Il governo ha un problema con il ministero della Giustizia e questa volta Berlusconi non c’entra. Dopo i casi di Josefa Idem (che peraltro si dimise per una storia di Ici non pagata) e di Angelino Alfano (con la famigerata vicenda della Shalabayeva), a finire al centro della bufera è questa volta la Guardasigilli Annamaria Cancellieri, unica confermata – anche se con delega diversa – nel passaggio dall’esecutivo guidato da Mario Monti a quello di Enrico Letta. La Cancellieri, una delle tre “indipendenti” nella squadra di governo, a poche ore dall’arresto di Salvatore Ligresti – il 17 luglio – per l’inchiesta Fonsai (aggiotaggio) chiamò la compagna del capo-famiglia e la rassicurò: “Comunque guarda, qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so cosa possa fare però guarda son veramente dispiaciuta” disse tra l’altro. Ma anche: “Se tu vieni a Roma, proprio qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti guarda non è giusto, non è giusto”. I Ligresti erano finiti in carcere per aggiotaggio. Il ministro della Giustizia, già ascoltata lo scorso agosto a Roma dai magistrati di Torino, si interessò in particolare alle condizioni di salute di Giulia che dopo alcuni giorni fu messa ai domiciliari dal tribunale perché rifiutava il cibo e aveva perso sette chili. “In cella non mangiava più, l’ho fatto per ragioni umanitarie” ha poi spiegato il ministro ai pm. La Cancellieri non è indagata, ma su di lei si affollano ora le reazioni politiche. E se in un primo momento era stato solo il Movimento Cinque Stelle a chiedere le dimissioni, ora la stessa parola viene pronunciata anche dai parlamentari del Pd, in particolare Ernesto Carbone, renziano, subito smentito tuttavia dal braccio destro del sindaco di Firenze, Dario Nardella: “Richiesta pretestuosa”.

La difesa del ministro: “Intervenire era mia dovere”
Oggi la Cancellieri in una lettera ai capigruppo di Camera e Senato ha ribadito quello che disse alla Procura: “Avverto l’esigenza – ha scritto ai capigruppo parlamentari – di precisare il senso e i limiti del mio intervento, non appena avuta conoscenza, per via diretta, delle condizioni psicofisiche della ragazza. Era mio dovere trasferire questa notizia agli organi competenti dell’Amministrazione Penitenziaria per invitarli a porre in essere gli interventi tesi ad impedire eventuali gesti autolesivi. Mi sono comportata, peraltro, nello stesso modo quando sono pervenute al mio Ufficio segnalazioni, da chiunque inoltrate, che manifestassero preoccupazioni circa le condizioni sullo stato psicofisico di persone in stato di detenzione”. “Intervenire – sottolinea – è compito del Ministro della Giustizia. Non farlo sarebbe colpevole e si configurerebbe come una grave omissione”. 

La Cancellieri si dice ora pronta a riferire in Parlamento. “Nella mia comunicazione al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – ha spiegato – non vi è stato nel modo più assoluto, come ampiamente dimostrato, alcun riferimento a possibili iniziative finalizzate alla eventuale scarcerazione della Ligresti. Naturalmente, sono pronta a riferire in Parlamento, ove richiesta, per poter dare ogni chiarimento che si rendesse necessario”. E conclude: “Non c’è stata, quindi, né poteva esserci alcuna interferenza con le decisioni degli organi giudiziari”.

