preferenze sarà possibile votare un candidato uomo e un candidato donna. “E’ l’ultima occasione – ha detto Gitti – per riavvicinare il Parlamento ai cittadini, restituendo il potere di scelta agli elettori”.

16.52 – Ok a candidature in massimo 8 collegi
La Camera ha approvato a scrutinio segreto un emendamento Pd-Fi che dà la possibilità a un candidato di presentarsi in 8 collegi (multicandidatura), meccanismo che allunga di fatto la lista bloccata. I sì sono stati 335, i no 212. A criticare l’emendamento, che recepisce l’accordo tra Pd-Ncd-Fi è stato Danilo Toninelli di M5s, il quale ha sottolineato che essendo 120 i collegi previsti dalla Legge, 15 candidati di un partito potrebbero essere i capilista in tutti i collegi. Questo meccanismo, ha evidenziato Gennaro Migliore di Sel, “allunga di fatto le liste bloccate”: infatti esso permette a un candidato di presentarsi in 8 diversi collegi, salvo poi optare solo alla fine in quale dichiararsi eletto, rendendo così ancora più inconoscibili gli eletti da parte degli elettori.

16.28 – Renzi a Palazzo Chigi, ma molti ministri sui banchi del governo
Il premier Matteo Renzi è a Palazzo Chigi ma i banchi del governo, durante il voto sulla legge elettorale, sono affollati come segnale dell’importanza che l’esecutivo attribuisce al passaggio della riforma elettorale. Oltre ai ministri competenti, come Maria Elena Boschi, sono presenti anche molti ministri e alcuni sottosegretari non parlamentari, come Federica Guidi, Giuliano Poletti e Maria Carmela Lanzetta.

16.18 – Mauro (Popolari): “Legge elettorale sempre più pericolosa”
“Man mano che proseguono le votazioni alla Camera, la legge elettorale diventa sempre più antidemocratica e pericolosa”. Lo afferma in una nota il presidente dei Popolari per l’Italia Mario Mauro. “L’ipocrisia dimostrata da Partito democratico e Forza Italia – continua Mauro – sul tema della parità di genere è la dimostrazione che la logica che pervade tutta la discussione è soltanto quella che vuole impedire ai cittadini di scegliere liberamente”.

16.03 – La Camera boccia l’emendamento per primarie obbligatorie
La Camera ha bocciato un emendamento di 40 deputati del Pd, che rendevano obbligatorie le primarie per scegliere i candidati. L’emendamento prevedeva la parità di genere nell’organizzazione delle primarie. L’emendamento, a prima firma del lettiano Marco Meloni, è stato bocciato a scrutinio palese con 329 voti contrari e 211 favorevoli, quelli dei deputati di M5s, Sel, Lega, Fdi, Pi e alcuni del Pd. Ma i malumori sono emersi anche in questa votazione palese con 38 deputati che hanno votato sì all’emendamento, 14 astenuti e 24 che non hanno partecipato al voto. A favore delle primarie per legge hanno votato, tra gli altri, Rosy Bindi, Francesco Boccia, Cesare Damiano, Stefano Fassina, Alessia Mosca, Sandra Zampa. Si sono astenuti, invece, Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Massimo Bray, Walter Verini. “Votare contro le primarie per legge – attacca Boccia – è stato come rinnegare l’atto costitutivo del Pd”.

15.40 – La Camera boccia emendamento M5s per eliminare il ballottaggio
L’Aula della Camera ha bocciato l’emendamento pro-stallo del Movimento 5 Stelle, che vuole eliminare il ballottaggio tra le due principali coalizioni, se nessuna raggiunge il 37%.

15.38 – Gitti (Popolari per l’Italia): “Era meglio il Porcellum”
“Meglio il Porcellum di questa legge!”. Lo ha affermato in Aula il deputato dei Popolari Per l’Italia Gregorio Gitti. “Abbiamo approvato senza alcuna enfasi una formula – ha sottolineato Gitti riferendosi all’algoritmo sulla legge elettorale – che è una truffa ai danni dei cittadini italiani”.

15.34 – Guerini (Pd): “Riprenderemo parità di genere al Senato”
Al Senato, per il Pd è “un impegno prioritario, nell’ambito del confronto che svilupperemo con i soggetti dell’accordo, riprendere il tema della parità di genere”. Lo dice il portavoce della segreteria del Pd, Lorenzo Guerini.

14.47 – Italicum, Bindi: “Come voterò? Ve lo dico dopo”
“Il voto è segreto…”. Così RosyBindi risponde alla Camera a chi le domanda se abbia votato a favore o contro l’emendamento alla legge elettorale sulle preferenze. Quanto alla proposta di modifica sulla doppia preferenza che, spiega Bindi, deve essere ancora votata, la deputata Pd afferma: “Come voterò ve lo dico dopo”. “Le liste bloccate – osserva Bindi – sono inaccettabili, nella percezione dei cittadini rappresentano il male del Porcellum. C’è spazio per correggere questo punto di sofferenza qui o al Senato”.

