“Ma tu qualcosa di bello l’hai visto in una settimana di meeting? O hai trovato soltanto potere e affari?”. A Rimini i ragazzi di Comunione e liberazione non si capacitano che i giornali raccontino soltanto la politica, che si chiedano “per chi vota oggi Cl” invece di come affrontare l’“Emergenza uomo”, titolo del 34esimo meeting che si è chiuso ieri. Per chi la guarda dall’esterno, l’adunata ciellina alla Fiera di Rimini è un fondale su cui sfilano, per qualche giorno, i protagonisti: ministri e manager. Ma molti degli 800mila che visitano quei padiglioni e per gran parte dei tremila volontari che passano vacanze e ferie a lavorare, i politici sono spesso un orpello. “Noi siamo qui per rispondere alle domande ultime, quelle che non ti fanno dormire la notte”, ti dicono. E quando vedi i volontari che, sotto un poncho e senza ombrello, passano ore sotto le secchiate di una pioggia di fine estate per mettere ordine nei parcheggi è difficile pensare che lo facciano (solo) per un calcolo del tipo: investo qui il mio tempo e un giorno Cl mi sarà utile.

Più sponsor che messe – Però raccontare Cl senza politica e senza affari è impossibile. Proprio per il modo che hanno i ciellini di intendere la fede. Al meeting, Dio non si vede, almeno nelle sue forme esteriori abituali: niente crocifissi, niente cappelle, niente spazi di preghiera. C’è un’unica messa, il primo giorno, col vescovo di Rimini. All’uscita dal padiglione che funge da Chiesa – lo stesso in cui parlano i politici importanti – la scena è questa: centinaia di persone sorridenti, moltissimi ragazzi, accolti da volontari con la maglia blu sponsorizzata dalla Wind che cercano di venderti il biglietto della lotteria del meeting (in premio una Panda), i promoter dell’Eni distribuiscono volantini ai fedeli che hanno appena fatto la comunione. Poi basta, niente più messe, niente momenti di preghiera. “Al mattino ci troviamo a dire le lodi, divisi per settori, io sono con quelli della ristorazione”, assicura una volontaria. A differenza di altre associazioni cattoliche, tipo gli scout, Cl non si appoggia alle parrocchie. Il momento centrale della settimana del ciellino non è la messa domenicale, ma la “scuola di comunità”, l’incontro in cui, a piccoli gruppi, “si parla della vita”. E si meditano le parole di don Giussani, non quelle del Vangelo. Anche il “Gius”, come il suo successore don Juliàn Carron, era consapevole del rischio che la comunità si trasformasse da mezzo (per incontrare Cristo) a fine.

Ma Cl non vive questa sua mondanità con imbarazzo. “La nostra fede è vissuta nell’agire e nell’incontro con gli altri”, spiega Francesco, uno di quei ciellini che ti cercano per controbattere a pregiudizi e scetticismi. Studia Economia a Milano, in Cattolica, l’università preferita dai ciellini, dove insegnava Giussani. “Ho conosciuto un professore al liceo, era una persona interessante, volevo essere come lui”, dice Francesco, negli occhi quella convinzione che non conosce dubbi così frequente nei ciellini appassionati. E ti racconta quello che fa il movimento, i preti in giro per il mondo, l’Avsi, l’associazione di volontari per la cooperazione, il centro L’Imprevisto di Pesaro che recupera ragazzi con problemi di droga, il Banco Alimentare per limitare gli sprechi di cibo. “Voi giornalisti siete qui solo per cercare lo scandaletto”, si infervora un ragazzo di 17 anni allo stand della rivista ciellina Tempi, quello in cui si raccolgono le firme contro la legge sull’omofobia perché limita la libertà di espressione.

Tutti a veder le mostre – Qualche ciellino è molto pragmatico: “Io sono sarda, sono andata a studiare biologia a Pisa e mi sono avvicinata a Cl perché offriva corsi di formazione gratuiti in università. Da sola non prego molto, ma in gruppo leggere le lodi tutti insieme è una bella esperienza”. Ma questo – l’aspetto di Cl come utile network di relazioni, rete di protezione per i più deboli o di supporto ai potenti – si vede nel resto dell’anno. A Rimini il meeting serve a costruire l’identità, è il momento in cui Cl è visibile, esplicita, prima di inabissarsi di nuovo nei gangli della società.

E l’identità si costruisce con i dibattiti e soprattutto con le mostre. “Hai visto quella sull’Europa? E quella su Chesterton?”, ti interrogano sempre al meeting. Bisogna prenotarsi per le visite guidate, non se le perde nessuno. L’attrazione per una forma di esperienza così antica e fredda come una mostra, può sorprendere. Quella sull’Europa, anzi sulla “Sinfonia dal nuovo mondo”, è composta da una decina di cartelli, qualche nota biografica sui padri fondatori, da De Gasperi a Monnet all’amico di Cl Giulio Andreotti, e un piccolo riassunto delle tappe dell’integrazione. Poco più di un opuscolo informativo. Ma non importa: le mostre servono a fissare le parole d’ordine, a fornire ai ciellini una lista di temi cui appassionarsi (“in quella mostra ho capito che la crisi europea è l’emergenza uomo”, ti dicono).

