Sentite questa: i Carabinieri non sono “meri dati statistici e meri fascicoli processuali”. Ohibò: “meri fascicoli processuali”. Sui Carabinieri se ne sentono di tutti i colori, dai motti eroici dell’usi obbedir tacendo (e tacendo morir, ma questa parte viene spesso tralasciata, immagino per scaramanzia) alle barzellette del genere “sapete perché vanno in giro in due?” (aggiornata poi a tre quando è arrivato il telefono: uno legge, uno scrive, il terzo telefona; non ci sono notizie dopo l’avvento dei computer). Ma mettere insieme caramba e fascicoli processuali uno proprio non se l’aspetta. Eppure a scriverlo sono proprio dei Carabinieri, anzi “sindacalisti” dei Carabinieri e lo mettono chiaro e tondo in una delibera del Coir (Consiglio intermedio della rappresentanza) Palidoro . Parlano di “umiliazione dei militari che potrebbero venire segnalati in modo generalizzato alla Procura e che si sentiranno di fatto indagati fino a prova contraria, con ripercussioni gravissime sul loro benessere”, e chiedono al Comandante generale di intervenire affinché i Carabinieri non si sentano, appunto, “meri dati statistici e meri fascicoli processuali”. 

Cosa sarà successo da allarmare tanto i Carabinieri della Palidoro? Mica mammolette: la Palidoro è l’unità che raggruppa le unità mobili e speciali della forza armata dove ci stanno i paracadutisti del Tuscania, le teste di cuoio del GIS, i battaglioni mobil. Presto detto: il 17 ottobre la procura militare della Repubblica di Verona (beh sì, ci sono ancora le procure militari) manda una circolare a tutti i reparti delle regioni del nord Italia sotto la sua giurisdizione. Che oltre ai Carabinieri sono anche tutte le altre Forze armate e la Guardia di finanza (pure qui un bel “beh sì” ci vuole: sono militari anche loro. Perché? Un giorno ce lo facciamo spiegare). 

In questa circolare la procura (militare) spiega in quali casi è opportuno che i comandanti e la polizia giudiziaria militare inviino una “notizia di reato” alla procura stessa. Beh, direte, fanno bene: con tutto quello che c’hanno da fare i magistrati sarà opportuno evitare di caricarli con le quisquiglie. Macché, belli miei, la circolare dice l’esatto contrario: segnalate tutto, ma proprio tutto, anche quello che vi sembra una sciocchezza. Siamo solo noi magistrati a poter decidere cosa sia e cosa non sia penalmente rilevante. Principio astrattamente corretto, ma apparentemente mal declinato se gli “obbedir tacendo” si sono tanto incazzati. 

Perché oltre alle tante cose ovvie se ne affiancano altre che ovvie non sono e che potrebbero anzi sembrare persecutorie come quelle alle quali si riferisce il Coir dei Carabinieri. Prendete il capitolo “reati di assenza e di simulazione di infermità” che comprende cose terrificanti come l’allontanamento illecito, la diserzione e la simulazione di infermità. Articolo 158 del codice penale militare: il militare, che, a fine di sottrarsi temporaneamente all’obbligo del servizio militare stabilito dalla legge o volontariamente assunto, si mutila o si procura infermità o imperfezioni, o in qualsiasi altro modo si rende temporaneamente inabile. . . . Articolo 159: il militare, che simula infermità o imperfezioni, in modo tale da indurre in errore i suoi superiori o altra autorità militare, è punito con la reclusione militare fino a tre anni . . . . Un articolo equivalente del codice di guerra, il 112, recita: È punito con la morte mediante fucilazione nel petto il militare, che, durante il combattimento . . . . mutilandosi, procurandosi infermità o imperfezioni, o simulandole. Fortuna che non la chiamiamo più guerra ma “missioni di pace” (seriamente: la pena di morte è stata abolita anche per il codice penale militare, sia pure solo dal 1994). 