14.14 – Bocciato emendamento per l’introduzione delle preferenze
L’Aula della Camera ha bocciato a voto segreto l’emendamento di Fdi che puntava all’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. L’emendamento La Russa è stato bocciato con 299 sì, 264 no e un astenuto. A favore dell’introduzione delle preferenze hanno votato M5S, Sel, Lega, Fdi, Per l’Italia e Centro democratico. No da Pd, Fi e Scelta civica. I sì sono stati 299 e i no 26. Un astenuto. 

13.41 – Boccia firma gli emendamenti per introdurre preferenze
Francesco Boccia del Pd firma gli emendamenti sull’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. Lo ha annunciato lo stesso esponente del Pd nell’Aula della Camera. “Non sostenere le preferenze è una scelta ipocrita”, ha rilevato il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio.

13.16 – Emendamento sulle soglie, 51 franchi tiratori
Sono 51 i voti della maggioranza, formata da Pd, Forza Italia, Nuovo Centro Desta e Scelta Civica, che hanno votato no al cuore dell’Italicum. L’emendamento che sancisce di fatto l’accordo tra Renzi e Berlusconi, stabilendo la sogna al 37% per il premio di maggioranza, è passato alla Camera con 315 voti favorevoli e all’appello mancherebbero quindi 51 voti tra i presenti che, a scrutino segreto, avrebbero bocciato la norma. La maggioranza che sostiene l’Italicum doveva contare infatti su 416 voti (Pd 293, Forza Italia 67, Ncd 29 e Scelta civica 27, ndr), l’emendamento che stabilisce le soglie della riforma ha incassato invece 315 sì. All’appello mancano quindi 101 voti a cui vanno sottratti 34 assenti, tra cui Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, e 16 deputati in missione, cioè assenti giustificati. Il risultato è quello che 51 parlamentari presenti, deputati dei partiti della maggioranza, evidentemente hanno votato ‘nò nel segreto dell’urna al patto Renzi-Berlusconi. Nella conta del voto di oggi i presenti e votanti sono stati 552, nessuno astenuto. 

13.05 – M5s voterà a favore dell’emendamento La Russa su preferenze
Il Movimento 5 Stelle annuncia in Aula alla Camera il voto favorevole all’emendamento al testo dell’Italicum, prima firma Ignazio La Russa, che mira ad introdurre le preferenze. Ad intervenire in Aula il deputato 5 Stelle, Giuseppe D’Ambrosio. 

12.58 – Su emendamento soglie mancano 101 voti come per voto su Quirinale
Dopo la bocciatura dell’elezione di Prodi al Quirinale, torna lo ‘spettro’ del numero 101 in Aula alla Camera. L’emendamento sulle soglie, fulcro dell’intesa tra Renzi e Berlusconi sull’Italicum, ha ottenuto 315 sì. Ma se si sommano i voti potenziali (in tutto 416) dei quattro gruppi (Pd, FI, Ncd e Sc) che hanno sottoscritto l’accordo, mancano sulla carta, considerando anche gli assenti in Aula, proprio 101 sì. I voti mancanti salgono invece a 138 se si considera l’intera maggioranza (comprese le componenti del gruppo Misto) più FI.

12.25 – Guerini (Pd): “Su Salva Lega Salvini toglie ogni dubbio”
“Le parole di Salvini tolgono ogni dubbio sul salva-Lega. Il Pd, e lo dico anche al collega Brunetta, al riguardo non ne ha. Ora che perfino il segretario della Lega lo rigetta, figurarsi se possiamo farcene un cruccio noi”. Così Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria nazionale del Partito Democratico.

12.15 – Salvini (Lega): “Non abbiamo bisogno di Salva Lega”
“Questa legge elettorale è una schifezza. Il Pd è spaccato, il salva Lega serve a Renzi e ai democratici per coprire i loro problemi. Per quanto ci riguarda, e lo dico per l’ennesima e ultima volta, non abbiamo bisogno di norme salvataggio visto che ad aiutare la Lega ci penseranno gli elettori il 25 maggio. Più che del salva Lega che non esiste, Renzi ha bisogno del ‘salva faccià perché se a breve non decreta l’esenzione fiscale per gli alluvionati rischia davvero di prendere pedate nel sedere”. Lo dichiara Matteo Salvini, segretario della Lega Nord intervenendo nel dibattito sulla legge elettorale.

12.10 – Ok all’emendamento con algoritmo e soglie di sbarramento
Sì dell’Aula della Camera all’emendamento della Commissione alla legge elettorale che contiene il cosiddetto “algoritmo”, ovvero la formula matematica che trasforma i voti in seggi, e le soglie di sbarramento. L’emendamento è passato a scrutinio segreto con 315 sì e 237 no. I partiti otterranno dei seggi solo se raggiungeranno la soglia del 4,5%. I partiti che parteciperanno alle elezioni nazionali senza far parte di una coalizione per ottenere seggi dovranno superare lo sbarramento dell’8%. Le coalizioni devono raggiungere il 12% dei voti validi espressi. Le coalizioni di partiti per ottenere il premio di maggioranza del 15% dovranno ottenere il 37% di voti, altrimenti si andrà al ballottaggio.

