Il 90% delle persone intervistate da Piero Ricca pensa che il peggio debba ancora venire. Io no.

Dal sondaggio del Fatto emerge una visione tragica del futuro. Ma perché siete così negativi? Già me li vedo i commenti: come fai a dire che la situazione migliora, cazzone, non vedi le famiglie in miseria e il 42% di giovani disoccupati? Certo che li vedo. E se mi chiedessero com’è la situazione risponderei: “Di merda!”

Ma la domanda è un’altra: “La crisi è alle nostre spalle?” E su questo, scusate, ma non ci sono dubbi. L’Italia non farà bancarotta.  Il motivo è semplice: l’Italia è una nazione troppo ricca per fallire! Certo i nostri molti politici e imprenditori pasticcioni e corrotti e i nostri mafiosi hanno fatto di tutto per spolparsi il cosciotto… E ancora ci danno dentro… Ma come si può pensare che una nazione che butta 500 miliardi di euro all’anno in evasione fiscale, corruzione, inefficienza, burocrazia e mafia non riesca a risparmiarne 100 per mettere a posto le finanze e dare aiuto a chi è in miseria?

Va be’ che ci sono i malvagi, ma ci sono comunque un gran numero di italiani che ragionano. E se questo non bastasse il resto del mondo è intenzionato a farci ragionare (ed è quello che stanno facendo tenendoci sulla corda con lo spread). E come si fa a dire che Monti e Letta non hanno fatto niente? Non hanno realizzato abbastanza e hanno messo su un sacco di porcherie, ma ci ricordiamo che quando Berlusconi ha dato le dimissioni rischiavamo di non avere soldi per pagare le pensioni e stipendi pubblici? Lì abbiamo rischiato la bancarotta!

Qualche cosa è cambiato. Ad esempio, oggi abbiamo un’anagrafe tributaria unificata che ha già permesso di scovare 1 milione e 400 mila case fantasma. Praticamente il fisco “non vedeva” una città come Milano! Questo è un cambiamento epocale o no? Poi, certo, sono di una lentezza mostruosa… Ma dovranno per forza accelerare e modernizzare la baracca. La storia ce lo impone, il mondo è cambiato e le repubbliche delle banane sono una cosa antiquata come i piccioni viaggiatori (e gli italiani ormai sono esasperati). A chi poi teme un ulteriore collasso mondiale perché i cinesi sono tanti e da qui a poco produrranno tutto e tutte le fabbriche europee chiuderanno, vorrei far notare che sottovalutano il cambiamento che è in corso. Ti ricordi quelli che nel 2005 garantivano che entro 8 anni ci sarebbe stato il collasso energetico e i venti di guerra con la Cina? Non è successo (e non ho sentito nessuno fare autocritica).

Queste persone hanno sbagliato perché non hanno messo in conto la rivoluzione energetica. Quest’estate per alcune ore l’intero fabbisogno italiano di elettricità è stato soddisfatto dalle fonti rinnovabili. Vi ricordate quelli che dicevano che era un’utopia? E siamo solo agli inizi: il costo dell’energia inizierà a diminuire perché stiamo finalmente entrando nel vivo della rivoluzione delle ecotecnologie e sta per arrivare sul mercato una nuova generazione di auto, generatori eolici, accumulatori, idroturbine. Nei prossimi dodici mesi cambierà tutto.

Ma siamo anche all’inizio della rivoluzione delle bio plastiche ottenute non più da vegetali commestibili ma dagli scarti agricoli (e in questo settore l’Italia è all’avanguardia, vedi Bio On di Bologna. Anche i sistemi di riciclaggio stanno diventando meno costosi e decisamente più efficienti, avremo quindi materie prime da riutilizzare a prezzi più bassi grazie alla nuova generazione di impianti in grado di suddividere perfettamente l’immondizia (e fra qualche anno non sarà più necessario gestire la raccolta dei rifiuti in maniera differenziata, pratica giusta ma molto costosa per lo stato e i cittadini).

Ma un’altra colossale rivoluzione sta arrivando, quella della stampa in 3D. Oggi il prezzo delle piccole stampanti è sceso sotto i 300 euro, ma ancora sono costosi i materiali e lenti i tempi di riproduzione. Ma già oggi si possono stampare oggetti in plastica, acciaio (con microfusione laser) titanio, bronzo, argilla, ceramica. E non è lontano il tempo in cui potremo stampare in 3D la nostra casa scaricando dalla rete il progetto digitale (e anche qui gli italiani sono all’avanguardia, vedi l’azienda-laboratorio WASProject).
Un pazzo americano sta realizzando la prima auto completamente autoprodotta con una stampante 3D e un altro ha stampato un fucile (azione malvagia che cito solo far capire che fra breve si potrà autoprodurre qualunque cosa).

Anche nel settore digitale possiamo aspettarci novità stratosferiche e non solo sul fronte dei prezzi e dell’efficienza di tablet e smartphone (che stanno permettendo l’accesso digitale ai paesi poveri). Stiamo per conoscere un ulteriore salto di qualità della rete: le comunità digitali ormai stanno iniziando a determinare una rivoluzione sociale permettendo livelli di cooperazione ed economia alternativa inimmaginabili fino a qualche anno fa. Sistemi di scambio e baratto di merci e servizi (come www.reoose.it) stanno dando vita a un mercato parallelo. La rete dei gruppi di acquisto, degli artigiani e dei professionisti che vendono servizi in rete stanno cambiando il modo di consumare e di produrre. E stanno creando decine di migliaia di posti di lavoro.

Iniziative di acquisto di massa di elettricità (mega gruppi di acquisto) come quella lanciata da Altroconsumo (con più di mezzo milione di aderenti) sono destinate a diffondersi velocemente cambiando il rapporto tra consumatori e aziende e abbassando i prezzi.La realtà è che in questo momento il mondo sta facendo un balzo in avanti, tecnologico e sociale non solo in Cina, India, Brasile (dove sono riusciti a sconfiggere la fame), Indonesia e Sud Africa. Si stanno sviluppando a velocità supersonica anche la maggior parte delle aree depresse del mondo, a partire dall’Africa centrale.

Il mondo, come accade da millenni, continua a migliorare. Rassegnatevi all’ottimismo!

p.s.: abbiamo pubblicato la traduzione di un eccezionale e lungo articolo su Pepe Mujica, il presidente dell’Uruguay che sta rivoluzionando quella nazione. Incredibile! Leggila su Jacopofo.com