Sei contento? Un collega mi ha fatto questa domanda dopo gli arresti domiciliari a Cerroni. Una gioia, non certo (come ovvio) per la reclusione di una persona, ma per il tramonto di quel sistema di potere. Io non ho sorriso né per l’arresto né per la destrutturazione per via giudiziaria di quel sistema. Abbiamo denunciato, in inchiesteinterviste con inseguimento, reportage, più volte, il malaffare che regnava a Roma e nel Lazio, i funzionari compiacenti, i politici conniventi, a volte con dolo, assegnando responsabilità, indicando nomi e cognomi. 

All’immonda questione rifiuti della capitale e della Regione, ho dedicato anche un libro, scritto con due colleghi. Una copia in più non mi cambia la vita e neanche mi paga la colazione al mattino, il punto è un altro. Il pacco del cdr, la sotto frazione lavorata dagli impianti di Tmb che finiva in discarica; i nomi dei funzionari, poi arrestati; le loro scelte in nome e per conto del privato; le nuove buche scelte con imperizia; la truffa del Cip 6; l’idiozia dell’inceneritore; gli scavi e i lavori contro legge; la bufala del commissario, con capacità taumaturgica, e dell’emergenza come paradigma. Era tutto già scritto due anni fa. Per questo non rido, perché a partire dalla memorabile puntata di Report fino ad ogni riga spesa in approfondimento anche di altri colleghi, pochi in realtà, era emerso tutto. I Carabinieri del Noe hanno fatto il loro dovere, la magistratura, con il ritardo per competenze territoriali e tempi ‘tecnici’, anche.

Manca un soggetto per completare il quadro. E il quadro è la democrazia. Il soggetto sono i partiti. Potrei mettere in fila le responsabilità, ma il punto è il consociativismo che ha regnato sopra ogni cosa. E’ quello che ha portato alla putrefazione morale della mia terra, la Campania. E’ successo anche nel Lazio e a Roma. Lo scandalo rifiuti non è mai questione tecnica, lo diventa dopo (quando servono i professionisti disponibili), ma economica.

Per anni indicare l’emergenza come l’enorme finzione attorno alla quale edificare un affare da milioni di euro. I rifiuti come pretesto riempendo le tasche. Costruire un’emergenza, destinando ingenti risorse, sospendendo la democrazia con decretazione d’urgenza. Che siano i rifiuti è un dettaglio. Serve ai partiti per dividere clientele, voti e incassare contributi privati, serve all’imprenditoria che avvia impianti, apre siti di smaltimento con concessioni provvisorie che poi diventano definitive con l’avallo del presidente commissario di turno o del prefetto dei miracoli che di rifiuti non comprende nulla. In nome dell’emergenza per evitare il pattume in strada.
E allora si potrebbe iniziare dalla prima emergenza del 1999 durata fino al 2008 che ha aumentato i costi senza alzare la % di differenziata e ridurre i rifiuti a monte, senza costruire la filiera del riciclo, ma attraverso poteri commissariali autorizzando ampliamenti di discariche e nuovi inceneritori. E’ successo con il centro-destra e anche, soprattutto, con il centro-sinistra al governo regionale. Poi ci sono i contatti, c’è la rete, il nuovo corso che non ha cambiato i dirigenti, mantenendo gli stessi che avevano lavorato contro l’interesse pubblico.

C’è il governo Letta, dopo quello Monti, ma anche Berlusconi, che ha mantenuto in piedi la struttura commissariale, senza ottenere nulla. Con l’ultimo commissario che si fidava di Cerroni anche se indagato e auspicava la società mista tra l’avvocato e la municipalizzata di Roma. L’elenco è lungo. Non ho mai sentito un politico al potere invocare l’emergenza o il commissario per realizzare un impianto di compostaggio. Mai.

Certo c’è chi si è salvato, io li ricordo tutti. I volti puliti. Quelli che hanno rischiato anche una denuncia per protestare. Quelli che manifestavano contro i funzionari compiacenti. I funzionari pagati da noi, difesi dagli agenti e al servizio del padrone privato. Ricordo i volti puliti. Quelli di Tivoli che hanno salvato dalla cloaca la villa di Adriano. E’ successo anche questo in Italia. Volevano piazzare una discarica, ad un km dalla zona di protezione della villa, patrimonio dell’Unesco.

Emerge dall’inchiesta della procura di Roma che qualche manifestante inopportunamente abbia avuto contatti con la rete degli uomini di Cerroni, l’avvocato non digeriva quella scelta perché il sito non era suo. Ma quella scelta resta sbagliata, non cambia certo il giudizio perché tra i contrari c’era anche Cerroni, ora ai domiciliari. Ricordo i cittadini di Riano e il reportage nel quale evidenziammo l’errore indegno nello studio regionale che aveva sbagliato le distanze del sito dalle case. E ricordo i manifestanti di Malagrotta che hanno combattuto per la loro terra senza arretrare di un millimetro. In ultimo quelli di Falcognana che hanno evitato l’idiozia della fossa per la monnezza. Ogni volta una vittoria di retroguardia, di salvaguardia in un paese che migliora restando fermo perché quando cammina mette la retromarcia.

E mi viene in mente la mia terra e quante volte hanno vinto loro. Lo abbiamo raccontato con l’amarezza della sconfitta. Come a Chiaiano dove la discarica è stata fatta, i cittadini bollati come delinquenti da stampa e partiti di regime, mentre dentro, oltre il gabbiotto dei militari, lavoravano le ditte che puzzavano di camorra. E ancora troppi misteri aleggiano su quella scelta e sulla cattiva scienza che mosse quell’opzione. E tornando a Roma. Non bisogna dimenticare chi dentro ai partiti (e qualche movimento minoritario), in minoranza, ha continuato a immaginare di liberarsi dalla bisaccia dell’emergenza e dalla dipendenza dal padrone, dal privato ‘buono’. Ma ha perso, come tutti noi. Ci consola aver agito e fatto il nostro lavoro. Una consolazione così magra che non strappa un sorriso, ma solo un ghigno amaro.