“1600 euro? Stipendio da colf, ma accetto di fare l’assessore per fare un regalo alla città”. La prima uscita del neoassessore al bilancio del Comune di Imola, Antonio De Marco, fa subito infuriare le opposizioni che ne chiedono le dimissioni e raccoglie perfino qualche mugugno nella sua stessa maggioranza. De Marco, 65 anni, pensionato del gruppo Hera Comm srl, si è appena insediato negli uffici di via Mazzini, grazie al megarimpasto della giunta di Daniele Manca, subentrando a Marco Raccagna che dopo pochi mesi di lavoro ha rassegnato le dimissioni per diventare segretario della Federazione di Imola dei democratici. Con quest’ultimo hanno lasciato il proprio posto da assessori sia Andrea Bondi – che ha accettato un impiego prestigioso da ingegnere informatico a Londra – che Monica Campagnoli – che ha scelto di rimanere all’interno dell’università come docente -, aprendo un vero e proprio fronte sulla crisi di ‘vocazione’ per il lavoro di assessore ad Imola.

A Imola, 68mila abitanti, luogo strategico per lo sviluppo economico della provincia bolognese, il primo cittadino porta a casa sui 2700 euro al mese e i consiglieri comunali 25 euro netti a seduta del Consiglio e ad ogni sessione delle Commissioni Consiliari: “Quando va bene”, spiega Claudio Frati, consigliere del Movimento 5 Stelle, “guadagniamo duecento euro al mese per fare il nostro lavoro eppure trovo che le parole di De Marco siano infelici. A questo punto se si tratta di avere persone preparate professionalmente non in età da pensione per prendere provvedimenti tecnici e non politici”, ironizza, “chiamiamo un ufficio di commercialisti per il bilancio e uno studio d’architetti per l’urbanistica”.

Ben più dure le parole del capogruppo Pdl, Simone Carapia: “Mi sembra una battuta più consona a Zelig che all’istituzione che dovrebbe rappresentare. Lui incasserà la sua pensione di lusso più 1.600 euro al mese, cifre che una qualsiasi colf si sogna”. Dello stesso avviso, il consigliere indipendente della lista Insieme si vince, Andrea Zucchini: “De Marco deve vergognarsi e dimettersi ancora prima di presentarsi al Consiglio comunale per le dichiarazioni oscene e prive di responsabilità. Se realmente vuol fare un favore alla città, deve andarsene da Imola”.

De Marco è comunque intervenuto per gettare acqua sul fuoco: “La mia è stata solo una battuta che non voleva essere lesiva nei confronti di nessuno, tanto meno delle colf. L’intento era solo quello di spiegare che le ragioni che mi hanno spinto ad accettare un incarico di grande rilievo come quello di assessore non sono ragioni di carattere economico ma che ho accettato per spirito di servizio a favore della collettività”.

Ma oramai la frittata è stata fatta. Ed è proprio il suo collega, il 37enne neoassessore alle Risorse del Territorio, Davide Tronconi, una vita nel Pd e presidente della cooperativa Bacchilega che edita il popolare settimanale imolese SabatoSera: “La frase di De Marco è infelice e il nostro stipendio non è da colf. La gente campa con meno. Bisogna avere più rispetto per le condizioni attuali delle famiglie imolesi e italiane che faticano con stipendi da 800 e 1000 euro al mese”.

“Poi se vogliamo entrare nel dettaglio della funzione di assessore e dell’indennità che percepiamo”, continua Tronconi, “per le responsabilità che il ruolo comporta, per le ore di lavoro non quantificabili posso lontanamente comprendere l’origine del senso di questa battuta, pur continuando a non giustificarla”. Era stato lo stesso sindaco Manca alcuni giorni fa a commentare la fuga dei suoi tre assessori scelti a giugno 2013 sostenendo che “capiva” la scelta di Bondi e Campagnoli “perché sono giovani e oggi fare l’assessore per circa 1600 euro al mese dove bisogna ‘farsi il mazzo’ tutti i giorni sembra punitivo da parte dello Stato nei confronti degli enti locali”.

“Confermo quello che ho detto”, spiega il sindaco Manca al fattoquotidiano.it, “la battuta di De Marco non l’avrei fatta anche se ne sta ribaltando il significato per crearne un caso. Sul merito sottoscrivo le parole dell’assessore Tronconi, ma ci tengo a dire che gli assessori dei Comuni non fanno parte della casta: non prendono lo stipendio di una colf, ma quello di un funzionario di banca”. In un caso come quello di Imola”, conclude, “con un bilancio di 70 milioni di euro da gestire le responsabilità del lavoro che si compie sono sottostimate. Lo dico chiaramente: questo ruolo può essere ricoperto anche con 1600 euro al mese, ma i tagli agli enti locali hanno umiliato le professionalità delle sue classi dirigenti”.