La Corte dei Conti torna a criticare la legge di Stabilità. Dopo l’allarme di fine 2013, riguardo il rischio di problemi distributivi e di equità causati dal taglio del cuneo fiscale, i magistrati contabili segnalano ora che 13,7 miliardi di entrate 2017-2020 previste dalla manovra sono a rischioLe preoccupazioni della magistratura contabile sulle “coperture fragili”, che tengono conto delle modifiche del Parlamento che ha frammentato gli interventi con 200 micro norme, sono contenute in un nuovo documento inviato martedì ai presidenti delle Camere, che viene allegato alla relazione quadrimestrale di cassa.

Il dossier tiene conto delle “prospettive della finanza pubblica dopo la legge di Stabilità” varata dal governo Letta e serve, spiega il nuovo presidente Raffaele Squitieri durante un briefing, “a fornire una visione generale dei conti pubblici a Parlamento e governo anche in questa fase particolare della formazione del nuovo esecutivo”. Insomma secondo Squitieri “ci sono segnali, direi modesti, di ripresa e noi monitoriamo la situazione”. La situazione descritta dalla Corte appare però “delicata”: il 2014 resta un anno di “tregua fiscale” – come già detto nelle audizioni parlamentari – ma c’è appunto il rischio delle entrate future. In un sentiero che appare comunque “stretto” a causa delle nuove regole europee sul rientro del debito pubblico.

La Corte dei Conti prende in esame anche l’accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione che però non sembrano aver dato un particolare impulso all’economia né sembra ci siano molti spazi di manovra per la crescita grazie all’azione di revisione della spesa portata avanti dal commissario Carlo Cottarelli.

“La manovra disattende ampiamente i target di bilancio”
Nella manovra 2014 i target di bilancio sono “ampiamente disattesi”, denunciano i magistrati: non solo il raggiungimento del pareggio viene rinviato dal 2013 al 2017, “ma è stato rimandato in un biennio, dal 2012 al 2014, anche l’obiettivo di riportare l’indebitamento al di sotto del 3% del Pil”.

“La revisione degli obiettivi – si legge nel documento – è stata in massima parte obbligata dal momento che il sentiero programmatico precedente si è rivelato insostenibile dal punto di vista macroeconomico”, ma vi è “il rischio di sacrificare gli obiettivi di bilancio senza riuscire a trasmettere impulsi significativi all’economia”. Inoltre per la Corte dei Conti, sulla base della analisi di istituti indipendenti, “si prefigura una crescita del Pil inferiore all’1% nel corrente anno e inferiore all’1,5% nel 2015-16″, al di sotto quindi di quanto promesso da Enrico Letta.

“La stretta sul credito proseguirà anche nel 2014”
L’allarme della Corte dei Conti riguarda anche la stretta creditizia. Tra le maggiori incognite che incidono sul quadro macroeconomico “non sembra esservi tanto il rischio di un aumento dei tassi, quanto la mancata trasmissione al settore reale delle condizioni di abbondante liquidità che si riscontrano sul mercato finanziario”, segnalano i magistrati. E ancora: “Gli impieghi bancari continuano a diminuire e ciò imbriglia la forza della ripresa, che anche per questa ragione rimane assai meno pronunciata che negli altri Paesi”.

E’ quindi “difficile” che le molte ragioni sottostanti all’inaridimento dei flussi creditizi (necessità di ricapitalizzazione degli istituti bancari, elevata incidenza delle sofferenze, stringenza dei vincoli prudenziali imposti da Basilea 3) possano venire meno nell’arco di pochi mesi. Più probabile è che la restrizione creditizia continui, in media, anche nel 2014, per poi esaurirsi gradualmente a partire dal 2015. Fra i rischi paventati dal governo “l’assenza di credito è forse quello più vicino a materializzarsi”.