Sono stati portati via di peso da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, uno ad uno, i facchini che dopo gli scontri di giovedì 23 gennaio sono tornati a manifestare davanti ai cancelli della Centrale del Latte per chiedere il reintegro dei 51 lavoratori licenziati dalla Sgb, la cooperativa che gestisce i magazzini della Granarolo. In una cinquantina tra facchini, attivisti del Laboratorio Crash e delegati del Si Cobas, alle 11.30, si sono dati appuntamento in via Cadriano per un nuovo picchetto, “andremo avanti a oltranza finché il prefetto – spiega Simone Carpegiani del Cobas – non deciderà di riaprire la trattativa per assumere, come promesso a luglio, i 42 lavoratori lasciati a casa da Sgb a ad oggi ancora disoccupati”. Ma dopo quasi cinque ore di presidio, con tanto di blocco dei camion che tentavano di accedere allo stabilimento di via Cadriano, sono intervenuti polizia e carabinieri a spostare fisicamente, sollevandoli da terra di peso, i 50 manifestanti, che nel vedere l forze dell’ordine scendere dalle camionette si sono seduti a terra, intrecciando le braccia l’uno a quelle dell’altro, decisi a rimanere fino allo scadere della mezzanotte, l’ora in cui termina lo sciopero della logistica indetto ieri dal Cobas per tutta la provincia di Bologna.

Non ce ne andremo finché l’accordo firmato davanti al prefetto non sarà rispettato” promettono i lavoratori decisi a non lasciare il presidio nonostante l’intervento delle forze dell’ordine “siamo qui per difendere i nostri diritti, per chiedere un salario equo e per rivendicare la nostra dignità come persone”. “Sei di noi – racconta Mohammed, uno dei 51 lavoratori che la Sgb ha licenziato – hanno già ricevuto lo sfratto perché non riuscivano più a pagare l’affitto, e ora sono senza casa. All’inizio i proprietari delle case dove vivevano con le loro famiglie erano stati pazienti perché i miei colleghi avevano fatto vedere loro l’accordo che i sindacati avevano sottoscritto con Sgb, in prefettura, nel quale era specificato che saremmo stati tutti assunti in altre cooperative. Ma poi i mesi sono passati e alla fine sono stati mandati via. Altri, poi, fanno fatica a pagare luce, gas, acqua. Io non so più come far fronte alle bollette, non ho uno stipendio da 8 mesi, la cassa integrazione che ci avevano accordato é stata pagata solo in parte, ho dei bambini e non si riesce a trovare lavoro. Come facciamo?”.

Tra le richieste avanzate dai manifestanti anche il rilascio delle due persone arrestate in seguito agli scontri di giovedì con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, scontri durante i quali, secondo i manifestanti, sarebbe stato usato anche spray al peperoncino. L’ipotesi é stata smentita dal procuratore aggiunto e portavoce della Procura di Bologna Valter Giovannini, “abbiamo agito – precisa -con professionalità e pazienza, la situazione era di grande criticità ma abbiamo mantenuto i nervi saldi”, tuttavia l’auspicio é che intervenga il prefetto Ennio Mario Sodano, succeduto a Angelo Tranfaglia, a sbloccare l’impasse che si é creata tra Granarolo e facchini, coadiuvati dal Si Cobas: “Questa è una situazione che dura da troppo tempo, quasi un anno, una cosa insostenibile” precisa Giovannini, “non si risolverà sul piano dell’ordine pubblico o per via giudiziaria”.

La stessa posizione sostenuta dal colosso del latte stesso, che proprio ventiquattr’ore fa lamentava i danni causati dall’ennesimo blocco dei tir imposto dai manifestanti: “La situazione é molto grazie – spiega l’azienda – ancora una volta la produzione è andata persa perché il latte dei nostri allevatori è rimasto nelle cisterne. Ai bolognesi diciamo che la nostra azienda non è in nessuna vertenza sindacale. Nessuno dei nostri lavoratori sta scioperando. Quelle persone davanti ai cancelli non hanno niente a che fare con noi”. 

I procedimenti pendenti sui facchini in seguito ai precedenti blocchi, più di 160 secondo i dati della Procura, tuttavia, non bastano a calmare una situazione che di giorno in giorno si fa via via più tesa: “Senza lavoro non abbiamo nulla da perdere – spiegano infatti alcuni dei lavoratori licenziati – non abbiamo paura di perdere il permesso di soggiorno perché siamo già senza stipendio da mesi, e non c’è niente di peggio di non riuscire a portare da mangiare alla propria famiglia”.

“Il prefetto deve riaprire la trattativa sull’accordo siglato – sottolinea Carpegiani – perché noi abbiamo il camper e non abbiamo alcuna fretta di andare via”. Verso le 17, infatti, il picchetto si é sciolto ma qualcuno rimarrà a presidiare per tutta la nottei cancelli del colosso del latte in maniera permanente, all’interno dello stesso camper usato dal Cobas per sostenere la battaglia dei facchini assunti nei magazzini dell’Ikea di Piacenza. “E domani – grida un manifestante al megafono – saremo ancora qua, perché finché gli impegni non saranno rispettato non riuscirete a mandarci via”.