Mercoledì il voto del parlamento sulla Cancellieri è stato un ennesimo colpo alla dignità di questo paese. Dopo essermi attivamente impegnato a scrivere parti della mozione Civati ed averlo sostenuto con convinzione nonostante la mia avversione più totale al Pd mi sentivo profondamente deluso. Suppongo che questa sensazione sia stata comune a molti di voi che mi leggete su questo blog. Ma come, dopo una settimana a sbandierare ai quattro venti che si sarebbe votato contro la Cancellieri, Civati si tira indietro. Abbassa la testa e vota con le 101 canaglie che tanto critica. Allora anche lui è come tutti gli altri.

Ho avuto bisogno di tempo per tornare su quella giornata e fare una riflessione più profonda. La scelta di Civati va valutata guardando al personaggio e a quello che sta cercando di costruire complessivamente. La scelta di mercoledì si capisce solo se si esce dagli schemi del leaderismo classico al quale ci siamo assuefatti negli ultimi vent’anni in Italia. Insomma, si può capire che il voto di Civati sia stato un gesto di forza e non di debolezza solo se si esce dalla solita prospettiva leaderistica nella quale siamo piombati.

A tale proposito faccio mia una riflessione che ho letto in un commento di risposta a un post di Civati e la espando per sostenere la tesi generale di questo articolo: Civati è quello che serve alla sinistra perché è un anti-leader. Ci vorrà del tempo per capirlo, ma è solo una strada anti-leaderistica di lungo periodo che può portare il popolo progressista a guardare dentro se stesso con coraggio. Guardare dentro se stesso con coraggio per riformulare una proposta di società non solo vincente, ma anche coerente con i suoi valori.

Civati del leader in senso classico non ha niente. Si muove sottovoce, cercando di evitare i riflettori dei talk-show che odia, non cerca facili posizioni populiste, ma cerca sempre di spiegare il proprio punto di vista, complesso e mai immediato. 

Civati non accentra ed è umile: delega molto, interpella, espone i propri dubbi, le proprie incertezze, chiedendo consiglio. Non è un caso che abbia chiesto ad uno come me di aiutarlo a scrivere la mozione. Senza avere nessun contatto pregresso mi ha telefonato sulla base delle cose che avevo che avevo scritto nel mio libro. Non mi ha chiesto se avessi la tessera del Pd o se avessi trascorsi politici di alcun tipo, mi ha interpellato solo sulla base della condivisione delle mie idee e sul riconoscimento di una competenza che ho maturato in molti anni di studio.

Civati non è un “uomo forte”: anzi è il primo a esporre le proprie fragilità, a sottoporsi a forti autocritiche chiedendo dove sia possibile lavorare, dove sia possibile migliorare. Ne è esempio lampante che ieri abbia speso diverse ore per rispondere alla gente e spiegare la sua scelta sul ‘caso Cancellieri’.

Civati non è un leader “comodo” che ci impone dall’alto una rotta sgravandoci da ogni scelta; è un rompicoglioni che ci invita a fare a nostra volta ciò che riteniamo opportuno, costringendoci a fare scelte, responsabilizzandoci, mettendoci in gioco, tutti. Per questo è stato criticato (o in alcuni casi ignorato) dai mass media. Questo proprio perché la sua idea guida è rimettere insieme un popolo disorientato senza tradire i valori collettivi della sinistra.

Civati non è uno pseudo-leader ma un semplice punto di riferimento di una galassia delusa, sconfortata e alla ricerca d’identità. Quando sei alla ricerca di un’identità è facile seguire le orme di un leader forte, di uno che ti dice cosa fare. Siamo maestri in questo. Civati invece ci propone di aderire ad un progetto progressista e dargli forma con la discussione e la partecipazione politica. E’ facile per i fan del leaderismo carismatico accusarlo di essere un coniglio. Io credo invece che, per continuare a tenere la barra di dritta senza gridare ed ascoltando tutti ci voglia un sacco di coraggio. Un coraggio da leoni. Il coraggio di una forza tranquilla, come recitava lo slogan di una campagna elettorale di Mitterand qualche anno fa.

Civati mi ricorda molto i personaggi tratteggiati da Osvaldo Soriano. Quei personaggi romantici e un po’ schivi che vagano nella sterminata campagna argentina alla ricerca di loro stessi. Eroi solitari perché non avvezzi alle forme dominanti del peronismo, del leaderismo e del populismo sfacciato di quell’Argentina decadente. Ed eroi schivi e solitari in questa Italia decadente lo siamo un po’ tutti noi. Per questo credo che valga molto più l’intelligenza e l’umanità schietta di un anti-leader, che le risposte vuote e semplici di chi mostra il suo carisma urlando la sua forza. Una forza da gigante dai piedi d’argilla.

In un momento come questo non ci sono risposte immediate. Conta solo rimettersi in marcia attraverso la discussione collettiva. Per questo abbiamo bisogno di un vero anti-leader. Un punto di riferimento invisibile come una virgola che dà senso ad un intero discorso, un punto di riferimento che sa essere efficace nello spingerci a dare un contributo ad un progetto collettivo.

Penso che sia ancora possibile scegliere autonomamente di percorrere insieme la strada che va percorsa, non come una medicina amara, ma come una nostra libera conquista interiore.