Nei dibattiti i temi religiosi sono più visibili. L’ospite più celebrato è John Waters, un editorialista dell’Irish Times, capelli lunghi e barba di una settimana. Dopo una vita di alcol e droghe, Waters ha riscoperto la fede e sul suo giornale conduce battaglie contro l’aborto e la secolarizzazione. Ha parlato a Roma, alla giornata mondiale dei movimenti e Cl l’ha invitato a Rimini dove migliaia di persone hanno ascoltato e si sono passate il testo della sua lezione sull’uomo prigioniero di “un bunker”, in cui avviene un processo di “de-assolutizzazione”, cioè “la riduzione dell’immaginazione umana per sopprimere le sue domande fondamentali sull’origine e il destino”.

Però la politica torna sempre, anche nei dibattiti – sempre privi di contraddittorio – in cui i politici non ci sono. A Rimini il 1989 non è mai arrivato e il Novecento continua. Si celebrano i dissidenti sovietici, si ricordano le atrocità di Pol Pot in Cambogia e di Stalin nell’Urss. Una delle case editrici di Cl, Itaca, pubblica libri sulla fede sotto il regime sovietico e il manifesto del drammaturgo-presidente cecoslovacco Vaclav Havel Il potere dei senza potere. A presentarlo c’è la giudice della Corte costituzionale Marta Cartabia, molto vicina al movimento, che scrive anche la prefazione. Non manca mai qualche incontro per ricordare Aleksandr Solgenitsin, che raccontò i gulag sovietici, lettura obbligata per i ciellini. Pare che Cl cerchi di prolungare il contesto in cui nacque nel 1954 Gioventù studentesca (prima incarnazione di Cl) come reazione ai fermenti di una sinistra in gran parte marxista e filosovietica. I ciellini hanno bisogno di percepirsi come una minoranza attiva, che incarna valori più autentici di quelli di una società secolarizzata e svuotata che loro non possono redimere ma sono chiamati a modellare, là dove riescono a incidere, nella famiglia come al governo del Paese. Ma essendo loro stessi molto secolarizzati, hanno bisogno di un nemico più forte del consumismo e del relativismo con cui misurarsi. E quindi il comunismo al meeting di Cl è vivo e minaccioso.

La svolta di Carron – La minoranza, però, è diventata maggioranza proprio nel suo territorio, la Lombardia, per vent’anni, con Roberto Formigoni. Che in questi giorni compariva al meeting cercando applausi e abbracci, ma la sua caduta è evidente. “È stata un’esperienza di governo di cui è impossibile negare l’importanza, ma nel movimento è in corso una riflessione”, spiega Massimiliano Perri, 45 anni, per sette nella segreteria particolare di Formigoni, ora lavora per Expo 2015. La svolta è la lettera di don Juliàn Carron a Repubblica del 2 maggio 2012, all’apice dello scandalo Formigoni, tra lussi da oligarca russo e sospetti di corruzione: “Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela. Spetterà ai giudici determinare se alcuni errori commessi da taluni costituiscano anche reati”. Con quella lettera, spiegano tutti al meeting, finisce il collateralismo, Cl smette di consegnarsi in massa a singoli capicorrente. Resiste come blocco politico ed elettorale (“Nella mia città c’erano 300 voti ciellini divisi in tre pacchetti, me ne hanno offerto uno da 75, ma ho detto di no per non avere debiti”, dice un consigliere comunale Pdl), ma non è più il feudo personale di nessuno, lo si è visto anche alle ultime elezioni regionali lombarde. Non è di Formigoni e neppure di Maurizio Lupi, rimasto il ciellino più forte che continua a sognare di fare il sindaco di Milano. Per dirla con le parole del sociologo Aldo Bonomi, “la verticalizzazione di Cl è in crisi, nel suo rapporto con la politica. Regge l’orizzontalità della Compagnia delle opere, il successo degli operosi”. La base più solida del movimento di don Giussani non è più Cl come corrente politica – prima della Dc e poi di Forza Italia e Pdl – ma la Compagnia delle opere, la rete di piccole e medie imprese guidata dal tedesco Bernhard Scholz che in Lombardia conta più dell’Assolombarda.

Gli stand della Cdo al meeting però sono poco affollati. I partecipanti preferiscono la sezione della Fiera dedicata agli sport, i ristoranti modello festa dell’Unità , le auto elettriche dell’Enel. Alla sera cinema e musica, da Terence Malick con To the wonder allo spettacolo di Enzo Iacchetti Chiedo scusa al Signor Gaber. Gaber è stato ciellinizzato a posteriori, come Enzo Jannacci, attratto dal movimento nei suoi ultimi anni, e ricordato al meeting dal figlio Paolo. I ciellini sono inclusivi, citano spesso anche Pier Paolo Pasolini, compagno nella lotta contro “l’omologazione”. Chissà cosa avrebbe detto lui che, morto cinque anni prima, non ha potuto neanche vedere il primo meeting.

Twitter @stefanofeltri