Un intreccio di quote societarie, interessi, denaro. Tante variabili dove le costanti sono sempre gli stessi nomi. Gli stessi nomi che, tra cariche racimolate e posizioni di potere, riescono a guadagnarci (o quantomeno a non perderci) anche dal fallimento di una grande cooperativa che ha messo in ginocchio centinaia di ex soci e lavoratori. La cooperativa è la Cmr di Filo d’Argenta. Una frazione divisa a metà tra le provincie di Ferrara e Ravenna. E che negli ultimi anni ha già patito un altro grande crac, quello della Coopcostruttori. Un territorio legato dal filo rosso delle cooperative e della politica. In questo legame tra terra emiliana e terra romagnola, già al centro di diversi esposti in procura, si è inserito il gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle di Ravenna, che ha scelto Ferrara per presentare il suo personale dossier che dal porto turistico di Marina di Ravenna porta direttamente nel capoluogo estense.

Il legame è la Cmr, fallita nel settembre 2011, dopo che il tribunale respinse la richiesta di concordato preventivo. La cooperativa possedeva il 72,5% della azioni di Seaser, la concessionaria del porto Marinara. Un patrimonio del valore, se si presta fede alla perizia depositata dalla stessa proprietà nel dicembre 2009, di 16 milioni e 600mila euro. Prima del fallimento Cmr, siamo al 16 ottobre 2010, si scioglie il cda e si avvia la procedura di concordato per sanare un debito di 141 milioni di euro. Pochi giorni prima, il 2 ottobre il cda di Cmr delibera la cessione di parte delle quote di partecipazione in Serco e dà incarico al presidente Giorgio Camilletti e al presidente Lauro Capisani di cedere alla società Costa Verde del Gruppo Nettuno srl, o ad acquirente da questa designato, il 60% della Serco srl al prezzo di 12mila euro.

Il pallottoliere delle quote e degli incarichi aziendali è analizzato da Pietro Vandini capogruppo dei 5 Stelle ravennati, giunto a Ferrara assieme alla collega Francesca Santarelli e al consigliere regionale Andrea Defranceschi: “Serco (interamente posseduta da Cmr) possiede il 22.50% di Costa Verde, il 33.33% di Comway e il 49% della Polo Commerciale Eurolandia. Ora, se il valore attribuito alla partecipazione in Serco (come da bilancio 2009 di Cmr) è di 860.577 euro, il 60% di questa avrebbe dovuto avere un valore di 516.346,20 euro”.

Cifra ben lontana dai 12mila euro dell’affare. Affare che non finisce qui. Perfezionata la cessione, una settimana dopo, l’11 ottobre, si scioglie il cda di Serco. Guardiamo ora i nomi degli amministratori di questa galassia cooperativa. Seaser vede come soci Cmr (72.50% delle quote, Sorgeva – coop ferrarese – con il 17.50% e Luigi Vitali con il 10%). Il presidente è Bruno Caravita. Lauro Capisani è membro del cda. Caravita era anche direttore generale di Cmr, mentre Capisani ne era vicepresidente. Entrambi figurano indagati dalla procura estense nell’ambito del fallimento della società insieme a Giorgio Camilletti, l’ex presidente.

Serco, al 100% di Cmr, ha come presidente Capisani e Caravita come amministratore delegato. I due, dopo la vendita del 60% di Serco, si dimettono. L’acquirente, il Gruppo Nettuno nomina Capisani amministratore unico della Serco srl. “Altro dettaglio – rimarca Vandini -, gli acquirenti ruotano attorno alla galassia di Paolo Conforti, che figura presidente di Costa verde e di Comway e amministratore unico di Eurolandia. Questo fa pensare a stretti rapporti fra Conforti, Caravita e Capisani”. Di qui la domanda: “perché questa vendita non è stata fatta quando Serco era ancora di Cmr, attraverso il tribunale di Ferrara a seguito del fallimento?”.

Ma la nebulosa rete di manovre non finisce qui. Nel luglio 2011 il curatore fallimentare di Cmr, Raffaella Margotti, anticipa la volontà di vendere il pacchetto azionario di Cmr tramite evidenza pubblica. “Il 7 dicembre 2012 però succede qualcosa – avvertono i 5 Stelle -; invece di proseguire su questa strada, il curatore invia ai soci Seaser un’altra comunicazione nella quale avvisa che Sorgeva si è dichiarata disponibile ad acquisire l’intera partecipazione delle quote Cmr al costo di 1 euro impegnandosi poi a venderle ad Italia Navigando (che non avrebbe potuto partecipare in quanto società pubblica) la quale avrebbe dovuto assumersi una serie di impegni ed obbligazioni”.

Un passaggio che fa insorgere ad orologeria il presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna Galliano Di Marco, che contesta la legittimità della vendita, “dichiarando pubblicamente – ricorda Vandini – di voler impugnare gli atti fino alla Corte di Giustizia Europea e minacciando la decadenza della concessione demaniale”. La furia di Di Marco si placa poco dopo, nonostante la vendita diventi nero su bianco. “Cosa sia successo nel frattempo non lo sappiamo. Di certo le quote di Cmr facevano gola a molti – azzarda Vandini – e quindi si è scatenata una guerra interna tra due fazioni che vogliono il controllo di Marinara, a nessuno interessa più nulla del fatto che questo possa essere un enorme danno per i soci e i creditori Cmr”. Ancora più duro Defranceschi: “siamo di fronte a giochi di potere manovrati da persone legate ai partiti che si mettono d’accordo per mangiare tutti nello stesso piatto. a scapito ovviamente dei soci e dei lavoratori delle cooperative in buona fede”.