Un altro Datagate si profila all’orizzonte, dopo lo scandalo che ha riguardato la Nsa americana. Secondo il quotidiano inglese Guardian, infatti, anche in Europa esiste un sistema di sorveglianza di massa delle comunicazioni telefoniche e internet. A mettere a punto questa rete, a quanto riportato dalla testata britannica, sono stati i servizi segreti di Germania, Francia, Spagna e Svezia, in stretta collaborazione con il Government communications headquarters (Gchq), il corrispondente inglese della Nsa americana. Il Guardian fa riferimento a documenti forniti dallo stesso Edward Snowden, la talpa del Datagate. Nelle carte, il Gchq definisce i servizi segreti italiani, Aise e Aisi, come “litigiosi e incapaci di collaborare tra loro”.

Secondo i nuovi documenti di Snowden, lo sviluppo della rete europea risale a cinque anni fa. Il Gchq, in particolare, avrebbe svolto un ruolo di consulente nell’aiutare i partner europei ad aggirare le leggi nazionali che limitano i poteri dell’agenzie di intelligence. Immediata la smentita del servizio di intelligence estero della Germania, il Bundesnachrichtendienst (Bnd): Berlino nega che il Gchq dal 2008 abbia assistito il Bnd “per una riforma o reinterpretazione della legislazione molto rigida sulle intercettazioni in Germania”. Nel 2008, secondo l’intelligence tedesca, “c’è stato uno scambio con i servizi britannici ma ad un livello puramente tecnico”.

Ma i documenti citati dal Guardian parlano anche del nostro Paese. Stando alle carte, infatti, gli 007 britannici avevano contattato sia l’Aisi che l’Aise per parlare di attività di “controterrorismo” e avevano constatato “una frattura all’interno dei servizi italiani” che vengono definiti “incapaci/non disposti a collaborare gli uni con gli altri”. Gli 007 britannici avevano chiesto all’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna italiana, di collaborare con loro ma il progetto non si è mai concretizzato, forse per ragioni legali. Il Gchq “aspettava una risposta dall’Aisi su una proposta di collaborazione, gli italiani sembravano entusiasti, ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi”, è scritto nei documenti.

Fonti dell’intelligence del nostro Paese sottolineano che, stando alle carte, i servizi italiani “sono più garantisti” di quelli di altri Paesi e che “non sono disponibili ad andare al di là di quanto previsto dall’ordinamento”. In Italia, fanno sapere, ci sono “limiti legali stringenti” che sono “indubbiamente un fattore di garanzia e rendono non attuabili qui intercettazioni massive su grandi flussi di traffico”. Gli 007 italiani starebbero poi “svolgendo accertamenti per appurare se e cosa eventualmente risulti circa un’asserita richiesta di collaborazione non andata a buon fine da parte del servizio britannico”. In merito all’accusa di essere “litigiosi e incapaci di collaborare”, le stesse fonti sottolineano come probabilmente si tratti di una “valutazione datata”, che si riferisce al periodo successivo alla legge di riforma del 2007, che ha ridisegnato le competenze delle Agenzie (Aisi e Aise): “Certo, all’inizio e proprio nel periodo di cui parla il Guardian c’è stato un complesso periodo di adattamento, ma ora le difficoltà sono superate”.

E mentre non si ferma il flusso di notizie sul caso Datagate, la comunità internazionale si attiva per tutelare la riservatezza nelle comunicazioni. Secondo il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, gli Stati Uniti e la Germania stringeranno a breve un accordo di “non-spionaggio reciproco”: il capo dei servizi tedeschi, Gerhard Schindler, e quello dell’Ufficio per la protezione della costituzione, Hans-Georg Maassen, incontreranno alti dirigenti dell’intelligence americana lunedì a Washington.

Ma l’azione di Berlino per scongiurare un nuovo Datagate non si ferma qui. Secondo Bbc online, Germania e Brasile hanno chiesto all’Assemblea generale dell’Onu di adottare una bozza di risoluzione per il diritto alla privacy nell’era digitale. Il documento chiede la fine dell’eccessiva sorveglianza elettronica sostenendo che la raccolta illegale di dati personali “costituisce un atto altamente invadente“. Secondo le rivelazioni della talpa Edward Snowden, le utenze telefoniche della presidente brasiliana Dilma Roussef e della cancelliera tedesca Angela Merkel sono state controllate dalla Nsa americana. La bozza di risoluzione, che non nomina i singoli Paesi, sarà discussa da una commissione dell’Assemblea generale incentrata sui diritti umani. La bozza chiede all’Assemblea di dichiararsi “profondamente preoccupata per le violazioni dei diritti umani e gli abusi che possono derivare dalla condotta di qualsiasi sorveglianza delle comunicazioni”. Abusi che includono “la sorveglianza delle comunicazioni extraterritoriali, la loro intercettazione così come la raccolta di dati personali, in particolare il ricorso massiccio a controlli e intercettazioni”. La risoluzione, che sarà votata a fine mese, invita infine tutti i Paesi a proteggere il diritto alla privacy garantito dal diritto internazionale.