Ha scelto l’astensione per non spaccarsi, ancora una volta, sul tema dei diritti per le coppie omosessuali, il Partito Democratico eletto in viale Aldo Moro, sede della Regione Emilia Romagna. Che oggi in aula doveva votare due emendamenti presentati dal consigliere regionale del gruppo misto Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, e da Liana Barbati, capogruppo dell’Italia dei Valori, volti a garantire il diritto all’assegnazione degli alloggi popolari anche per le coppie dello stesso sesso. Ma che invece ha scelto di astenersi, bocciando, di fatto, le modifiche proposte alla legge regionale, ed evitando così la spaccatura che si era verificata a luglio, quando, chiamati a votare la proposta che chiedeva allo Stato l’istituzione in ogni Comune dell’Emilia Romagna di un registro per le unioni civili, i renziani avevano abbandonato l’aula. “Eppure – attacca Grillini – quello di oggi non era un voto sui matrimoni tra omosessuali, ma voleva semplicemente garantire a tutti i conviventi uguali diritti”.

“La legge oggi in vigore – spiega Grillini – prevede l’assegnazione degli alloggi popolari alle coppie conviventi more uxorio, ma queste sono composte da un uomo e da una donna, e chi vuole si può appellare contro l’assegnazione a coppie omosessuali”. Da qui la volontà di modificare la normativa in vigore aggiungendo, via emendamento, alle espressioni “famiglia costituita dai coniugi” e “nucleo di persone” le parole “anche dello stesso sesso”: “Per tutelare le coppie gay dall’applicazione letterale della legge regionale, e quindi da eventuali ricorsi”, spiega il presidente onorario di Arcigay.

Il voto in aula, però, ha di fatto bocciato entrambi le proposte: se Sel, Movimento 5 Stelle, Giovanni Favia (Gruppo Misto) e Idv hanno votato a favore degli emendamenti, l’astensione del Pd che, spiega il consigliere democratico Giuseppe Paruolo, “era stata decisa nel corso di una riunione del gruppo”, sommata ai voti contrari di Lega Nord, Udc e Forza Italia – Pdl, ha respinto il tentativo di modificare l’articolo 20 della legge regionale che regola l’assegnazione delle case popolari.

Una scelta, presa di concerto tra tutte le correnti intestine al Partito Democratico, che secondo Grillini sarebbe imputabile alla volontà di non ripetere la spaccatura che si era verificata a luglio, quando i renziani Beppe Pagani e Damiano Zoffoli, assieme ai cattolici Marco Barbieri e Gabriele Ferrari, lasciarono l’emiciclo per non partecipare alla votazione della proposta volta a richiedere allo Stato l’istituzione di un registro per le unioni civili in tutti i Comuni.

“L’ho detto ai democratici: siete proprio reazionari – attacca Grillini – ed è una delusione, perché se questo è il nuovo assetto del Pd c’è da preoccuparsi. Nemmeno un consigliere in aula ha espresso il proprio dissenso nei confronti dell’astensione, tanto valeva che lasciassero alla componente cattolica la possibilità di votare contro, con il centrodestra, così che ci mettesse la faccia. Invece si sono astenuti tutti. E pensare che 25 anni fa l’Emilia Romagna era all’avanguardia in tema di diritti”.

“Mi è dispiaciuto molto sentire rispondermi che sul tema dei diritti ‘ce ne sono già a sufficienza’, come ha fatto la neo-capogruppo del Pd Anna Pariani – critica anche Barbati – No, di diritti, soprattutto in Italia, non ce ne sono mai abbastanza. Questi atteggiamenti pilateschi che prevedono l’astensionismo, quindi la non scelta, sull’emendamento proposto da me e Franco Grillini dimostrano una mancanza di sensibilità politica e sociale totalmente incomprensibile”.

Ma i consiglieri democratici respingono le accuse. “Non si può spostare su una legge regionale un dibattito nazionale – commenta la capogruppo Pariani – non c’è nessun voto di coscienza da esprimere, la nostra è una posizione politica chiarissima, in Emilia Romagna i diritti sociali sono inviolabili e l’appartenenza a nessun tipo di famiglia può metterli in discussione, la legge in vigore è già ampiamente in grado di garantire l’equiparazione dei diritti e i due emendamenti non aggiungono nulla a una legge che già comprende ciò che richiedono. C’è chi lavora concretamente per i diritti personali e chi invece vuole piantare bandierine”.

“La legge in questione non entra nel merito del diritto di famiglia e delle unioni fra persone dello stesso sesso – commenta anche Paola Marani, consigliere regionale Pd – l’articolo che si voleva emendare serve a evitare situazioni per cui, tramite espedienti, si verifichino occupazioni irregolari di patrimonio pubblico, come ad esempio la badante che sposa l’anziano, o le convivenze fittizie. Per questo si è precisato che l’alloggio è previsto per chi convive stabilmente da almeno due anni, senza precisare la natura della coppia. Del resto c’è già il registro delle unioni civili a consentire la registrazione di una convivenza, quindi la legge non discrimina nessuno”.