E’ bello quando nelle prime pagine di un quotidiano o nelle notizie di apertura di un telegiornale la protagonista è una donna arrivata agli “onori” della cronaca per meriti scientifici e culturali e non per qualche gossip estivo. Si potrà non essere d’accordo sull’opportunità di nominare quattro nuovi senatori a vita (ma non è il mio caso), si potrà discutere sulle loro retribuzioni pagate dai cittadini, si potrà, come si sta già facendo, avanzare illazioni sulla loro appartenenza politica, ma una cosa è certa: la nomina di Elena Cattaneo, assieme a quella di Carlo Rubbia, Claudio Abbado e Renzo Piano, non può essere discussa sul fronte del merito.

Nomina che premia una ricerca sulle staminali condotta con rigore e generosità, senza alimentare facili e demagogiche speranze populiste come purtroppo sta avvenendo con il metodo Stamina. Non a caso Elena Cattaneo è tra gli scienziati che hanno criticato duramente il metodo Vannoni, il trattamento a base di cellule staminali mesenchimali per malattie degenerative, affermando che “non ci sono dati né prove e che si tratta di pura alchimia”.

Perché compito della scienza non è quello di promettere miracoli facendo leva sulle emozioni dei malati e dei loro parenti, ma di fornire risposte certe e inconfutabili. E’ quanto abbiamo provato a fare come legislatori quando siamo intervenuti sul cosiddetto metodo Stamina consentendo ai malati già in “cura” di proseguire il trattamento e chiedendo l’avvio di una sperimentazione chiara e trasparente. Purtroppo i dubbi sull’originalità e sull’efficacia del cosiddetto protocollo Vannoni, sollevati da eminenti scienziati, tra cui la professoressa Cattaneo, e l’autorevole rivista Nature, sono ben lontani dall’essere dissipati e anzi si sospetta che il metodo presentato da Stamina per la sperimentazione sia addirittura diverso da quello in usato fino ad oggi negli ospedali di Brescia.

Nel frattempo la tv di Stato continua ad alimentare false speranze mandando in onda servizi sui presunti miracoli del trattamento Vannoni. In questa fase di oscurantismo, dove si vieta per legge la ricerca sulle staminali embrionali ma si dà spazio agli incantatori di serpenti e agli stregoni che neanche posseggono una laurea in medicina, la nomina di Elena e di altri tre esponenti dell’eccellenza italiana apre una finestra di luce e dimostra quanto sia importante investire nella ricerca scientifica e nella cultura.

Sono questi i modelli da seguire che possono fungere da stimolo e da speranza per i nostri giovani le giovani generazioni di donne e uomini.