A dare tra i primi la notizia è stata ieri la testata Tom’s Hardware: la Procura della Repubblica di Roma ha ordinato agli Isp italiani di impedire ai propri clienti di accedere a dieci siti internet tra i quali VKontakte, il popolare social network russo con oltre 160 milioni di utenti. Alla base del provvedimento adottato dalla procura vi sarebbe una denuncia della Medusa Film, produttrice dell’ultimo film di Checco Zalone “Sole a catinelle che, a quanto si è appreso, sarebbe stato reso disponibile – in forma evidentemente non autorizzata – tra l’altro proprio attraverso la popolare piattaforma di social network.

Non si conoscono ancora i dettagli della vicenda e, in particolare, non è dato sapere se, come e quando la Medusa – prima di presentare la denuncia all’origine dell’intervento della Procura – avesse chiesto ai gestori della piattaforma russa di rimuovere il contenuto pirata ma certo è che la scelta di bloccare l’accesso a un intero social network frequentato da oltre 160 milioni di utenti per impedire la circolazione di un contenuto pirata appare una decisione sproporzionata, abnorme e, conseguentemente, illegittima. Non si può mettere un cerotto sulla bocca di milioni di persone, impedendo loro di comunicare elettronicamente, per difendere, il pure sacrosanto, diritto d’autore di qualcuno.

E a nulla vale – o almeno dovrebbe valere – rilevare che, già in passato, il social network russo si era fatto nomea di essere un’isola felice per i pirati sovietici e non. Delle due l’una: o la piattaforma in questione svolgeva un’attività illecita e, allora, avrebbe dovuto essere chiusa all’esito di un giudizio volto ad accertare tale illegittimità o la piattaforma svolgeva un’attività lecita e, allora, per nessuna ragione al mondo dovrebbe ammettersi che essa formi oggetto di un provvedimento di blocco. Proprio ieri, Frank La Rue, Relatore speciale delle Nazioni Unite, nel chiudere la sua visita ufficiale nel nostro Paese, ha ricordato quanto delicato e complesso sia il rapporto tra l’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale e la libertà di informazione.

Decisioni come quella appena assunta dalla Procura di Roma, fanno pendere la bilancia della giustizia tutta dalla parte della tutela dei diritti d’autore “giustificando”, in modo inaccettabile, la compressione della libertà di informazione di oltre 160 milioni di persone. I due diritti fondamentali – quello d’autore e quello di comunicazione – sono pari ordinati e, come tali, devono essere trattati. 

L’episodio consente di trarre due importanti conclusioni in relazione alla vicenda relativa all’ormai famigerato Regolamento sul diritto d’autore online che l’Agcom si avvia a emanare: la prima è che, tutto sommato, le nuove regole non servono perché l’attuale sistema già consente di bloccare un intero sito nello spazio di pochi giorni e la seconda è che occorre prestare grande attenzione ogni volta che si parla di blocco selettivo degli accessi perché dietro ad un’espressione quasi chirurgica, evidentemente, può celarsi il rischio di blocco di un intero social network.