Lo scontro all’interno della maggioranza è rientrato e l’intesa tra Pd e Pdl resiste grazie a un accordo sul tetto alle donazioni dei privati. Ma sul finanziamento ai partiti riesplodono le tensioni tra il Pd e il Movimento Cinque Stelle. Casus belli è stato l’intervento di Riccardo Fraccaro, deputato M5S, che si è rivolto ai colleghi della maggioranza chiamandoli “ladri“. Epiteto che soprattutto i parlamentari democratici non hanno accolto bene, protestando nei confronti del settore dei Cinque Stelle, ma anche della presidenza dell’assemblea: “Fuori, fuori”. I deputati del Pd hanno poi guadagnato l’uscita dell’Aula. A quel punto Marina Sereni (Pd) che in quel momento presiedeva la seduta ha sospeso e rinviato i lavori. Il risultato è che, come minimo, l’approvazione del testo sui soldi ai partiti sarà rinviata alla settimana prossima. I Cinque Stelle avevano infatti proposto di proseguire a oltranza, con una “seduta fiume” durante il fine settimana, ma la proposta è stata respinta. “La maggioranza sta facendo di tutto per allungare i tempi e non approvare la legge sull’abolizione del finanziamento ai partiti – dichiara Matteo Bragantini (Lega Nord) – Ormai sono mesi che questo provvedimento viene rimpallato tra Aula e commissione e si è già perso troppo tempo”. Per la verità non si sarebbe comunque arrivati a licenziare il testo perché c’era comunque la necessità di discutere sul decreto legge sull’Imu (che scade il 30 ottobre). 

Ma il capogruppo del Pd Roberto Speranza, ricordando che i tempi dell’esame del disegno di legge del governo “sono contingentati e quindi la seduta fiume non ha senso in quanto i tempi sono certi”, ribatte: “Bisogna smascherare il disegno di M5S: hanno vantaggio dalla mancata approvazione della riforma. Finché non passa si alimenta il clima nel quale acquisiscono un vantaggio. Non vogliono risolvere un problema, ma semplicemente fare propaganda. L’ostruzionismo viene da M5S, che dice di volere l’esame del provvedimento ma, una volta in Aula, non crea le condizioni perché esso vada avanti”. Durissimo anche il capogruppo di Scelta Civica Lorenzo Dellai. “Non si può dichiarare ladro neanche chi fosse contrario a questa legge, figuriamoci chi la vuole. Noi non cadremo in nessuna provocazione, ma non può lasciarsi impunito l’atteggiamento di chi denigra i colleghi”.

Il confronto tra i Cinque Stelle e praticamente tutti gli altri gruppi parlamentari della Camera è durato per tutta la giornata, tanto che alla fine la discussione è scivolata a lungo su questioni che nulla entravano con il finanziamento ai partiti. Tanto che a un certo punto Sel e M5S hanno cominciato a tirarsi in faccia i rispettivi leader – Nichi Vendola e Beppe Grillo – e le loro presunte “responsabilità” e a contestare le scelte politiche: “Fate la stampella del governo Letta” hanno detto i grillini, “Meglio la stampella del governo Letta che della Bossi-Fini” hanno risposto i vendoliani.

Lo scontro in Aula tra M5S e Pd
La discussione è ancora sui 114 emendamenti. E’ stato Fraccaro a accendere la miccia. Durante il suo intervento su un emendamento, all’inizio delle votazioni, ha ribadito: “Continueremo a chiamarvi ladro”. Immediata la reazione degli altri deputati, soprattutto di quelli del Pd. La vicepresidente Marina Sereni ha provato a riportare l’ordine richiamando Fraccaro ed a “non usare un linguaggio offensivo per il Parlamento ed i deputati”. Ma il Pd ha continuato a rumoreggiare, chiedendo interventi della presidenza sul deputato M5S e urlando in coro “Fuori, fuori”. Secondo il racconto di Giulia De Vita, deputata M5S, un deputato di Scelta Civica ha preso anche in mano una scarpa. Al che, Sereni ha intimato a Fraccaro: “Se pronuncia di nuovo quella parola….”, ma non è riuscita a finire la frase, la sua voce è stata sopraffatta dalle urla dei deputati Cinque Stelle. Specificando che “l’Aula non è né un ring né uno stadio”, mentre decine di deputati del Pd abbandonavano platealmente l’Aula, la vicepresidente ha sospeso la seduta che riprenderà nel pomeriggio.  Seduta sospesa nell’Aula della Camera durante l’esame della legge sul finanziamento pubblico ai partitiRiccardo Fraccaro del Movimento Cinque Stelle ha detto ai deputati “continueremo a chiamarvi ladri“. Immediata la reazione dei deputati del Partito Democratico, molti dei quali hanno abbandonato l’Aula.

