La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha bocciato l’ordine del giorno di Pd, Scelta Civica Sel, che proponeva, tra l’altro, il doppio turno di coalizione. Il documento è stato bocciato con 11 voti a favore, 10 contrari e 5 astenuti. Secondo quanto emerso finora i voti contrari sono stati quelli di PdlLega e Gal. Si sarebbero, invece, astenuti i 5 Stelle e Autonomie. E le astensioni a Palazzo Madama valgono come voti contrari. A questo punto il Pd, nella persona del capogruppo Luigi Zanda, ha chiesto di sospendere le votazione degli altri ordini del giorno sulla legge elettorale. La sospensione sarebbe stata richiesta per fare il punto sulla posizione da assumere dopo la bocciatura della propria proposta di indirizzo. Successivamente tutto è stato rinviato, compreso l’esame degli ordini del giorno di M5s e Lega. Il ministro per le Riforme istituzionali, Gaetano Quagliariello, evidentemente soddisfatto, è uscito dalla commissione annunciando ai giornalisti: “Ora c’è una sospensione e vado a bermi una cedrata”.

Mercoledì 13 si terrà, dunque, un Ufficio di presidenza della Commissione nel quale si stabiliranno le prossime tappe sul provvedimento. “Abbiamo chiesto pochi giorni di sospensione – spiega il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda – per riprendere i rapporti con gli altri gruppi parlamentari”. Zanda sottolinea comunque la “garanzia di governabilità” che darebbe il doppio turno. Di certo il dialogo con la destra non si fonderà sulla proposta bocciata oggi: “Costerebbe come raddoppiare il numero dei senatori – riflette Lucio Malan (Pdl) – Nel 2009 e nel 2011, per sostenere la proposta di accorpare referendum e elezioni amministrative, il Pd sosteneva che un turno elettorale costasse addirittura 500 o 600 milioni. Oggi vuole introdurre un ulteriore turno per tutti? Anche depurando le cifre sparate negli anni scorsi dalle consuete bugie, restano sempre, per ogni anno, almeno il doppio dei 70 milioni che è il costo netto di tutti i senatori, tenuto presente che la durata media della legislatura è di tre anni e mezzo”. Un atteggiamento, afferma Nicola Latorre(Pd), “totalmente irresponsabile. Spero che questo non nasconda la semplice volontà di conservare lo status quo”. Ma i democratici sembrano voler andare a dritto: “Abbiamo voluto arrivare a un momento di chiarezza – dice Doris Lo Moro – Adesso sul doppio turno è chiaro che non c’è una maggioranza. Noi andremo in assemblea e l’assemblea deciderà come procedere oltre”. A favore del doppio turno si schiera chiaramente anche Scelta Civica: “Vogliamo un superamento vero della legge elettorale attuale” dice Benedetto Della Vedova, ma se non ci si riesce “senza dubbio alcuno abbiamo detto che avremmo votato anche oggi l’odg Calderoli che prevede il ritorno al Mattarellum“. 

E come aveva già fatto ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta anche il ministro Quagliariello non chiude la porta a un disegno di legge (e non un decreto che comporterebbe problemi di relazioni e competenze tra governo e Parlamento. 

Giachetti, 37esimo giorno di sciopero: “Finocchiaro vuole che tutto resti fermo”
Nel frattempo prosegue lo sciopero della fame (il terzo in due anni) del deputato del Pd e vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, alfiere contro il Porcellum da sempre. Ha già perso dieci chili in 37 giorni e ha detto oggi, a Un giorno da pecora, di essere sceso sotto i 70 chili. Ma Giachetti ha soprattutto avuto parole dure contro la collega di partito Anna Finocchiaro: “Siamo in un sistema bicamerale però con maggioranze diverse. Sarà forse per questo che ha brigato per scippare la legge alla Camera e avviarla al Senato dove sapeva benissimo che non sarebbe mai partita? Quindi, non era una semplice furbizia, ma una chiara scelta politica per restare fermi”. La Finocchiaro in precedenza aveva detto che avrebbe scritto al presidente Piero Grasso dopo il voto che avrebbe decretato l’impasse della commissione: “Lo devo informare anche perché su questo provvedimento c’è l’urgenza”.

