Il parcheggio interrato di piazza della Vittoria a Reggio Emilia rischia di distruggere un sito archeologico. È questa la denuncia del consigliere comunale Cinque stelle Matteo Olivieri, che torna sul tanto contestato progetto della giunta Pd approvato tra le polemiche un mese fa in consiglio comunale. I cittadini si sono sempre opposti alla realizzazione dei box interrati da 247 posti in una delle piazze centrali della città emiliana, 7mila firme chiedono al Comune di stoppare i lavori almeno fino alle prossime elezioni, per rivalutare il progetto. La giunta però ha tirato dritto, anche se non tutti all’inizio nella maggioranza erano d’accordo con l’opera.

Ora però a mettersi di traverso ai lavori che dovrebbero cominciare entro la fine di novembre è Olivieri, da sempre critico rispetto al progetto, che ha presentato una denuncia “nella convinzione che la verifica dell’interesse culturale non sia garantita dalle modalità di realizzazione del progetto”. Il capogruppo del M5S, che definisce il parcheggio “un progetto per ricchi mascherato da opera di pubblica utilità”, ha presentato un’informativa al nucleo Tutela del Patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri di Bologna, che sarà trasmessa anche alla Procura di Reggio Emilia e sarà presa in esame dalla Soprintendenza.

Nel faldone c’è una relazione che dimostra come i lavori per il parcheggio andrebbero a compromettere un’estesa area archeologica di interesse, come testimonia il ritrovamento di un pavimento a mosaico di epoca romana. Prove documentali, costituite da quattro pagine di relazione, otto di estratti grafici e centinaia di documenti digitali, affermano che c’è continuità tra il sito archeologico in cui venne rinvenuto nel 1957 il tesoro romano-barbarico di Reggio Emilia fatto di monili e gioielli, e la zona nel lato sud di piazza della Vittoria, in cui è stato rilevato il mosaico.

In quest’area infatti, secondo un’analisi archeologica effettuata dalla società cooperativa Archeosistemi per conto dell’azienda che ha l’appalto sui lavori, la Reggio Parcheggi spa, si trova un “pavimento a mosaico in buono stato di conservazione”, in un’area che viene definita “ad alto rischio archeologico”, anche se in questo caso si tratta di vero e proprio ritrovamento. Il cantiere però, con il muro di distruzione, ossia il diaframma, la cinta che garantisce la sicurezza nello scavo del parcheggio, insisterebbe proprio sul pavimento a mosaico. “Si colloca esattamente in mezzo all’area definita ad alto rischio archeologico – spiega Olivieri – a soli tre metri dal mosaico già carotato”.

Secondo il consigliere l’opera non consentirà di preservare quanto viene scavato, né di verificarne l’interesse culturale prima della distruzione perché gli scavi precederanno le altre fasi. Come se non bastasse, anche i cittadini rischiano di doverci rimettere di tasca propria da questa storia. Secondo la convenzione tra Comune e impresa esecutrice infatti, qualora nel corso dei lavori dovessero venire alla luce reperti archeologici, “il concessionario è obbligato alla sospensione dei lavori, e in caso di oneri imprevisti, avrà diritto a una proroga per l’ultimazione dell’opera e al ristoro dei maggiori oneri subiti”. Il che significa che il Comune potrebbe trovarsi a dover risarcire l’impresa in caso di complicazioni nel corso del cantiere. Ad occuparsi del caso ora sarà la Procura di Reggio Emilia insieme ai carabinieri e alla Soprintendenza. “La speranza – conclude Olivieri – è che non si proceda con l’opera distruttiva”.