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Strage di Kharkiv, arrestato un “militare russo”. Le due fughe, l’identità, l’arma, il movente: i punti oscuri della vicenda

Cinque soldati ucraini e un civile uccisi il 13 ottobre. Le autorità hanno annunciato il fermo di un sospetto: resta da chiarire se sia il "prigioniero di guerra" fermato due giorni prima, come sia arrivato in zona, perché abbia raggiunto la casa in cui si trovavano i militari
Strage di Kharkiv, arrestato un “militare russo”. Le due fughe, l’identità, l’arma, il movente: i punti oscuri della vicenda
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Cinque soldati ucraini trucidati in un “edificio residenziale” e un civile ucciso a bruciapelo poco distante. Tutto è accaduto il 13 ottobre nella regione di Kharkiv, nel nord est dell’Ucraina. Dopo neanche 24 ore di caccia all’uomo la procura regionale, la polizia, il Servizio di sicurezza (SBU) e il ministro dell’Interno Ivan Vyhivskyi hanno annunciato l’arresto di un militare russo, sospettato di essere responsabile delle uccisioni. “Il 14 ottobre a Kharkiv è stato arrestato un cittadino della Federazione Russa di 36 anni, originario di San Pietroburgo – ha comunicato la procura -, militare del secondo battaglione del 1009° reggimento motorizzato delle forze armate russe, la cui partecipazione all’uccisione di cinque militari delle Forze armate ucraine e di un civile è oggetto di accertamenti”.

Secondo le autorità, l’uomo potrebbe aver fatto parte di un gruppo di sabotaggio e ricognizione e indossato abiti civili per non essere riconosciuto. Prima di raggiungere il villaggio di Kutuzivka, dove si trovavano i cinque soldati della 72ª Brigata, intitolata ai cosiddetti “Zaporoghi Neri”, sarebbe passato dalla comunità di Tsyrkunivska, dove avrebbe incontrato un uomo che stava pescando in un bacino idrico. “Secondo le informazioni preliminari – è la ricostruzione della procura -, il militare russo temeva che il civile potesse riconoscerlo e per questo lo ha ucciso. Durante l’esame del corpo è stata rilevata una ferita d’arma da fuoco alla testa, con foro d’entrata e d’uscita”.

Lo stesso giorno, il 13 ottobre, l’uomo avrebbe raggiunto Kutuzivka, sarebbe entrato in un’abitazione privata in cui si trovavano i 5 militari ucraini e avrebbe aperto il fuoco. Dopo averli uccisi, avrebbe abbandonato l’arma automatica usata per la strage e proseguito la fuga, prima di essere catturato. “In meno di un giorno, le nostre unità hanno perlustrato decine di chilometri quadrati di territorio – ha dichiarato il ministro dell’Interno Ivan Vyhivskyi -, comprese le probabili direzioni di spostamento dell’assassino e i luoghi in cui avrebbe potuto nascondersi. Un’ora fa è stato arrestato il sospettato, un militare della Federazione Russa”. La SBU ha aggiunto che il fermato era già stato condannato in Russia per un reato.

La ricostruzione, però, lascia nell’ombra diversi punti della vicenda. Il 12 ottobre, il giorno prima dell’eccidio, la comunità territoriale di Hubynycha, nella regione di Dnipropetrovsk, aveva diffuso su Facebook un avviso di ricerca con la fotografia e le generalità di un prigioniero di guerra russo evaso dalla custodia nella regione di Zaporizhzhia. L’uomo ricercato era “Mikhail Sergeevich Lebedkin“, nato il 20 ottobre 2004 a Kamensk-Uralsky, nell’oblast di Sverdlovsk, in Russia. Aveva quindi 21 anni, secondo i dati pubblicati nell’avviso.

Il 14 ottobre una testata locale, Kharkiv Today, ha identificato il sospettato fermato a Kharkiv con il nome di “Mikhail Lebedkin”, sulla base di proprie fonti investigative: “Era noto che in precedenza fosse evaso da un carcere dove era detenuto come prigioniero di guerra nell’Ucraina meridionale”, specifica l’articolo riportando anche il nome in russo: “Лебедкин Михаил Сергеевич”. Il collegamento non è stato tuttavia confermato pubblicamente dalla procura di Kharkiv o dalla SBU. L’alert diramato dal comune di Hubynycha, inoltre, indica un uomo nato nel 2004 a Kamensk-Uralsky, mentre le autorità di Kharkiv hanno parlato di un militare di 36 anni originario di San Pietroburgo.

Restano da chiarire alcuni punti. Le autorità non hanno chiarito come il sospettato sia arrivato nella zona, da dove provenisse l’arma automatica utilizzata e perché abbia raggiunto proprio l’abitazione in cui si trovavano i militari della 72ª brigata. Non è noto se l’assalto fosse pianificato, se il 36enne conoscesse la posizione dei soldati, se fosse in missione o se abbia agito di propria iniziativa. Anche il movente dell’uccisione del civile è, per ora, quello indicato dagli investigatori. Anche questa circostanza dovrà essere verificata nell’indagine.

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