“Al fine di assicurare l’unità dell’azione amministrativa si richiama la necessità che ogni attività, a rilevanza esterna, finalizzata alla formulazione di proposte normative che possano incidere sulla disciplina dei beni culturali, debba seguire un percorso ordinato e sistematico che sia pienamente rispettoso del ruolo istituzionale assegnato all’organo di indirizzo politico del ministero”.

Inizia così la circolare ministeriale con la quale, ieri, [n.d.r. la circolare è la n. 39 del 23 settembre 2013 non ancora pubblicata sul sito del MIBAC] il Segretario Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali ha informato tutti gli uffici del Ministero che, da ora in avanti, chiunque voglia farsi promotore di un evento nel corso del quale discutere o far discutere di una proposta di modifica del quadro normativo vigente dovrà comunicare tale intenzione al proprio diretto superiore che, a sua volta,  dovrà richiedere al Segretariato Generale un’apposita autorizzazione  “da parte del Ministro o, su sua indicazione, da parte dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione”.

“La procedura prevede – scrive il segretario generale nella Circolare – che i contenuti delle proposte [n.d.r. di organizzazione di eventi nell’ambito dei quali discutere proposte di modifica del quadro normativo] siano preventivamente e obbligatoriamente vigilati dai Direttori generali e dai Direttori regionali competenti” e – prosegue – “dovranno essere inviate a questo Segretariato generale il quale provvederà a esporle agli uffici di diretta collaborazione per la successiva valutazione sia del programma che dei contenuti e delle finalità e solo in caso di esito positivo, è prevista la eventuale autorizzazione da parte del Ministero”.

Vietato, dunque, discutere di una riforma della disciplina dei beni culturali – piccola o grande che sia – senza il permesso del Ministro anche se, come avviene in genere, senza impegnare in alcun modo il Ministro né parlare a nome del Ministero.

Sebbene nell’ingessato linguaggio istituzionale, la chiosa finale della Circolare ne racchiude il senso: l’obiettivo è quello di consentire al Segretariato generale di esercitare la funzione di coordinamento e di garanzia dell’unità dell’azione amministrativa.

In burocratese si scrive così ma la sostanza è che si vuole azzerare la dialettica dei diversi uffici del Ministero ed imporre un pensiero unico.

Per coordinare l’azione amministrativa, infatti, sarebbe bastato – se davvero indispensabile – stabilire un obbligo di preventiva comunicazione ma nella circolare ci si spinge ben oltre e si arriva stabilire l’obbligo di ottenere una speciale autorizzazione del Ministro prima di discutere in un evento di una modifica normativa.

Quella del Segretario Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali è un’iniziativa di straordinaria gravità che non può e non deve rimanere inghiottita nei corridoi del Ministero.

Tocca al ministro Bray, prendere posizione, ratificandola o sconfessandola e restituendo ai propri dipendenti, funzionari e dirigenti la libertà di parola e con essa quella di contribuire al dibattito politico e culturale sulle regole dei beni culturali.

E’ davvero il colmo che in un Ministero dei beni culturali manchi la libertà di cultura.