Dunque, ricapitolando. Cos’è il Pd? Il Pd è quel partito che ha affossato Rodotà e Prodi, che ha votato contro se stesso su omofobia e mozione Giachetti, che ha salvato Alfano e Cancellieri, che supporta instancabilmente Berlusconi e che non fa nulla senza il permesso del Badante Napolitano, un allegro signore che negli ultimi due anni e mezzo si è disinteressato delle regole minime della democrazia e ha imposto – in nome del Sacro Culto delle Larghe Intese – tre Premier votati da nessuno e responsabili (i primi due) di non avere fatto nulla a parte disastri. Di fatto in Italia si vota democraticamente, sì, ma poi – altrettanto democraticamente – del voto non frega una mazza a nessuno

Ora però la collezione degli orrori piddini si arricchisce della perla più rara. Da una parte il coniglio mannaro 2.0, che frigna come un bambino e mette il broncio perché gli hanno detto che è brutto; e dall’altra un partito che – sfiduciando se stesso per la centesima volta – sdogana a Palazzo Chigi un diversamente statista così roso dall’ambizione da non rendersi neanche conto che tutti l’hanno messo lì per bruciarlo, come accaduto con gli altri.

Non si contano i fiumi di Champagne che stanno scorrendo in queste ore tra berluscones, 5 Stelle, nomenklatura piddina e frattaglie alfaniano-casiniste: così facendo, il “furbo e vincente” Renzi – figuriamoci se era grullo e perdente – si è sgambettato da solo come neanche D’Alema nel ’98. Convinto d’essere il nuovo Kennedy e non il vecchio Peppo Pig, Renzi – che fino a due giorni giurava ovviamente il contrario – ha pure specificato di voler durare fino al 2018, e la sola idea che intenda passare quattro anni fianco a fianco con Giovanardi e Formigoni denota un grado di perversione sin qui sconosciuto ai più.

Siamo oltre le comiche, anche se c’è davvero poco da ridere. Un tale mix di incapacità, masochismo, colpevolezza, arroganza, psicodramma e delirio di onnipotenza era raro da mettere insieme, ma il Pd è riuscito anche in questo: fenomeni.