Alfano: “Solidarietà a Cancellieri, vicenda strumentalizzata”
“Ho espresso solidarietà al ministro della Giustizia Cancellieri per una vicenda strumentalizzata ad arte, che ha mostrato invece la sua grande sensibilità e la sua attenzione per le condizioni di salute in cui versava Giulia Ligresti, ritenute critiche anche dal giudice che ha stabilito infatti l’attenuazione delle misure cautelari”. A parlare è il ministo dell’Interno Angelino Alfano, protagonista la scorsa estate della vicenda diplomatica più imbarazzante per il governo Letta, il caso Ablyazov. All’epoca Cancellieri lo difese dicendo di non aver ravvisato irregolarità nella gestione del caso. Secondo Alfano da parte del Guardasigilli non c’è stata alcuna “azione e neanche intendimento al di fuori delle legittime competenze”, ma “semmai l’intenzione di evitare l’eventuale peggioramento di una situazione difficile, nel pieno rispetto dell’ambito istituzionale che si coniuga opportunamente con l’aspetto più strettamente umano. Come del resto altri giudici hanno di frequente fatto in altri casi di detenzione meno noti e, forse per questo motivo, considerati, com’è giusto, nella norma”. Tra l’altro la residenza ai Parioli della famiglia di Alfano è proprio in un lussuoso palazzo di proprietà dei Ligresti e, secondo i presunti dossier raccolti dai “falchi” Pdl (il cui contenuto è stato riportato il 30 ottobre dal Fatto Quotidiano), con locazione a prezzi inferiori a quelli di mercato. La solidarietà arriva via twitter anche dal ministro per le Riforme istituzionali Gaetano Quagliariello: “La sensibilità della Cancellieri per il dramma carcerario è nota e non ha niente a che fare con i cognomi. Solidarietà per assurda strumentalizzazione”.

Il ministro “sensibilizza” per la scarcerazione
Il nome del ministro della Giustizia è finito nelle carte dell’inchiesta di Torino su Fonsai quando è finita in carcere l’intera famiglia Ligresti. E’ stata Repubblica a ricostruire la vicenda. La prima telefonata è del 17 luglio, poche ore dopo gli arresti. Ma quella che conta di più è quella di un mese dopo, effettuata da Gabriella Fragni, la compagna di Ligresti, alla Cancellieri. La Guardasigilli si sarebbe poi interessata con il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria proprio per segnalare il caso di Giulia, la figlia di Ligresti, perché questa continuava a rifiutare il cibo. A dare il via all’intervento di Cancellieri, appunto, una telefonata – intercettata – del 17 agosto tra Gabriella Fragni, la compagna di Ligresti, e il fratello di quest’ultimo, Antonino. In quella conversazione la donna avrebbe chiesto al cognato di contattare la ministra per chiederle aiuto. Il 28 agosto, cioè 11 giorni dopo la telefonata, Giulia Ligresti è uscita dal carcere. Ma il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli ha assicurato oggi che i domiciliari sono stati concessi per una serie di “circostanze obiettive” e “sarebbe arbitraria e del tutto destituita di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura”. Nel comunicato Caselli sottolinea, in particolare, che “tutte le risultanze del fascicolo (ormai pubbliche e riscontrabili: documenti, acquisizioni processuali, atti d’indagine e accertamenti peritali) testimoniano in modo univoco e incontrovertibile che la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive: le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l’intervenuta richiesta di ‘patteggiamento’ da parte dell’imputata, risalente al 2 agosto e perciò di molto antecedente le conversazioni telefoniche oggetto delle notizie”.

Il Movimento 5 Stelle: “Smentisca o si dimetta”
La prima reazione politica è dei senatori di Sel Loredana De Petris e Peppe De Cristofaro, che hanno chiesto al ministro di presentarsi al più presto nell’aula del Senato per fare chiarezza. “L’intervento della Cancellieri a favore della scarcerazione di Giulia Ligresti per anoressia presenta aspetti molto discutibili e inquietanti che devono essere chiariti sul piano politico e non solo su quello giudiziario”, hanno affermato in una nota, ritenendo “grave che l’intervento in questione sia stato richiesto da una telefonata privata e che abbia riguardato una classica detenuta eccellente”. E’ intervenuto poi anche il Movimento 5 Stelle. “I membri della commissione Giustizia del M5S chiedono alla Cancellieri di smentire la notizia. Diversamente, nel caso in cui, quindi, abbia effettivamente fatto pressione sul Dap per la scarcerazione di un detenuto eccellente, il ministro deve assumersi le proprie responsabilità e rassegnare immediatamente le dimissioni da Guardasigilli”. Per Fabrizio Cicchitto invece la Cancellieri “va lodata”.

