Non so cosa possano avere pensato  i greci della sinistra radicale italiana. Mi auguro che, presi dalla crisi, non abbiano avuto modo di leggere le stravaganti vicende di un gruppo di attempati signori, illustri e granitici, che hanno discusso della opportunità di candidare, nella lista Tsipras alle elezioni europee, il leader dei disobbedienti Luca Casarini.

La collocazione politica del predetto Casarini era fuor di discussione. Strideva, nella mente dei suddetti signori, la biografia penale perché poco consona alla esigenza di purezza catartica in cui si è avviluppata la sinistra radicale. Una esigenza di pulizia che denota, se mai ce ne fosse  bisogno, quali fratture del pensiero accompagnano la ricostruzione di agiti politici a sinistra del Pd, nell’illusione che l’assenza di condanne penali possa testimoniare la presenza di buone ragioni.

Oggi sappiamo che è candidato, ma il solo fatto che ne abbiano discusso pone, a sinistra, un quesito che, a mio parere appare un ossimoro: può esistere una sinistra giustizialista?  

Un malinteso senso della legalità attraversa questa sinistra morale dimentica che, proprio in Italia, la filosofia e la sociologia del diritto hanno prodotto una sconfinata letteratura in merito alla criminalizzazione del dissenso, in spregio a qualsiasi forma di garanzia e a tutto vantaggio di un ordine precostituito. È la storia del diritto penale che dalle opinioni alla disobbedienza punisce solo ed esclusivamente con il carcere gli elementi disfunzionali al sistema. Ma più in generale, ad esclusione dei reati contro la pubblica amministrazione di rilevante gravità, appare insensato che sia la sinistra dei diritti a negare i diritti politici a chi, per svariate ragioni, ha in passato violato la legge penale.  

Rinuncerebbe, sempre la solita sinistra delle terrazze, a una figura come Erri De Luca per il solo fatto che potrebbe essere condannato? E chi, sempre a sinistra, è stato condannato per le battaglie a favore della legalizzazione della cannabis sarebbe insalutato ospite per il solo fatto di non avere la fedina penale vergine?

Il conformismo giustiziero, insieme a quello catastrofista, lasciatelo alle forze di destra e populiste. Il legalismo in doppio petto non appartiene a chi, a parole, pone la questione della povertà e della ridistribuzione del reddito quale questione principale, per la semplice ragione che, in quella povertà e in quella richiesta di giustizia sociale, sono rappresentate fette consistenti di uomini e donne che probabilmente di intonso hanno poco o nulla. Spesso nemmeno la fedina penale.  

A nulla servono le candidature patinate di questa ennesima lista, se non si ha il coraggio di riprendere in mano anche parte della propria storia. Una storia anche nobile che ha lasciato spazio ad un vuoto scimmiottamento giustizialista, che dovrebbe essere sostituito da una imponente azione programmatica di revisione del codice penale, di depenalizzazione dei tanti (troppi) reati irrilevanti che ancora oggi ne compongono in parte l’ossatura. Si abbini al termine diritti anche quello, bello e pieno di garanzie.

Cose un poco più importanti del casellario giudiziario di Casarini.