A nove giorni dall’alluvione che ha sommerso d’acqua i comuni di Modena, Bastiglia e Bomporto, ciò che la bassa terremotata chiede a voce alta “sono risposte”. Perché, è la domanda che si pone anche l’assessore alla Protezione Civile della Regione Emilia Romagna Paola Gazzolo, il fiume Secchia il 19 gennaio è ha rotto l’argine, se l’ultimo intervento di manutenzione era stato effettuato solo poche settimane prima, il 5 dicembre scorso?. Una mappatura del fiume esondato, utile a evidenziare le zone critiche che potevano generare il rischio di un’alluvione, tra l’altro, spiega Silvia Noè, consigliere regionale dell’Udc, era stata fatta nel 2012: “Un anno fa – precisa Noè – successivamente al recepimento della direttiva europea in materia di alluvioni, la Regione Emilia Romagna aveva predisposto uno studio pilota, curato proprio da Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, incaricata della manutenzione del Secchia, che prevedeva il monitoraggio di un fiume allo scopo di costruire un modello di mappatura delle aree fluviali emiliano romagnole per intervenire sulla prevenzione del rischio alluvioni. Ironia della sorte, il fiume scelto era proprio il Secchia. Quindi, o i risultati non sono stati presi in considerazione, o lo studio non è stato condotto come si deve”.

Dubbi condivisi anche dal presidente della Regione Vasco Errani, che ha annunciato che Aipo nei prossimi giorni sarà chiamata a riferire in aula sulla manutenzione del fiume esondato, della quale era incaricata. “Non mi sento di lasciare alla fatalità o imputare alla presenza delle nutrie ciò che è successo – sottolinea il numero uno di viale Aldo Moro – invece dovremo comprendere per quale ragione l’argine si sia rotto. Perché non è nemmeno esclusivamente un discorso di manutenzione: paradossalmente in quel punto la manutenzione era stata fatta”.

Istituita da una normativa nazionale e poi recepita dalle regioni via legge regionale, l’agenzia interregionale per il fiume Po, del resto, costa cara: solo il direttore Luigi Fortunato nel 2012, secondo i dati disponibili sul sito stesso di Aipo, ha percepito 219.366 euro, sei dirigenti su dodici hanno guadagnato stipendi superiori ai 120.000 euro, e per gli altri l’importo corrisposto non è sceso al di sotto dei 70.000 euro l’anno. In tutto, l’ente ha speso per i propri dirigenti 1,3 milioni di euro, cifra che di poco di discosta dallo stanziamento complessivo per Modena, terra alluvionata, che secondo il bilancio di previsione è di 2,5 milioni di euro.

“Bisogna capire cosa è stato o non è stato fatto, e cosa resta da fare – assicura Errani – così come è prioritario riformare l’ente in maniera intelligente”. “Aipo ha detto che i fondi a sua disposizione, provenienti sia dallo Stato, sia dalla Regione, non sono sufficienti portare a termine il piano di interventi di cui il sistema fluviale connesso al Po avrebbe bisogno – prosegue Errani – una settimana prima dell’alluvione, il 13 gennaio, la giunta regionale aveva approvato una delibera per chiedere al governo 16 milioni di nuovi interventi per il sistema idraulico di Modena, a cui si aggiungono ora altri tre fondi, per un totale di 19 milioni, che il ministro Andrea Orlando ha assicurato visitando sabato le zone alluvionate insieme al ministro Graziano Delrio. Verificheremo, e in tempi brevi presenteremo un progetto con date e investimenti”.

“E’ chiaro che non è stato fatto tutto ciò che doveva essere fatto – attacca Liana Barbati, consigliere regionale Idv – e credo che potrebbero essere opportune le dimissioni dei vertici dell’Agenzia”. “Il disastro era annunciato – è la critica di Andrea Defranceschi, capogruppo del M5S in Regione – l’inondazione ha attraversato gli stessi punti delle alluvioni precedenti, tanto che in passato si era perfino proposta e progettata una deviazione del naviglio”.

L’istruttoria completa relativa all’evento entro questa settimana sarà inviata al Consiglio dei ministri e forse fornirà qualche chiarimento su un “disastro che ha colpito una terra già devastata dai fenomeni sismici del maggio 2012”. Come ha dichiarato il prefetto Franco Gabrielli, che domenica scorsa si è recato in visita nelle zone colpite dalla calamità, “i tecnici del Dipartimento nazionale della Protezione Civile sono attualmente sul posto per effettuare il sopralluogo necessario”.
E al lavoro per comprendere le cause della rottura dell’argine del fiume Secchia c’è anche una commissione scientifica istituita via decreto proprio da Errani, che coinvolge le Università di Padova, Bologna, Ferrara e Modena-Reggio Emilia.

Nel frattempo, in attesa che il governo dichiari lo stato d’emergenza, l’obiettivo sarà, assicura Errani, “il risarcimento in tempi certi di tutti i danni subiti da privati, aziende, strutture e infrastrutture pubbliche. Valuteremo una fiscalità di vantaggio e senza lamentarci chiederemo ciò che è giusto, cercando anche procedure snelle. Perché non si tratta di riparare danni strutturali che chiedono criteri complessi, ma di beni mobili, e su questo mi sono già impegnato”.