“Mercoledì abbassiamo le tasse di dieci miliardi. Non ci crede nessuno? Lo vedremo”. Parola di Matteo Renzi, che liquida la polemica sulla scelta tra Irap e Irpef: “Ridicolo”. Ma le promesse del premier non finiscono qui. “L’assegno di disoccupazione arriverà con un ddl che impone la riorganizzazione degli strumenti di ammortizzazione sociale”, ha aggiunto, ponendo però una condizione: “Al disoccupato do il contributo ma lui non sta a casa o al bar ma mi dà una mano per le cose che servono”.

Il presidente del Consiglio, intervistato a Che tempo che fa da Fabio Fazio, ha poi risposto alle parole di Susanna Camusso – che ha minacciato lo sciopero generale se l’esecutivo non darà risposte e non accoglierà le proposte avanzate sul lavoro e sul fisco – dicendo che “ascoltiamo i sindacati, ascoltiamo tutti, ma cosa dobbiamo fare lo sappiamo: lo faremo non pensando alle associazioni di categoria ma alle famiglie e alle imprese“. E se “avremo i sindacati contro, allora ce ne faremo una ragione. I sindacati devono iniziare a mettere on line tutte le spese che hanno, come gli altri”.

Per quanto riguarda la legge elettorale, invece, “penso che domani, massimo martedì mattina, sia la volta buona”, ha spiegato sottolineando che la norma in arrivo “porta al ballottaggio e impedisce larghe intese e giochini da prima Repubblica, riducendo il potere dei partitini, un male di cui come centrosinistra abbiamo sofferto tanto”.

Renzi ha poi annunciato che “mercoledì Raffaele Cantone sarà indicato capo dell’Autorità contro la corruzione“, sostenendo che “Cantone è un giudice in prima linea contro la camorra” e per questo motivo “lo proporrò come riferimento contro la corruzione”.

Mentre riferendosi al leader del Movimento 5 Stelle ha aggiunto che non è un caso che c’è chi scappa da Beppe Grillo: “In questo momento a lottare per ridurre il numero e i costi dei politici c’è il Pd ma Grillo non c’è e non è un caso che molti nel M5s stanno cercando di scappare”. E ancora: “Credo che ci siano pregiudizi di politici e di non politici come Grillo: vorrebbero che noi restassimo chiusi e asserragliati nel Palazzo perché sanno che se andiamo fuori il loro giochino non funziona più”.

Sul fronte europeo, il presidente del Consiglio ha detto che la regola del 3% sul rapporto deficit/Pil “è una norma concettualmente antiquata ormai, ma noi la rispetteremo finché non sarà cambiata, non cambieremo le regole in modo unilaterale”, perché “se noi non teniamo in ordine i conti di casa nostra non siamo credibili con nostri figli e non con l’Europa”. E ancora: “Vorrei fare le riforme prima del semestre europeo proprio per non sentirci dire cosa dobbiamo fare ma per dire: ora vi raccontiamo noi cosa è l’Europa”.

Quanto alla parità uomo-donna, “se troviamo una soluzione che va bene a tutti sono felice, è giusto che sia scelta politica”, ha affermato Renzi, “ma non si affronta solo con una discussione sulle poltrone in Parlamento, poi se si trova un accordo sono contento. La parità vera in Italia ci sarà quando non ci sarà più una donna che firma una dimissione in bianco”.

Il premier ha detto infine di essere rimasto “molto colpito dalla polemica sulla canzoncina cantata dai bambini nelle scuole“, ripetendo che ogni settimana andrà a visitare una scuola: “Abbiamo preso impegni concreti con i sindaci per l’edilizia scolastica e ho chiesto una mano a Renzo Piano“. Per il piano di edilizia scolastica “ci sono più di 2,5 miliardi di euro pronti per essere spesi”.