Secondo il senatore democratico Luigi Manconi (da anni attivo per la battaglia sul fronte del sovraffollamento delle carceri) “di fronte a una detenuta che rifiutadi nutrirsi è buona prassi e indice di una elevata sensibilità istituzionale e umana, il che non guasta, attivarsi per capirne le ragioni e verificare che non stia maturando una incompatibilità con lo stato di detenzione. Questo ha fatto, opportunamente, il ministro Cancellieri quando le è stata segnalata la gravità delle condizioni di salute di Giulia Ligresti. E questo hanno fatto, opportunamente, i funzionari dell’Amministrazione penitenziaria e i sanitari che hanno valutato del caso”.

La buonuscita d’oro del figlio Peluso da FonSai
La vicinanza tra il ministro e la famiglia Ligresti, d’altronde, è un fatto noto. Il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, ha incassato nel 2012 una buonuscita di 3,6 milioni di euro dopo un anno di lavoro come direttore generale della compagnia assicurativa Fondiaria Sai. L’attuale direttore finanziario di Telecom, vissuto a lungo in una casa del centro di Milano di proprietà del gruppo Fondiaria, era entrato nella società nel maggio del 2011, dopo essere stato responsabile del Corporate & Investment banking di Unicredit per l’Italia, posizione dalla quale aveva trattato l’esposizione delle società della famiglia siciliana verso l’istituto di Piazza Cordusio.

E ora i nodi tornano al pettine. La Procura di Torino, secondo la ricostruzione di Repubblica, si è accorta esaminando i tabulati telefonici della famiglia Ligresti che ci sono stati diversi contatti con la Cancellieri, fin dal giorno degli arresti di Giulia. In una di queste telefonate la compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, ha suggerito al cognato di contattare il ministro come ultimo tentativo, visto che la situazione della figlia Giulia non trovava soluzione. E la stessa Fragni ha confermato la chiamata, rimasta impigliata nella rete delle intercettazioni.

La Cancellieri ha quindi ammesso di avere “sensibilizzato i due vice capi del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati”, chiarendo in un secondo momento che il suo interessamento era stato per un carcerato soltanto, Giulia Maria Ligresti, che pochi giorni dopo è andata agli arresti domiciliari. Il tribunale di Torino aveva accolto all’inizio di settembre il patteggiamento a due anni e otto mesi di reclusione e 20mila euro di multa, un mese dopo che, nonostante il parere favorevole dei pm alla scarcerazione di Giulia alla luce delle sue condizioni di salute, il gip Silvia Salvadori aveva confermato la custodia cautelare per il pericolo di fuga.

Intanto il legale di Giulia Ligresti, l’avvocato Alberto Mittone, ha fatto sapere che “fu la stessa Procura di Torino a interessarsi alle condizioni di salute della donna, tanto che aveva disposto un accertamento medico“, ricordando che anche il procuratore capo Gian Carlo Caselli si preoccupò delle condizioni di salute.

I prefetti a busta paga nella storia dei Ligresti
Non è la prima volta che i riflettori sono puntati sui legami dei Ligresti con il mondo della politica. E non solo. La famiglia siciliana è stata un punto di riferimento negli anni per amici e parenti. Banchieri, avvocati, professionisti vari, perfino prefetti della Repubblica, che dall’ingegnere di Paternò hanno ricevuto case, incarichi professionali e societari con tanto di lauti compensi, a volte milionari. Ne sa qualcosa il catanese Filippo Milone, che ha sempre lavorato nelle società immobiliari dei Ligresti. Il padre di Milone, Antonino, era viceprefetto a Milano una cinquantina di anni fa, quando il futuro padrone di Fondiaria concluse i primi affari immobiliari nella città.

Da Milone padre si arriva fino alla Cancellieri, che ha lavorato a lungo alla prefettura della metropoli, collaborando anche con l’allora prefetto Enzo Vicari, che una volta lasciati gli incarichi pubblici, diventò amministratore di alcune società del gruppo Ligresti. Dopo Vicari, morto nel 2004, un altro ex prefetto milanese, Bruno Ferrante, trovò lavoro nella galassia Ligresti. E anche Gian Valerio Lombardi, ex prefetto di Milano e oggi commissario di Aler Milano, ha ottimi rapporti con la famiglia. In particolare suo figlio Stefano, avvocato, è grande amico dei figli di Ligresti. Si arriva così all’anno scorso, con la liquidazione d’oro incassata dal figlio della Cancellieri dopo l’uscita da FonSai.