Le larghe intese, la sciagurata operazione trasformistica benedetta dal Quirinale, esplodono in mille pezzi dopo appena cinque mesi di stentata esistenza con la scissione del Pdl, le furibonde accuse di Berlusconi contro Napolitano e Letta e una santabarbara di insulti, minacce e dossier pronta a esplodere. Ma c’è qualcosa di molto peggio di una formula politica fallita: riproporre a un Paese sfibrato e disorientato la stessa scadente minestra, ma questa volta condita con la stricnina. Tale appare la nuova maggioranza raccogliticcia, inzeppata di transfughi e voltagabbana che starebbe maturando nelle segrete stanze. Oggi ne sapremo di più dal premier dimezzato Enrico Letta, ma cause ed effetti del disastro presente e di quello che si annuncia sono già sotto i nostri occhi.

Primo. La guerra civile in corso tra gli scherani di Berlusconi non è tra falchi e colombe, ma tra opportunisti di varia specie. I ministeriali guidati da Alfano si sono troppo sbilanciati per non temere la vendetta del Caimano e ora cercano rifugio all’ombra di un governicchio Napolitano-Letta. Quanto al pregiudicato, perduta ogni speranza di farla franca, anche da decaduto continuerà a fare danni guidando per interposta persona (la rampolla Marina) la nuova e più aggressiva Forza Italia, una sorta di Alba Dorata che pescherà nella destra più intollerante.

Secondo. Non si capisce quale interesse avrebbe il Letta nipote ad accettare un simile pateracchio che contribuirà a rafforzare in Europa l’idea di un’Italia con un governo ancora più debole e non in grado comunque di fare fronte ai propri obblighi.

Terzo. Dopo il confuso risultato delle ultime elezioni tutto consigliava la creazione di un esecutivo di scopo per tamponare la crisi e portare al più presto il Paese alle urne con una nuova legge elettorale. Come se non fossero bastati i disastri dell’inciucio Pd-Pdl, ora sul Colle si sperimentano altre strane alchimie da apprendisti stregoni. A che scopo?

Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2013