La crisi morde e a soffrirne è anche il cervello, con il quoziente intellettivo (QI) in picchiata, anche di 13 punti, in presenza di grosse difficoltà economiche. Lo afferma uno studio internazionale condotto dalle università americane di Harvard e Princeton, insieme alla Warwick University inglese. Secondo la ricerca, pubblicata su Science, dissipare energie mentali in questioni economiche equivale a perdere un’intera notte di sonno o a essere alcolisti cronici.

Sul fronte della crisi, gli ultimi dati (provvisori) dell’Istat, resi pubblici proprio in questi giorni, fotografano una situazione allarmante. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni, sfiora ormai la soglia record del 40%, con picchi del 51% per le donne al Sud. Nello studio il cervello è paragonato a un computer: “È come quando siamo di fronte a un pc molto lento”, spiega all’Adn-Kronos Salute Sendhil Mullainathan, professore di economia alla Harvard University e coautore della ricerca. “In realtà, non lo è davvero, ma è impegnato a fare qualcos’altro, come scaricare un’enorme mole di dati”.

Allo stesso modo, sostengono gli scienziati, quando incombe il pensiero di come pagare le bollette e arrivare a fine mese il cervello perde colpi e i neuroni lavorano peggio. La ricerca è basata su due distinte serie di indagini, condotte negli Usa e in India. Il primo gruppo di volontari – 400 persone reclutate presso un centro commerciale del New Jersey – è stato diviso in due sottogruppi, in base al tenore di vita dei partecipanti, tutti sottoposti a test QI. Ad alcuni individui, appartenenti al gruppo con reddito inferiore a 15mila euro annui, prima del test è stato domandato come avrebbero fatto fronte a un’improvvisa spesa, dovuta ad esempio a un guasto imprevisto alla loro autovettura.

Con questo stratagemma gli studiosi contribuivano a fissare la loro attenzione sulle difficoltà economiche. Come conseguenza, il QI degli intervistati risultava inferiore, anche di 13 punti, sia rispetto al cosiddetto gruppo dei più ricchi – con redditi annuali superiori ai 50mila euro – sia a coloro che si trovavano nelle stesse condizioni di reddito, ma ai quali, però, non era stata fatta alcuna domanda preliminare. Una spia significativa, secondo gli studiosi, di come il tarlo delle preoccupazioni economiche scavi nella mente, alterando le prestazioni neuronali.

Il secondo gruppo d’indagine è, invece, rappresentato da 464 contadini indiani, intervistati il mese precedente e quello successivo al raccolto, quando il loro reddito era più elevato. “Abbiamo constatato – sottolinea Mullainathan – che, a distanza di un mese, le stesse persone mostravano un QI più elevato, con una differenza nel quoziente intellettivo pari anche a 10 punti”. A riprova dell’esistenza di una stretta correlazione tra percezione della crisi e prestazioni cognitive, un altro studio, pubblicato alcuni giorni fa sulla rivista Neurology e condotto da un team di ricercatori del Sutter Health, in California, mostra come l’emicrania – disturbo che interessa il 10-15 % della popolazione mondiale – sia più comune tra le persone con reddito basso.

Gli scienziati, a margine della loro indagine su Science, si spingono a proporre alcuni suggerimenti ai decisori politici, come prevedere nelle leggi di bilancio maggiori agevolazioni sulle spese legate alla famiglia. Un intervento che, secondo gli autori della ricerca, avrebbe importanti ricadute non solo da un punto di vista economico, ma anche sulla salute mentale di chi è rimasto indietro a causa della crisi.

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