11.58 – Ginefra: “Il Pd chiarisca sul Salva Lega”
“Il partito chiarisca se è vero quanto affermato da Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, e cioè che vi sarebbe un accordo, con un impegno diretto del segretario Renzi, per far passare il cosiddetto ‘salva Lega’ al Senato”. E’ quanto chiede il deputato del Pd Dario Ginefra. 

11.50 – Pisicchio (Cd): “Patto d’acciaio Pd-Fi blocca i miglioramenti”
“E’ giusto che la pubblica opinione sappia che non uno degli emendamenti migliorativi proposti da tutte le parti politiche all’Italicum ha potuto varcare il muro di gomma del patto d’acciaio Pd-Fi. E’ un peccato aver voluto privilegiare la ‘strana intesà rispetto al contenuto, pessimo, del provvedimento che sta venendo fuori. Valga come esempio, su tutti, il mancato accoglimento del voto di genere”. Lo afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico Pino Pisicchio.

11.46 – Brunetta: “Accordo con Pd per approvare il Salva Lega al Senato”
Perché avete ritirato l’emendamento sui partiti territoriali? “Semplicemente perché il Partito democratico avrebbe votato contro, e c’è un accordo per far passare questo emendamento al Senato”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a “Radio Anch’io”, su Radio Uno. “Ci auguriamo, speriamo, siamo convinti, che Renzi possa mantenere il proprio impegno, perché nell’accordo base c’è questo ‘salva Lega’, chiamiamolo così anche se non si vuole chiamarlo così, c’è l’approvazione del ‘salva Lega’ al Senato”, prosegue Brunetta sottolineando: “Per noi è fondamentale e dirimente per la tenuta dell’intero accordo. Non era maturo alla Camera, sarà maturo al Senato. Questo è un impegno di Renzi, e di questo chiederò conto a Renzi”.

11.22 – Approvato l’emendamento che garantisce le minoranze linguistiche
L’Aula della Camera ha dato il via libera all’emendamento che garantisce la rappresentanza delle minoranze linguistiche in Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige. La proposta di modifica è stata votata a scrutinio segreto. L’emendamento è stato votato a scrutinio segreto ed è stato approvato con 291 voti favorevoli su 513 votanti . 203 i contrari e 19 gli astenuti.

11.10 – Schifani: “Non voterò il testo della legge così com’è”
“Non voterò il testo di riforma elettorale così come si è delineato alla Camera”. Lo ha dichiarato il presidente del Nuovo centrodestra Renato Schifani, ai microfoni di Radio Anch’io. “Sono presenti – ha proseguito – evidenti vizi di costituzionalità. E’ sufficiente pensare che con il 25% dei consensi un partito può ottenere il 52% dei seggi alla Camera. L’accordo Renzi-Berlusconi non rispetta il Parlamento. Non avremo al Senato atteggiamenti dilatori, ma faremo sentire le motivazioni di ogni singolo senatore”.

10.59 – Assemblea Pd, battibecco Renzi-Bindi
Un piccolo battibecco tra il segretario Matteo Renzi e Rosy Bindi si è svolto nel corso dell’assemblea dei deputati Pd. Secondo quanto riferisce chi era presente, quando Renzi ha respinto i dubbi di costituzionalità della legge, Bindi lo ha interrotto dalla platea manifestando il suo dissenso. “Il Pd è un partito ferito dai 100 voti mancati” agli emendamenti sulla parità di genere ha detto la Bindi.

10.42 – Fassina: “Emendamenti? Valuteremo in Aula”
“Per sanare la ferita che si è prodotta ieri, valuteremo gli emendamenti in votazione nelle prossime ore alla Camera: di fronte a quanto successo, l’impegno del segretario a discutere” dei nodi della legge elettorale “è troppo poco”. Lo dice il deputato della minoranza Pd, Stefano Fassina, al termine dell’assemblea dei deputati. A chi gli domanda se parteciperà al voto finale sulla legge, Fassina risponde: “Non lo so, dipende da come va questa giornata”.

10.41 – Riprende l’esame della legge elettorale alla Camera
L’Aula della Camera riprende l’esame della legge elettorale. Dopo lo stop di ieri alle quote rosa, tra gli emendamenti “caldi” di oggi ci sono quelli sulla reintroduzione delle preferenze e quelli sul conflitto di interessi. Al voto finale si arriverà entro oggi.

10.24 – Marchi si dimette da capogruppo Pd commissione
in dissenso con la bocciatura degli emendamenti sulla parità di genere e con le parole del segretario Matteo Renzi nell’intervista a Che tempo che fa, il deputato del Pd Maino Marchi annuncia le dimissioni da capogruppo del partito in commissione Bilancio alla Camera. “I voti a favore degli emendamenti sulle quote rosa sono stati meno del numero dei deputati Pd: la responsabilità è nostra – spiega – la matrice culturale di quel voto è nelle parole pronunciate da Renzi domenica in tv”.