“Il Consiglio federale ha autorizzato il presidente ad usare le forze militari in Ucraina, la decisione se agire o no, dipenderà da come si evolverà la situazione”. Dmitry Peskov, il portavoce di Vladimir Putin, mette nero su bianco la posizione del Cremlino che ha chiesto alla Camera alta della Duma, il Parlamento russo, l’autorizzazione per un’operazione militare in Ucraina. Dopo questo passo la Russia si mette sulla difensiva, ma per attaccare aspetterà una risposta da Kiev. Anche se de facto le forze della Federazione russa sono già schierate sul territorio ucraino. I blindati russi sono stati avvistati vicino a Kharkiv, nell’Ucraina orientale, mentre in città sono arrivati dieci pullman con targhe russe carichi di uomini delle forze speciali. Senza menzionare, poi, che da giorni gli uomini armati senza insegne, hanno preso il controllo prima della sede del parlamento e del governo della Repubblica autonoma di Crimea a Simferopoli e poi anche dell’aeroporto della città, come anche di quello di Sebastopoli.

“Il voto del Consiglio federale serviva a Putin per avere le mani libere in Ucraina”, commenta al fattoquotidiano.it Aleksandr Khramchikhin, vicedirettore dell’Istituto di analisi politica e militare di Mosca. Più che di un’operazione militare si tratta di una guerra psicologica, ritiene l’esperto. Anche perché, è sicuro Khramchikhin, “la capacità militare dell’Ucraina è pari a zero”. La Rada, il Parlamento ucraino, deciderà il 2 marzo, in sessione straordinaria, se dichiarare lo stato di allerta militare nel Paese. Ma l’esercito ucraino sta attraversando un periodo di riforme aggravato dalla “disgregazione dello Stato ucraino”, sostiene l’esperto, e quindi difficilmente potrà dare una risposta adeguata a un eventuale intervento militare russo. Mentre la Russia non solo ha la sua flotta del Mar Nero ormeggiata a Sebastopoli, ma nel vicino porto di Novorossijsk, sul territorio russo, è dislocata la settima divisione dell’Aeronautica militare russa.

“La Russia ha compiuto un passo preventivo lanciando un segnale a Kiev perché ci ripensi, finché non è troppo tardi”, spiega al fattoquotidiano.it Aleksandr Savelyev, esperto del Centro per la sicurezza internazionale dell’Accademia delle scienze russa. “Kiev si è comportata in modo aggressivo provocando Mosca e minacciando la popolazione russa in Ucraina”, sostiene l’esperto. Con “le minacce” intende soprattutto la proposta di legge di Oleg Tyagnibok, leader del partito Svoboda, che ha proposto di togliere al russo lo status di lingua d’importanza regionale sui territori russofoni dell’Ucraina. Proposta bocciata proprio nel giorno dell’escalation del conflitto in Crimea dallo speaker della Rada e presidente ad interim, Oleksandr Turchynov.

Mentre si parla di un possibile intervento russo in Ucraina e soffiano venti da guerra fredda – il Consiglio federale ha chiesto a Putin di richiamare l’ambasciatore russo negli Usa – è forte la tentazione di analogie storiche. C’è chi ricorda i carri armati russi prima in Ungheria nel 1956, e poi in Cecoslovacchia nel 1968. Ma c’è un esempio più recente, quello della guerra tra la Russia e la Georgia nel 2008. Si presta di più a un confronto con la situazione in Ucraina anche perché allora, come adesso, l’aggressore cambia in base ai punti di vista. Mosca sostenne in quell’occasione di aver difeso i propri operatori di pace nell’Ossezia del Sud, mentre la Georgia puntò il dito contro il Cremlino. Gli esperti militari russi contattati dal fattoquotidano.it sposano entrambi la posizione della Russia: sia nel 2008, che nel 2014, secondo loro, la Russia non ha fatto altro che rispondere a una provocazione. “Finirà che la Crimea diventerà un altro Stato non riconosciuto, come lo sono l’Ossezia del Sud o l’Abcasia”, ipotizza Khramchikhin.

Gli esperti sostengono che un eventuale intervento militare russo in Ucraina per “proteggere i cittadini russi” – come recitava l’appello di Putin alla Camera alta della Duma – non violerebbe nessun accordo internazionale. Non sono d’accordo invece i loro colleghi ucraini, come Nikolay Sungurovsky, direttore dei programmi militari del Centro “Razumkov” a Kiev. Sungurovsky cita il memorandum di Budapest siglato dalla Ucraina con la Russia, la Gran Bretagna e gli Usa nel 1994. Con questo memorandum l’Ucraina aderiva al Trattato di non proliferazione nucleare, mentre i Paesi firmatari garantivano di rispettare la sua sovranità e l’integrità territoriale. Impegno che ora sembra essere venuto meno. Difficile però che la Russia possa essere sanzionata in qualche modo dalla comunità internazionale. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu può convocare riunioni d’urgenza sull’Ucraina, ma la Russia ne fa parte e ha il diritto di veto, quindi potrebbe bloccare qualsiasi sanzione. L’unica minaccia effettiva finora lanciata nei confronti della Russia è stata quella dell’ex ambasciatore americano a Mosca, Michael McFaul, che ha lasciato il suo incarico pochi giorni fa. Secondo McFaul, l’ingerenza del Cremlino in Ucraina si rifletterà pesantemente sulle attività delle aziende russe all’estero.