Parti con tutte le buone intenzioni di parlar d’economia e finisci nei tentacoli della casta. Ieri sono andata in Senato per incontrare Paola Taverna e Barbara Lezzi, due parlamentari del Movimento 5 Stelle. Con la cittadina-portavoce Taverna dovevo discutere di Piazzapulita e con la cittadina-portavoce Lezzi dovevo parlare di euro e dei sette punti di Grillo per questo blog. Non è la prima volta che entro in Senato come giornalista, so come funziona. Ti fai accreditare dalla tua testata per seguire i lavori parlamentari, consegni il tesserino che certifica la professione giornalistica, passi il metal detector ed entri. Poi chi incontri, e perché lo fai, sono fatti tuoi e di chi accetta di parlarti.

Ieri invece, consegnato il tesserino, mi chiedono di aspettare. “La vengono a prendere e l’accompagnano”, mi comunica il portiere. Chi mi accompagna? E soprattutto, perché? Mentre aspetto diversi minuti mi intrattengo a parlare con il portiere che, un po’ stupito che non ci sia arrivata da sola, mi chiede se non avevo visto una trasmissione televisiva che parlava di questo palazzo… che aveva svelato qualche cosa di un po’ imbarazzante. Si, Report.

Circa un mese fa Giorgio Mottola, ha rivelato che i commessi parlamentari, gli assistenti, i consiglieri, sono dei dipendenti pubblici, ma non sono uguali agli altri. Che la riforma Fornero ha alzato i limiti per andare in pensione per tutti fino a 67 anni, ma non per loro che vanno in pensione a 53 anni. Chi lo denuncia è una senatrice 5 stelle, Laura Bottici che nel servizio dichiara “Sono dipendenti pubblici che hanno delle agevolazioni in più. Sarà perché in qualche modo hanno a che fare con i senatori, che hanno ulteriori agevolazioni, e quindi per equiparare le due cose… o per comperare il loro silenzio su ciò che accade qua, nel palazzo”. Questa agevolazione vale per tutti quelli che sono stati assunti prima di sei anni fa, e cioè per 840 dipendenti su 890.

Ma cosa c’entra questo con il fatto che devo essere accompagnata? Mi spiegano che da qualche tempo i giornalisti di alcune testate vengono accompagnati e altri no. Mi fanno capire che la mia testata, in questo caso, è tra quelle da ‘accompagnare’, ma che magari non sarà sempre così, perché lo decidono di volta in volta.

E in base a cosa? A chi devi incontrare, mi risponde il portiere. Come dire, se incontri un parlamentare del Movimento 5 Stelle ti fanno accompagnare, se invece devi incontrare, esempio, Casini o la Finocchiaro, sei libero di scorrazzare come ti pare. Loro sono parte integrante del palazzo, mica sono spioni come quelli dei 5 Stelle. Con i 5 Stelle ho un rapporto un po’ burrascoso. Ma ieri mi sono stati immediatamente molto più simpatici.

Riceviamo e pubblichiamo la replica dall’Ufficio Stampa del Senato:

Al Senato non è prevista alcuna “scorta” per i giornalisti. Soprattutto, non c’è mai stata alcuna discriminazione in base alla testata che chiede l’accredito o in base alle persone che si devono incontrare. Quando un operatore dell’informazione deve recarsi in un luogo diverso dalla Sala Stampa o dalle altre sale dove in genere si concentra l’attività giornalistica, come nel caso di sedi dei gruppi parlamentari o studi di singoli senatori, viene solo accompagnato allo scopo di agevolare il suo lavoro consentendogli facilmente di raggiungere il luogo richiesto, come avviene anche in altre sedi istituzionali.

Ogni giorno decine di giornalisti e operatori radiotelevisivi – di tutte le testate giornalistiche e anche “freelance” – fanno ingresso a Palazzo Madama, a Palazzo Giustiniani o in Biblioteca, per seguire i lavori parlamentari, l’attività politica, convegni e conferenze stampa. Il Senato cerca di agevolare il lavoro di tutti, anche di chi a volte dimentica le più elementari regole di correttezza professionale. Nel corso degli ultimi dibattiti che hanno suscitato l’attenzione pubblica, sono stati registrati centinaia di accessi di giornalisti e operatori concentrati in pochissime ore e a tutti è stata data la possibilità di fare il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili. Sempre in stretta cooperazione e accordo con l’Associazione Stampa Parlamentare.

Ufficio stampa
Senato della Repubblica

La replica di Marta Chiavari:

Il fatto che da qualche tempo ci sia un diverso trattamento in base alle testate e alle forze politiche che il giornalista deve incontrare mi è stato riferito all’ingresso. Posso dimostrare nel dettaglio il contenuto del dialogo, anche perché, tra l’altro, è stato ascoltato dalla senatrice Paola Taverna e dalla sua assistente che, aspettandomi e non vedendomi salire, sono scese per andare ad un altro appuntamento.