Boia chi molla è vero, si dice l’abbia inventato Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate a Napoli per difendere la Repubblica Napoletana del 1799, ben 215 anni fa. Questo non toglie che durante il primo periodo fascista e durante la Repubblica Sociale Italiana sia stato usato come motto e poi, successivamente, negli anni 70, utilizzato dal Fuan (Fronte universitario d’azione nazionale) nello slogan: “contro il sistema / la gioventù si scaglia / Boia chi molla / è il grido di battaglia”.  Se l’onorevole cinque stelle Angelo Tofalo, che giorni fa ha pronunciato Boia chi molla in Parlamento, è mai stato alle manifestazioni contro Forza Nuova, sa benissimo che è un po’, come dire, la loro canzone preferita. Io ricordo una manifestazione di Fn a Genova nel luglio del 2010 in piazza Giusti con un centinaio di neofascisti che con il braccio teso urlavano questo slogan verso il palco dove, di lì a poco, ci sarebbe stato l’intervento di Roberto Fiore. Non è stata per nulla una bella esperienza.

Poche ore dopo aver pronunciato la suddetta frase in parlamento, l’onorevole Tofalo giustificava questo suo intervento facendo appunto riferimento alla Fonseca e indicando il motivo del fraintendimento nella disinformazione mediatica. Dal mio punto di vista le cose si sanno benissimo, evidentemente all’onorevole fa piacere riscrivere la storia del 1900 a modo suo.

Il problema, caro il mio Tofalo, è che le parole, così come i simboli, subiscono variazioni di senso in base al contesto storico nel quale vengono utilizzati. E se non mi sbaglio, tra il 1799 e il 2014, qualcosina è successo. È come se io andassi in giro con una bella svastica cucita sulla giacca affermando che è un antico simbolo religioso indiano. Che di base è vero, però poi il suo concetto è stato totalmente stravolto dal nazismo. Quindi magari se vedessi una svastica in India sarebbe contestualizzata, ma in Occidente sarebbe totalmente condannabile. Un po’ come il suo Boia chi molla.

Tutti questi riferimenti neofascisti che continua poi a fare sia Grillo (dal suo urlo Italiani di mussoliniana memoria, al vincere e vinceremo pronunciato durante l’ultimo V day a Genova) e le uscite dei 5S (prima gli attacchi ai giornalisti e poi questa uscita), hanno oltrepassato la soglia di tolleranza. Non so, sarà un mio limite, ma io con le parole d’ordine del fascismo non scherzo, mi viene naturale incendiarmi.

Se nel 1987 Boia chi molla l’avesse detto un democristiano, apriti cielo, ci sarebbe stato l’inferno. Oggi invece niente, poca cosa, un po’ di indignazione, ma neanche tanto. Questo denota come tutto si stia un po’ erodendo e di come si stia cercando di riabilitare certe parole d’ordine che in passato avevano fatto braccia tra la popolazione. Tutto questo è terribile e desolante.

Io veramente dopo l’ultimo governo Berlusconi con i ministri La Russa, Calderoli, Bossi, Carfagna e  Gelmini, credevo che avessimo raggiunto il peggio del peggio in Parlamento. Invece più si va avanti più la situazione è drammatica.

E poi adesso Grillo dice che loro sono i nuovi partigiani. Se ci fossero ancora i partigiani, ve l’assicuro, caricherebbero il parabello. Ma i 5S non sono gli unici in Parlamento a fare riferimenti al periodo fascista, infatti qualche giorno fa, durante la convention dei giovani del Nuovo Centrodestra a Pesaro, sulle note dell’inno nazionale, i partecipanti cantavano l’inno facendo il saluto romano.

Per chi se lo fosse perso ricordo che Ncd è il fedele alleato del Partito Democratico. Quindi vedete un po’ voi che cosa è rimasto di antifascista, a livello parlamentare, in questo paese.