Ebbene, a questo paragrafo della circolare si dice che deve essere segnalata alla Procura “ogni assenza dal servizio, ancorché giustificata da certificazioni mediche, della durata superiore a trenta giorni” (il sottolineato è della procura). Rileggiamolo, forse abbiamo capito male: “ogni assenza. . . .ancorché…”. Macché, abbiamo capito benissimo, dice proprio così: segnalare alla procura anche se ci sono i certificati medici. I Carabinieri della Palidoro si soffermano proprio su questo passaggio della circolare e commentano: “anche un episodio drammatico come quello del brigadiere Giangrande, potrebbe rientrare nella disposizione suddetta”. Giangrande è il carabiniere gravemente ferito nella sparatoria del 28 aprile davanti palazzo Chigi. Figurarsi, con sette mesi ormai di assenza il povero brigadiere avrebbe rischiato chissà quante segnalazioni. Per fortuna che fa servizio in Toscana dove i magistrati veronesi non arrivano. 

Il procuratore generale militare, Antonio Sabino, al quale abbiamo chiesto una valutazione, spiega di conoscere la circolare “anche se ogni procuratore è autonomo” ma sdrammatizza. “Credo sia sorto un equivoco, forse è inchiostro sfuggito nella redazione del documento” e assicura: “è in corso un’azione chiarificatrice”

Il punto è che c’è chi sospetta che dietro l’improvviso zelo della procura scaligera (bello eh? era tanto che volevo scriverlo) ci siano altri motivi. Qualcuno suggerisce come la circolare esca quattro o cinque giorni dopo che al Senato il Governo ha accettato una mozione dei senatori Francesco Russo, Felice Casson e Fabiola Anitori che impegna l’esecutivo a considerare la soppressione dei tribunali militari (e annesse procure) di Verona e Napoli. Coincidenza? Se lo è, certamente è sospetta. Honi soit qui mal y pense, c’è scritto sulla giarrettiera degli inglesi. Ma qui siamo in Italia è un pensierino cattivo ci scappa per forza. Da quando hanno sospeso la leva i tribunali militari sono rimasti pressoché vuoti e i magistrati hanno pochi casi a testa. Ve lo immaginate se all’improvviso i fascicoli si moltiplicassero come già i pani e i pesci?  Felice Casson commenta che documento del genere non lo sorprende. “Sono circolari abituali negli uffici giudiziari”. Certo, aggiunge, la coincidenza di tempi è un po’ sospetti.

Perché nella circolare non c’è solo la malattia. C’è tanta altra roba come racconta un’interrogazione presentata alla Camera dal M5S, prima firmataria l’onor. . . (ops), la deputata Tatiana Basilio. Ad esempio: io sono un militare e tu anche, per caso condividiamo il pianerottolo, in un edificio privato, a trenta chilometri dalla più vicina caserma. Tu mi metti la tua spazzatura puzzolente davanti alla mia porta. Io ti spacco il naso. Dove si deve andare? Ma alla procura militare, è ovvio! C’è poi il reato di danneggiamento di cose mobili militari. Ad esempio, il furgone della caserma si ammacca facendo manovra. In un posto normale, se l’autista fosse considerato responsabile, gli si addebita al più il costo della riparazione. Macché. A Verona si chiama il procuratore, chissà che non si riesca a mettere in piedi un bel processo.

Una bella sorpresa arriva a pagina nove delle tredici della “lettera ai comandanti” (una volta si scriveva a una professoressa, ma i tempi sono cambiati). Qui la faccenda è un po’ più complessa. Dice in sintesi il procuratore veronese (a proposito, si chiama Enrico Buttitta) con la legge Severino del 2012 sulla corruzione le pene per i reati di concussione, corruzione eccetera possono essere inferiori a quelli previsti da un oscuro articolo di una ancor più oscura legge del 1941 (per gli appassionati è l’articolo 3 della legge 1383/1941) che punisce i reati di peculato e collusione del militare della Guardia di finanza. Norma, quest’ultima, dimenticata dai più perché contro i finanzieri, per questi reati hanno, sempre proceduto i tribunali ordinari. Ma poiché la competenza militare/civile è determinata da chi ha la pena più lunga (anche qui, honi soit eccetera) potrebbe essere che adesso siano i tribunali militari a doversene occupare. Dunque segnalare subito alla procura militare. Una disposizione che anche il senatore Casson (che da civile faceva il magistrato) ritiene preoccupanteSai che godimento un bel conflitto di competenza con quei fancazzisti del tribunale ordinario? Provate adesso a chiuderci, se ci riuscite.