Con il definitivo passaggio di proprietà dell’Inter dai Moratti all’indonesiano Thohir si è riaperta l’affannosa corsa delle società di calcio italiane ai capitali stranieri, la brama di uno sceicco che riempia la squadra di campioni. Alcuni quotidiani hanno scritto che il Milan avrebbe dato a una banca d’affari il compito di valutare la società e metterla sul mercato, e di trattative avanzate con un non meglio specificato investitore di Abu Dhabi. Di certo finora c’è solo che negli ultimi anni, ogni qual volta la squadra va male, si parla di un imminente abbandono di Berlusconi, un po’ come nel Pdl. Una volta erano arabi, poi i russi dell’amico Putin, oggi di nuovo arabi. Detto che su Thohir non ci sono dubbi di sorta, né sul suo immenso patrimonio né sulla correttezza della trattativa, la storia recente ha insegnato che i presunti nababbi che si presentano in Italia con l’intenzione di acquistare delle squadre di calcio, il più delle volte sono delle clamorose bufale. E a cascarci prima ancora dei tifosi sono le stesse società.

L’ultima è di quest’anno, quando la As Roma emette un comunicato ufficiale per annunciare l’ingresso in società dello sceicco giordano al Qaddumi, che porterebbe in dote 100 milioni di euro. Ingannati dalla stessa società, i media immaginano nuove strategie societarie giallorosse, millantano inesistenti parentele di al Qaddumi con satrapie mediorientali, diffondono la foto di un ambasciatore saudita spacciandola per la sua, e scrivono che è proprietario di almeno due compagnie petrolifere e vive a Roma da molti anni. Insospettito da quest’ultima affermazione, la più innocua del pacchetto, e non trovandolo in giro per Roma, qualcuno comincia a scrivere che la situazione patrimoniale del presunto sceicco è tutt’altro che florida. Il bluff salta definitivamente quando le telecamere di Umbria Tv scoprono che, alla faccia della comune idea di sceicco, l’uomo da trent’anni vive in un modesto condominio alla periferia di Perugia. E la Consob apre un’inchiesta.

Tra mille voci d’improbabili trattative e di segretissimi accordi già chiusi che appaiono sulla stampa nostrana – salvo poi essere puntualmente smentiti il giorno dopo – , i più curiosi sono gli episodi che vedono l’arrivo in città del nuovo patron. Memorabili i dodici giorni che sconvolgono Salerno. L’11 febbraio di due anni fa con i campani in Lega Pro la società passa da Antonio Lombardi a Joseph Cala, presentato come amministratore delegato di una società quotata al Nasdaq, che subito promette investimenti per 40 milioni e il ritorno in Serie A. Il 14 febbraio il primo intoppo: non vengono pagati gli stipendi ai giocatori. Il 23 febbraio Lombardi annuncia la risoluzione del contratto con Cala, e dell’americano senza peli sulla lingua si perdono le tracce.

L’estate precedente, invece, Bari scoppia di gioia per l’arrivo in città di Tim Barton, non il noto regista Tim Burton, ma un quasi omonimo magnate texano coi capelli rossi che si dice interessato all’acquisto della squadra di calcio. Una proposta di 25 milioni e una promessa di altri 50 da investire sul mercato. Accolto con tutti gli onori dai Matarrese, Barton è preso d’assalto al suo arrivo all’aeroporto di Bari-Palese da una folla di migliaia di tifosi in festa, e in un tripudio di bandiere il texano mostra con orgoglio la sciarpa biancorossa dicendo: “Voglio farvi sognare!”. Ma la trattativa va per le lunghe e quando Tim Barton deve fare vedere le carte si scopre il bluff del texano dai capelli rossi, parodia del celebre film “il texano dagli occhi di ghiaccio” come il suo nome lo è di un grande regista.

Poi ci sono i grandi misteri della via Emilia. A Bologna nel giro di due anni si presentano prima l’avvocato americano Tacopina e poi il petroliere albanese Taci. Joe Tacopina, che qualche anno prima aveva curato anche il presunto interessamento del potentissimo George Soros per l’acquisto della Roma, si presenta così: “Non sono un farlocco, sono l’uomo dei sogni”. Poi la vicenda finisce in tribunale a colpi di carte bollate e Tacopina torna a New York. L’anno dopo è la volta del petroliere albanese Rezart Taci, con entrature nel Milan, che arriva a parlare quasi da presidente del Bologna prima di darsela a gambe levate dopo aver visto, lui dice, i libri contabili del club. Qualche anno prima invece Lorenzo Sanz, storico presidente del Real Madrid, sembra pronto a tutto pur di comprare il Parma. Si presenta allo stadio, mostra a tutti la sua collezione di opere d’arte, versa una caparra da 7,5 milioni e pressa per la conclusione della trattativa. Finisce che perde i soldi della caparra prima di essere arrestato, pochi anni dopo, per traffico internazionale di opere d’arte.

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