Era il 9 giugno del 2011, tre mesi dopo la catastrofe nucleare di Fukushima, e Angela Merkel annunciava davanti al parlamento tedesco un piano di cinque punti per l’Energiewende, la svolta energetica per far uscire la Germania dal nucleare entro il 2022, ridurre progressivamente la produzione di energia da fonti fossili (carbone, gas, petrolio) e spingere la produzione di energia da fonti rinnovabili all’80% del totale entro il 2050, a partire dal 20% del 2011 (23% nel 2013). “La rivoluzione energetica tedesca è cominciata – aveva scritto il settimanale Der Spiegel – Una mossa che non ha precedenti in Europa e segna l’atto finale di un processo lungo decenni, che ha avuto inizio con i movimenti anti-nucleare negli anni settanta”.

Due anni e mezzo dopo gli entusiasmi si sono raffreddati: la svolta energetica procede a rilento, le famiglie sono gravate da bollette sempre più care, le imprese temono di perdere competitività per l’aumento dei costi dell’energia e le emissioni di CO2 invece di scendere aumentano: in effetti, alla riduzione dell’energia prodotta dalle centrali nucleari si fa fronte soprattutto bruciando carbone.

In base ai dati diffusi nei giorni scorsi dall’agenzia AGEB (Arbeitsgemeinschaft Energiebilanzen) nel 2013 la produzione di elettricità dalle centrali a lignite tedesche ha raggiunto i 162 miliardi di kWh (contro i 150,1 miliardi del 2011), il valore più alto dalla riunificazione. In aumento anche la produzione delle centrali ad antracite: 124 miliardi di kWh. Nel 2011 erano 112,4 miliardi. Complessivamente il carbone pesa oggi per il 45,47% nel mix di produzione lorda di energia elettrica tedesco: il 2% in più rispetto al 2011. Nello stesso periodo le rinnovabili sono cresciute del 3 per cento.

PRODUZIONE LORDA DI ENERGIA ELETTRICA PER FONTE DI PRODUZIONE

in GERMANIA NEL 2013. Fonte: elaborazione ilfattoquotidiano.it su dati AGEB (Arbeitsgemeinschaft Energiebilanzen)

Carbone

45,47%

Nucleare

15,42%

Gas

10,49%

Petrolio

1,11%

Rinnovabili

23,39%

Altro

4,11%

Totale

100%

“La svolta energetica di Angela Merkel si sta trasformando in un killer dell’ambiente. Pesa sul clima, accelera la produzione di gas serra e causa danni irreversibili”, ha commentato su Der Spiegel Alexander Neubacher, autore del libro Ökofimmel (Eco-ossessione). “La legge tedesca stabilisce che le rinnovabili abbiano la precedenza sulle altre fonti di energia nella rete elettrica. Ma le rinnovabili sono fonti discontinue e se si verificano dei gap nella fornitura devono essere colmati dagli impianti tradizionali. Sfortunatamente di solito non si tratta di centrali a gas, ma di impianti a carbone, perché sono meno costosi e riescono a rimanere competitivi”.

Le prospettive per l’Energiewende non sembrano essere rosee nemmeno dopo l’insediamento del nuovo governo. “La Grande Coalizione sta per far naufragare la svolta energetica. Invece di sostenere in modo più articolato le rinnovabili si programmano nuove sovvenzioni al carbone”, ha dichiarato al fattoquotidiano.it Manuel Sarrazin, parlamentare dei Verdi tedeschi. “La Germania dovrebbe avere un ruolo guida nella tutela del clima, ma non credo che ci possiamo aspettare molto in questo senso dal nuovo governo”.

Anche perché i socialdemocratici della SPD, che sono riusciti a far insediare nel nuovo superministero dell’Economia e dell’Energia il proprio presidente Sigmar Gabriel, sono storicamente a favore del carbone, che continua ad essere un fattore economico importante, soprattutto nella regione della Ruhr (Nord Reno-Vestfalia), dove sono attive cinque delle sei miniere di antracite tedesche, che danno lavoro a circa 27mila persone. Hannelore Kraft, presidente SPD della regione Nord Reno-Vestfalia l’ha detto chiaramente durante le negoziazioni che hanno portato alla stesura del contratto di coalizione tra CDU e SPD: “i posti di lavoro del carbone non si toccano”.

“Una visione miope. Da dieci anni sosteniamo che in Nord Reno-Vestfalia sia necessario programmare un piano di riconversione economica che porti la regione fuori dal carbone. Ma fino ad oggi si è fatto poco o nulla”, ha dichiarato alla radio Deutschlandfunk Bärbel Höhn, ex ministro dell’ambiente in Nord Reno-Vestfalia e futuro presidente del Comitato Ambientale dei Verdi nel Bundestag. “Dobbiamo stare attenti che la svolta energetica non si trasformi in una svolta del carbone, anche perché i costi ambientali che il carbone provoca a causa delle elevate emissioni di CO2 non si riflettono – se non in minima parte – nel costo finale dell’energia da carbone. E questo perché il mercato delle emissioni non sta funzionando e, di conseguenza, le centrali a gas, che producono molta meno CO2 sono penalizzate”.

Revisione del mercato delle emissioni, investimenti in nuove reti di trasmissione più funzionali alle rinnovabili, redistribuzione più equa dei costi della transizione: per la svolta energetica tedesca il percorso è tutto in salita. E i socialdemocratici della SPD non perderanno l’occasione di tirare il freno a mano ogni volta che ne avranno la possibilità.

PRODUZIONE LORDA DI ENERGIA ELETTRICA PER FONTE DI PRODUZIONE

in ITALIA NEL 2012. Fonte: elaborazione ilfattoquotidiano.it su dati dell’Autorità per l’Energia Elettrica

Carbone

15,62%

Gas

43,12%

Petrolio

3,14%

Rinnovabili

30,81%

Altro

7,29%

Totale

100%