Decreto scuola: tetto agli stranieri, multe fino a mille euro per il burqa e per i genitori che si rifiutano di studiare l’italiano. Meloni: “Niente classi-ghetto”
Un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi, con redistribuzione tra istituti vicini quando il limite non è rispettabile. Ma non solo. Nel decreto legge sulla scuola approvato oggi in Consiglio dei ministri entra anche una misura finora mai emersa: nei casi di gravi difficoltà linguistiche che ostacolano il percorso scolastico di un minore, i genitori potranno essere indirizzati a corsi gratuiti di italiano. E per chi si rifiuta di seguire il percorso previsto scatteranno sanzioni da 200 a mille euro, come precisato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha smentito le prime indiscrezioni su un possibile allontanamento dei figli dalla famiglia. Il testo conferma inoltre il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, anche in questo caso con multe fino a mille euro.
Meloni: “Misure di buon senso. Evitiamo le classi-ghetto”
Sui social, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, definisce i provvedimenti previsti dal decreto “strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”. La direzione che il governo vuole continuare a seguire, prosegue, è quella di “una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”.
Schlein: “Caccia alle streghe sulla pelle dei bambini”. M5s: “Solo propaganda”
Dure le reazioni delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein accusa il governo di vivere “su un altro pianeta rispetto al Paese reale” e contrappone il decreto ai problemi di edilizia scolastica, caro libri e bassi stipendi degli insegnanti. “Di fronte a tutto questo la risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri”, afferma, parlando di una “caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli” e definendo il provvedimento “vergognoso”. Dal Movimento 5 Stelle, Antonio Caso parla di “propaganda ideologica”, mentre gli esponenti M5s in commissione Cultura definiscono il tetto del 30% “inapplicabile e calato dall’alto”, sostenendo che scaricherà su presidi e Comuni problemi logistici e possibili ricorsi. Da Avs, Nicola Fratoianni denuncia una “propaganda indegna sulla pelle dei bambini”, mentre Angelo Bonelli accusa Meloni di ignorare i problemi strutturali della scuola pubblica.
Il limite agli stranieri nelle classi
Come già annunciato nei giorni scorsi dalla premier Meloni, il decreto contiene un tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Il limite, dal 2027/2028, riguarda alla primaria gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle medie e alle superiori, invece, il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione. Se il limite non potrà essere rispettato, gli uffici scolastici territoriali, d’intesa con i dirigenti, dovranno adottare misure per distribuire gli alunni tra le scuole vicine, tenendo conto del principio di prossimità e delle esigenze familiari. Previsto, inoltre, un fondo da 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 per il potenziamento delle competenze linguistiche in italiano nelle scuole che non riescano a rispettare il tetto.
Fino a mille euro di multa per chi indossa il velo integrale
Il testo impone il divieto di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle scuole, nonché agli incontri scuola-famiglia, con il volto coperto, salvo specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza. Il divieto riguarda qualsiasi modalità che non consenta il riconoscimento del volto, compresi i veli integrali indossati nella cultura islamica, come il burqa o il niqab. Per la violazione è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro. Se la violazione è commessa da un minore, salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione si applica al genitore. L’accertamento della violazione spetta al dirigente scolastico, mentre l’autorità competente per far pagare la sanzione è il prefetto.
Corsi d’italiano gratuiti per i genitori stranieri: multe per chi si rifiuta
Il decreto prevede corsi gratuiti di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano per i genitori stranieri nei casi in cui persistenti barriere linguistiche ostacolino l’integrazione scolastica e il percorso educativo dei figli. La scuola dovrà segnalare i casi ai servizi sociali territoriali, che potranno definire un progetto personalizzato di sostegno con la frequenza di corsi presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) e l’obiettivo di conseguire una certificazione almeno di livello A2. Sono esclusi dagli adempimenti i genitori con gravi limitazioni della capacità di apprendimento linguistico dovute all’età, a patologie o disabilità certificate. Le prime bozze circolate indicavano anche la possibilità di un collocamento del minore fuori dalla famiglia in caso di mancata adesione al percorso. Una previsione smentita dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha chiarito che per chi si rifiuta sono previste invece sanzioni amministrative da 200 a mille euro.
Fondi per il contrasto al cyberbullismo, per i libri di testo e contro la dispersione scolastica
Tra le altre misure, l’incremento di 4 milioni di euro annui, per il 2026 e il 2027, per il fondo permanente per il contrasto al cyberbullismo. Ma anche 21 milioni di euro in più nel 2026 per la fornitura gratuita o parzialmente gratuita dei libri di testo e l’innalzamento da 30mila a 40mila euro della soglia di reddito per accedere al contributo destinato alle famiglie. Questa misura viene inoltre estesa alle classi prime della scuola secondaria di primo grado e alle classi prime e terze della scuola secondaria di secondo grado. Infine, 70 milioni di euro in più nel 2026 per le attività di orientamento, inclusione e contrasto della dispersione scolastica, comprese quelle per definire percorsi personalizzati per gli studenti.
Cambiano nome gli istituti tecnici e professionali: saranno tutti licei
Un ulteriore passaggio prevede che gli istituti tecnici assumano la denominazione di “licei tecnologici” e gli istituti professionali quella di “licei professionali”. “Un cambiamento importante per un fattore strategico per la nostra formazione e la nostra economia”, secondo il ministro Valditara.