Beppe Grillo, almeno con il Fatto Quotidiano, è stato chiaro: “D’ora in poi due interviste al mese, a Genova o a Milano. I giornalisti sono invitati”. E’ sicuramente il segno di un modo di fare comunicazione che Grillo vuole cambiare. E’ anche l’ennesima dichiarazione su quelle tante cose che non funzionano dentro al Movimento 5 stelle.

Ma oggi non credo sia il punto. C’è chi parla di divisioni, di parlamentari spaccati in due: chi sta col capo e chi invece vuole intraprendere una strada governativa. Ma la divisione esiste? I trenta senatori di cui ha parlato Alessandra Moretti dove sono? Per adesso non si sono visti. Ma soprattutto: esiste un Pd pronto ad accogliere i dissidenti a braccia aperte oppure no, grazie, andate pure al gruppo misto e votate con chi volete? Questo, a prescindere dal folklore, sembra l’argomento. Nessuno, dall’interno del Partito democratico, a parte la regina del gossip estivo Moretti, in questo momento cerca di fare scouting tra i grillini. Il motivo? Non servono. La maggioranza di governo esiste, Enrico Letta è il presidente del Consiglio e Angelino Alfano il suo vice. Non ci sono ribaltoni in vista. Che comunque dovrebbero passare da una strada che si chiama Quirinale, e da quelle mura non c’è un presidente che il problema di rimpasto di governo non se lo pone. E non ha motivi per farlo. Berlusconi, comunque vadano le cose, ha tutto l’interesse a mantenere in piedi questo esecutivo, lo stesso avviene nel Pd, alla ricerca di un’identità. Non c’è una data del congresso, c’è solo un candidato in pectore (e vincitore) che si chiama  Matteo Renzi, ma appunto candidato alla segreteria, non alla presidenza del Consiglio. Quella è occupata da Letta che non ha nessuna intenzione di sciogliere l’alleanza col Pdl, visto che si trova a suo agio e, paradossalmente, essere con Berlusconi gli assicura un futuro, precipitare alle elezioni vorrebbe dire finire la carriera di potere appena iniziata.

E allora il senatore del Movimento 5 stelle, Luis Alberto Orellana, il primo tra gli aperturisti, a chi parla quando dice “no tabù su alleanze: per me il dialogo si basa su un’ipotesi di governo a 5 Stelle, ma noi siamo solo 50 e dobbiamo dialogare con altri che hanno la maggioranza in questo Parlamento”?

Orellana può dialogare con chi vuole, fare cene insieme a pezzi medio-piccoli del Pd, ma dall’altra parte non troverà nessuno ad ascoltarlo. Ovvio che lui, e un’altra decina come lui, abbiano la voglia di entrare nella stanza dei bottoni, quella attigua a palazzo Chigi, ma c’è un ma: nessuno li ha invitati a quella festa.