La proposta del M5s in Rete: “Preferenza in positivo o in negativo”
I parlamentari M5S spiegano, sulla loro pagina Fb, l’intento della loro bozza di riforma della legge elettorale. “La legge elettorale la cambierà il M5S quando sarà al governo. Ogni voto un calcio in culo! Abbiamo fatto questo lavoro sapendo che non era per il Parlamento ma per noi tutti, per la rete”. Anche il Movimento Cinque Stelle dunque propone una bozza di riforma che ha lanciato in Rete per discuterla e migliorarla: “Non è una legge per il M5S, ma per ridare il potere ai cittadini” dicono. Si tratta, nella bozza originale, di un sistema proporzionale fondato sul metodo D’Hondt per la ripartizione che assegna più seggi ai partiti che prendono molti voti, meno a quelli che ne prendono pochi; circoscrizioni piccole, su base provinciale e, soprattutto, possibilità per l’elettore di dare la propria preferenza in positivo (+1 voto) o in negativo (-1 voto). Per il M5S occorre “ridare il potere ai cittadini, consentendo loro non solo di scegliere i propri rappresentanti, ma anche di escludere coloro che non sono ritenuti degni. Facciamo pulizia degli impresentabili!”. Nella bozza di articolato è previsto che “una volta espresso il voto di lista, l’elettore può altresì escludere dalla sola lista prescelta un numero di candidati non superiore alla metà dei seggi assegnati alla circoscrizione o, nei casi di circoscrizione metropolitana, alla ripartizione in cui esercita il diritto di voto. Per esprimere l’esclusione, l’elettore traccia con la matita un segno sopra il simbolo “-” colorato in rosso che compare nel riquadro contenete il nome del candidato che l’elettore intenda escludere”. Per ogni esclusione validamente effettuata, “l’elettore può altresì esprimere un ulteriore voto di preferenza, rispetto a quello assegnato automaticamente ai sensi del comma 1 dell’articolo 59, a favore di uno dei candidati della lista votata e che egli non abbia escluso, oppure un voto di preferenza a un candidato di un’altra lista. Per esprimere la preferenza – si legge ancora nella proposta M5S – l’elettore traccia con la matita un segno sopra il simbolo “+” colorato in verde che compare nel riquadro contenente il nome del candidato che l’elettore intenda preferire”.

Renzi: “La mia proposta prima delle primarie. Il Pd non aspetti la Consulta”
Sulla questione è intervenuto oggi anche Matteo Renzi, secondo il quale la decisione della Corte Costituzionale sulla legge elettorale non è un problema. soluzione, anzi due. Il pressing del sindaco di Firenze continua. Da una parte con la propria proposta che conferma di voler presentare prima dell’8 dicembre – quando sono in programma le primarie del Pd – e forse già entro il 20 novembre, quindi prima che si pronunci (il 3 dicembre) la Consulta che verosimilmente boccerà il Porcellum. E comunque se i giudici costituzionali confermeranno il sistema proporzionale del Porcellum il Pd ha la forza di cambiarlo comunque. “Il Pd – scrive Renzi – proporrà la sua legge elettorale e sono certo ci siano i numeri in Parlamento per evitare il proporzionale che oggi è legittimazione permanente della larghe intese”.

Ma quale sarà la proposta di legge elettorale avanzata da Renzi? “Una legge che la sera delle elezioni si sa chi ha vinto”. Si chiamerà ”sindaco d’Italia” e il motivo è facile: sarà basata sul sistema elettorale che oggi sceglie i sindaci dei capoluoghi. Nella sostanza: un sistema che dà maggioranze stabili e chiarisce da subito chi ha vinto. “Chi deve riformare il sistema di voto – dice Renzi – non si deve preoccupare di andare dal Porcellum al Superporcellum al Porcellinum. La riforma elettorale deve essere una cosa seria, non una misera occasione per sfangare il giudizio della Corte Costituzionale”.

Napolitano: “Serve senso di responsabilità”
Sul tema della riforma della legge elettorale era intervenuto in mattinata anche il capo dello Stato. Giorgio Napolitano ha spiegato: “So che oggi c’è una riunione della commissione Affari Costituzionali al Senato e lì la discussione non è finita. Non si è gettata la spugna. Poi, certo, bisogna vedere gli esiti di questa riunione”. Il presidente della Repubblica aveva tagliato corto invece quando i giornalisti gli avevano chiesto se dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge attuale, fosse legittimo un intervento del governo per modificare il Porcellum con un decreto: “Dovete chiederlo al Governo, non a me”. E sull’ipotesi che il Parlamento possa modificare la legge elettorale in tempo, ha replicato: “Ci vorrebbe un briciolo di senso di responsabilità…”.