Un deputato di Scelta Civica, Mario Sberna, imita nientemeno che Nikita Kruscev togliendosi un sandalo e brandendolo “per rammentare la sofferenza che affligge i tanti sud del mondo” e facendo il gesto di tirarlo al Cinque stelle. Ma, assicura all’Agi, “a chi mi ha dato del ladro, io la scarpa l’avrei fatta mangiare. Se solo lo avessi avuto vicino”. Sberna è definito il “deputato francescano” per la scelta di vivere con la sola diaria di 2500 euro e devolvere il resto in beneficenza. Ma più che a Kruscev Sberna in quel momento ha pensato “al brano del Vangelo che ho ascoltato questa mattina a messa e in cui Gesù faceva riferimento al ‘cattivo’ che è in tutti noi. Quello di questa mattina” da parte dei Cinque stelle “è stato un gesto cattivo, perché compiuto con consapevolezza: si trattava di un testo scritto, con parole pensate e pesate. Non ci si può girare verso un uomo di 53 anni con cinque figli che ha passato la vita nel volontariato cercando di restituire un po’ del benessere che la vita gli ha dato. Non si può dare del ladro a persone che nemmeno si conoscono. Se si vuole fare un’accusa del genere, bisogna citare nomi e cognomi, prendersi delle responsabilità e nel caso fare una denuncia. Cosi’ ho detto loro quando si sono avvicinati per spiegarmi che non ce l’avevano con me. Ma io ai miei figli ho sempre insegnato l’onesta’, la responsabilita’ delle azioni. Vorrei insegnare questi valori anche a loro, ma non per presunzione, solo perche’ sono giovani e vorrei condividere un po’ della mia esperienza”. Una esperienza che viene dal contatto con realta’ difficili che Sberna porta ogni giorno con se’, grazie ai sandali calzati anche in questi giorni di pioggia, alla fede nera che e’ simbolo delle sofferenze dei popoli del sud e del ‘Tau’ francescano che porta al collo.

 “Possono strepitare quanto gli pare, io glielo ridico altre cento volte!” scrive poi Fraccaro, su Facebook, riferendosi alla frase pronunciata alla Camera nei confronti degli altri deputati. “Io – prosegue Fraccaro – ne ho viste di cose… Durante il mio intervento in Aula Pd, Pdl, Sel e Scelta civica sembravano sull’orlo di una crisi isterica. Eppure mi sono limitato a smontare pezzo per pezzo un provvedimento farlocco come quello sul finanziamento pubblico ai partiti”.

Alla fine la presidente della Camera riunisce la conferenza dei capigruppo e promette il pugno duro (ribadito poi in Aula dal vicepresidente Simone Baldelli). Una riunione richiesta dal capogruppo del Pd Roberto Speranza per ristabilire “un clima di civiltà in aula”. Speranza su Twitter scrive: “I 5 Stelle vogliono impedire riforma che abolisce finanziamento ai partiti”. E sempre attraverso il social network la collega di partito Alessandra Moretti rincara la dose: “Il M5S insulta in aula e impedisce il voto sulla riforma che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Strategia per non cambiare nulla”. Ricostruzione opposta quella di Alessandro Di Battista (M5S): “Dal Pd e dal Pdl si alzano cori diprotesta, tutti i partiti ci gridano ‘Fuori, fuori, fuorì. I deputati del Pd si avvicinano minacciando, augurandoci la morte, dicendo ‘vi aspettiamo fuori, vi ammazziamo’ (speriamo che ci sia tutto nello stenografico)”. “Quello che sta succedendo alla Camera è incredibile – chiosa Beppe Grillo su Twitter – Sono alle minacce di morte!”.

M5S: “Sanzioni irrisorie a partiti con bilanci non trasparenti”
Ma proprio questa accusa è quella che il Movimento Cinque Stelle muove al testo che sarà verosimilmente approvato dalla maggioranza. “Il disegno di legge in esame non abolisce il finanziamento pubblico, con queste disposizioni i cittadini finanzieranno ancora i partiti! È una riforma del Gattopardo che instaura, per giunta, un sistema ancora meno trasparente ed equilibrato – dichiara ancora Fraccaro – La casta continuerà ad appropriarsi indebitamente dei soldi dei cittadini”. Più precisamente, secondo quanto hanno più volte spiegato in Aula Fraccaro, ma anche il capogruppo Riccardo Nuti, al centro della questione ci sono il 2 per mille e ancora di più le sanzioni definite “irrisorie” nel caso in cui i bilanci dei partiti non siano chiari, trasparenti o addirittura presentati. “Non solo: nel caso di irregolarità – ha spiegato Nuti in Aula – il finanziamento al partito non viene bloccato subito ma dopo due anni. La verità è che non vogliono mettere sanzioni serie e rubano i soldi”. I tre emendamenti sulle sanzioni sono stati tutti bocciati, nonostante uno dei tre sia stato votato anche da Sel.

A rischio l’intesa in maggioranza sulle donazioni private
Nel frattempo è esploso e poi rientrato un nuovo litigio all’interno della maggioranza delle larghe intese. In una riunione del “comitato dei nove” infatti Mariastella Gelmini (Pdl) aveva chiesto di rivedere l’emendamento sul tetto a donazioni e fideiussioni dei privati. Ma Pd e Scelta Civica si erano opposte: “Si era raggiunto un accordo. Ora non si può rimetterlo in discussione”. Un’intesa in un primo momento sembrava raggiunta su un emendamento di mediazione, per introdurre un tetto di 300 mila euro ai finanziamenti dei privati, dopo una fase transitoria di tre anni. La norma avrebbe riguardato anche le fideiussioni, in modo che il limite non fosse aggirabile. Ma appunto alcuni elementi di questo accordo sono stati messi in dubbio dalla Gelmini alla quale ha risposto prima Emanuele Fiano (Pd) e poi Renato Balduzzi (Scelta Civica). “C’è stata una vera e propria lite – confermano più fonti – I nodi non sono stati sciolti, l’accordo rischia di saltare”. Alla fine l’intesa è stata trovata su un emendamento che prevede una soglia per le donazioni private di 300mila euro, con entrata in vigore progressiva.