La Procura di Torino sta pensando di riconvocare Anna Maria Cancellieri. I magistrati del pool guidato da Giancarlo Caselli non sono soddisfatti del comportamento del ministro nel primo incontro del 22 agosto scorso. Il verbale di sommarie informazioni di quella conversazione a due tra la Cancellieri e il procuratore aggiunto Vittorio Nessi, avvenuta nel palazzo semivuoto di via Arenula assediato dalla calura, fa acqua da tutte le parti. Il ministro non ha detto tutta la verità e il magistrato torinese non è stato in grado di contestare le mezze bugie perché non aveva tutte le carte in mano.

La scelta adottata allora dalla Procura di Torino è stata quella di ascoltare la versione del ministro senza aspettare prima i tabulati telefonici richiesti dalla Finanza per l’utenza di Antonino Ligresti, l’amico di famiglia della Cancellieri che si era mosso su richiesta della cognata Gabriella Fragni. Il tabulato Vodafone del fratello di Salvatore Ligresti avrebbe potuto smentire le reticenze del ministro. Ma nessuno aveva pensato all’evenienza di un Guardasigilli che, dopo avere detto al telefono “non è giusto” e “conta su di me”, al momento degli arresti dei suoi amici, arriva a nascondere la verità ai pubblici ministeri.

Il ministro ha avuto la fortuna di trovarsi di fronte un pm come Vittorio Nessi, noto per il suo garantismo e per sua grande sensibilità umana, testimoniata dal suo romanzo Strani Amori, pubblicato recentemente. Il 17 agosto la compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, chiama lo zio di Giulia, Antonino Ligresti, e gli chiede di intervenire sul ministro per la nipote in carcere a Vercelli: “Vorrei che tu raggiungessi quella nostra amica perché io non ci sono riuscita e potrebbe fare qualcosa per Giulia”. Un mese prima proprio la Fragni aveva ricevuto la telefonata del ministro in cui Anna Maria Cancellieri si metteva a disposizione. Il 19 agosto alle 14 e 25 Antonino Ligresti risponde alla Fragni: “Ho attivato il contatto (con la Cancellieri, Ndr) e aspetto risposta”. Il 20 agosto la GdF consegna un’informativa alla Procura nella quale si mettono in relazione le due telefonate tra Antonino e la cognata del 17 e 19 agosto (sull’amica innominata) con quella del ministro Cancellieri che si metteva a disposizione un mese prima. Quello stesso giorno i pm firmano la richiesta di acquisizione dei tabulati dei due giorni precedenti. L’obiettivo è quello di vedere il traffico del cellulare Vodafone di Antonino Ligresti per ricostruire i contatti “con terze persone”, anche la Cancellieri. In quelle ore il ministro non delude le attese e si muove con la delicatezza di un elefante chiamando i due vicecapi del Dap. A questo punto la Procura di Torino è davanti a un bivio: può attendere i tabulati e lasciare che il ministro continui a operare. Oppure può inviarle una convocazione come testimone comunicandole che i pm sanno tutto o quasi. La scelta fatta è stata la seconda.

Il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli telefona al ministro e le comunica che dovrà incontrare il suo procuratore aggiunto. Nessi arriva a Roma e alle 19 la Cancellieri mette a verbale: “Ho ricevuto una telefonata da Antonino Ligresti che mi ha rappresentato la preoccupazione per la salute della nipote Giulia Maria” e questa è la prima imprecisione perché, dopo una serie di contatti falliti da parte di Ligresti e dopo un sms, è lei a chiamare il vecchio amico medico. Poi Cancellieri ammette la telefonata di solidarietà del 17 luglio a Gabriella Fragni e aggiunge: “Dopo di allora non l’ho più sentita né ho sentito altri in relazione al caso Ligresti ad eccezione della telefonata con Antonino Ligresti di cui ho già riferito”. Se non ha più sentito altri Ligresti, pensa il pm Nessi, vuol dire che non ci sono altre telefonate con Antonino. Sbagliato. Cancellieri aggiunge sibillina: “Ieri sera Antonino Ligresti mi ha inviato un sms chiedendomi se avessi novità e gli ho risposto che avevo effettuato la segnalazione nei termini che ho sopra spiegato, nulla di più”. Nessi interpreta la risposta del ministro nel senso che la risposta sia un sms. Non una lunga telefonata come poi si scoprirà. Le due mezze bugie del ministro saranno smentite dai tabulati. La prima dal tabulato dei giorni 17-19 agosto richiesto il 20 agosto e consegnato dalla Guardia di Finanza una settimana dopo l’audizione della Cancellieri. La seconda mezza balla della telefonata di sei minuti, invece, sarà scoperta da Nessi al deposito del secondo tabulato, chiesto il 30 agosto dal pm Gianoglio, per il periodo dal 17 luglio al 29 agosto. Ora la Procura si trova di fronte a un nuovo bivio, figlio della scelta fatta il 20 agosto al primo bivio. Indagare o sentire il ministro? Oppure lasciar perdere? Ieri La Stampa ha annunciato un vertice tra i pm per valutare l’iscrizione nel registro degli indagati per il ministro della Giustizia. Prima di fare un passo così pesante i pm però potrebbero convocare il ministro di nuovo. Stavolta con i tabulati sul tavolo.

(ha collaborato Andrea Giambartolomei)

Dal Fatto Quotidiano del 17 novembre 2013