Sono servite dodici ore, lunghe mediazioni, le parole come sempre determinanti di Fedele Confalonieri. Alla fine Forza Italia ha un nuovo direttivo, fatto sul modello del Pd renziano, con l’obiettivo di riportare a casa gli alfaniani, possibilmente senza Alfano. Nel ruolo che è molto simile a quello di un segretario anche se si chiamerà “coordinatore unico”, Giovanni Toti, unico responsabile del partito e il solo delegato a parlare come portavoce. Toti che è direttore sia di Studio Aperto su Italia 1 che del Tg4 su Rete 4, per farsi le ossa – così va ripetendo Berlusconi – e in vista delle politiche, sarà anche candidato al parlamento europeo. Resta nel direttivo l’inossidabile Denis Verdini, legato al capo a doppio e triplo filo, che manterrà la delega all’organizzazione generale. “Conosce la macchina, è l’uomo in grado di mettere insieme i Club Forza Silvio“, è stata la motivazione.

Nell’ufficio di presidenza entrano, a sorpresa, i due vice presidenti di Camera e Senato Maurizio Baldelli e Maurizio Gasparri e i rispettivi capigruppo, Paolo Romani e Renato Brunetta. A chiudere Raffaele Baldassarre e Antonio Tajani, l’uomo che in questi giorni è tornato a godere della massima fiducia del capo e che, secondo i bene informati, avrebbe la soluzione per candidare Berlusconi in un collegio estero.

Ma più che i presenti, contano quelli che sono rimasti sulla porta. Si aspettavano un ruolo di primo piano sia Mara Carfagna che Raffaele Fitto, ma per loro non c’è stato posto. E soprattutto aspettava qualcosa Daniela Santanchè, la pitonessa che si è fatta falco, quella che in questi mesi, prima e dopo la decadenza da senatore del capo, ha mostrato le unghie per difenderlo. “Troppo – dice Berlusconi – ha fatto anche troppo, alla fine paradossalmente non ha più dalla sua parte nemmeno Il Giornale. E comunque in politica gli errori si pagano. Non doveva esserci una scissione, erano loro, quelli che guidavano il partito, a doverla evitare”.

Alla riunione di Arcore, iniziata alle 13 di sabato e chiusa all’1 di notte, errano seduti oltre al padrone di casa, la figlia Marina, la fidanzata Francesca Pascale, il fido Confalonieri, lo stesso Toti, disposto a farsi o da parte se fosse venuto fuori una sorta di compromesso per mettere a tacere gli esclusi. A tarda sera si sono aggiunti anche Sandro Bondi e Niccolò Querci. Un disegno, quello di Berlusconi, non semplice. Anche perché la nomina di Toti, il giornalista che piace a tutti, questa volta aveva molti ostacoli sulla strada. Nomi di peso nel partito, tutti con un loro seguito.

Quella di domenica, invece, è stata la giornata della mediazione. E’ stata a lungo nella casa di Arcore Deborah Bergamini, incaricata di dare la comunicazione interna e di preparare una nota che dovrebbe essere diffusa nella giornata del 13 gennaio.

E lui, Berlusconi? In forma, dicono gli amici. Negli uffici di Roma, sulla scrivania, il presidente tiene in mostra la tessera di deputato e quella di senatore. A chi ha più confidenza mostra la carta d’identità, non valida per l’espatrio. “Anche questo mi hanno fatto. E c’è una sola motivazione: hanno solo una voglia matta di arrestarmi. Non altro. Il 2013 è stato l’anno peggiore, sia per quello che riguarda la politica, ma anche nella vita privata. Ho perso amici gli ultimi mesi dell’anno che mi sono sempre stati accanto. Se n’è andata via addirittura la mia prima fidanzata. Ma dal 2014 non mi aspetto niente di buono: sento il rumore delle manette, quello sì. Ma se si aspettano che io scappi si sbagliano. Sono qui. Vengano pure a prendermi: né scappo né mi faccio da parte. Lo sanno bene quelli che vengono delegati per ascoltare le telefonate”. Questo ripete agli amici, quelli più fidati. Ripete di confidare nei sondaggi e nel ritorno a casa di chi ha lasciato il partito.

E la questione Marina? E’ sempre sul tavolo. La nomina di Toti va anche in questa direzione. La figlia del presidente è stata lo sponsor più importante del direttore. E in quesito giorni è al lavoro per il giro di poltrone che è indispensabile vista l’uscita di Toti.