Il moralismo della Francia già lo intuivi da quell’orrenda legge contro clienti e prostitute approvata poco tempo fa. Regolare orgasmi fuori dal coniugio non bastava, dunque hanno perfino cominciato a predicare l’esaltazione del valore della fedeltà coniugale imponendo risarcimento e compensazione morale nei confronti della vittima del “tradimento”.

La Francia, come altre nazioni in giro per l’Europa, non vive un buon momento. Anche lì tagli, ricchi che sfruttano, auspicano guerre tra poveri, tengono in vita gerarchie sociali ben precise, cancellano posti di lavoro e poi decidono con il governo regole che autorizzano salari ancor più minimi, contratti più flessibili, smantellamento dello stato sociale, privatizzazione dei servizi, democrazia sospesa e se scendi in piazza a lamentarti arrivano i gendarmi che con le buone o le cattive ti rimanderanno a casa.

In quel contesto è utile anestetizzare la gente con un po’ di gossip d’accatto che santifica la donna tradita, quasi fa l’apologia del delitto d’onore e mentre sponsorizza una filosofia che fa tanto Dio/Patria/Famiglia solletica l’interesse di quelli che in Italia e in altri tempi utilizzarono più o meno gli stessi argomenti per delegittimare l’ex presidente del consiglio. Dove potevano esserci più ragioni per criticarlo, la spinta decisiva fu data da sorveglianti della pubblica moralità che nel frattempo canonizzavano la sua ex moglie e la eleggevano a beddamatresantissima addolorata dell’anno.

In quella circostanza in piazza vedevi quello che alcune hanno definito femminismo ma che in realtà era espressione di un movimento delle donne moralista e giustizialista. Cartelli antizoccola, manifesti che esaltavano il materno (la santa, la madre, la patria), infine un correntone forcaiolo che nulla ha a che fare con il filone femminista libertario giammai votato all’uso di legalitarismo e carcere.

I filoni di cui sopra realizzano tuttora culture sollecitando agende politiche precise. Il modello beddamatresantissima Vs l’altra, amante, figura sessuata, culturalmente incompatibile a ottenere lo status di femmina di famiglia, è diventato quello che detta la morale a tutte quante. La beddamatresantissima è meglio. La prima moglie, donna, il legame ufficiale dell’uomo in generale, è meglio. L’altra è sempre più o meno da buttare. Donna è madre. Il corpo delle donne è madrificato. Se non sei madre quasi non sei neppure più donna. E di riduzionismo biologico in riduzionismo biologico questo si traduce in richieste politiche per le madri, non per le persone. Per le madri. Ed è tutto.

Il moralismo è ampiamente agito da chi non fa altro che ragionare di corpodelledonne senza avere in mente che le donne oltre che un corpo hanno un cervello e scelgono liberamente quel che fare delle proprie vite. Talvolta scelgono anche di usare il corpo per comunicare, vivere, guadagnare.

Legalitarismo e carcere cozzano con i percorsi e le lotte femministe. La legge è normativa rispetto ai nostri corpi. Se ne appropria per imporre ruoli sociali, dettarci regole su chi dobbiamo amare, su quando e come dobbiamo diventare madri, quali legami leciti, talvolta sul mestiere che possiamo esercitare. In carcere sono finite quelle che dissentivano, le clandestine dell’aborto, le straniere che vorrebbero scegliere in che luogo vivere.

Quand’è successo che carcere e legalitarismo siano diventati riferimento per le donne io perciò davvero non saprei. Quello che so è che alcune donne che dovrebbero confidare nell’autorganizzazione, auspicando semmai l’abolizione di tutte le galere, incluse le prigioni morali, oggi promuovono un modello culturale in cui non esiste più neppure la presunzione di innocenza. Quando si commenta un caso di cronaca lui/lei è già colpevole senza una sentenza e se sentenza dice che è innocente, proprio chi afferma di confidare nella giustizia, insiste nel dargli del criminale.

Quello che vedo è allora un modello culturale e sociale in cui si torna a parlare un linguaggio antico. La fedeltà dell’uomo vero, il martirio della compagna affranta, l’amante meritevole di uno stigma negativo, la santa madre che tutto può e merita, la sorveglianza austera del corpo delle donne affinché abbiano “rispetto” di se’ e riservino purezza per l’amore vero, quel consegnarsi alla tutela dello Stato che deciderà per noi che ruolo interpretare e infine la delega della nostra liberazione alla galera. Per essere libere, dichiarando una resa per l’incapacità di condurre una battaglia culturale senza riprodurre e legittimare strumenti autoritari, finiamo per giudicare, imprigionare, sorvegliare, reprimere, controllare.

A voi tutto ciò non sembra un gran regresso?