La federazione nazionale degli ordini dei medici, dopo aver discusso mesi, ha deciso che dall’autunno il termine paziente verrà sostituito da “persona assistita”. Partiamo dall’etimologia. Il termine latino patiens, participio presente del verbo patio, vuol dire soffrire o sopportare. Il verbo latino adsistere, “stare presso” indica un venire “da” per andare “verso” qualcosa (ab); indica uno stare accanto a qualcuno perché costui mi riguarda e mi interessa.

Basterà cambiare il nome ai pazienti per farli tornare essere umani dopo essere stati per anni clienti di aziende sanitarie?

A Milano hanno cambiato il nome ad una casa di cura storica, la Santa Rita, che ora si chiama Istituto clinico Città Studi, forse per cancellare dal ricordo dei cittadini quella che da tutti venne chiamata “la Clinica degli orrori”. Io non credo che cambiare nome possa alleviare le ferite di chi soffre, o peggio ha sofferto, per la mancanza di professionalità e per la negligenza del personale sanitario. Occorre invece rifondare la medicina di base, il rapporto medico paziente. Ritornare ad una vera e reale medicina del territorio per il bene comune.

Occorre chiamare tutti i cittadini con il loro nome e cognome (la sola identità singola che ci distingue veramente è riferibile all’impronta digitale o all’immagine retinica) perchè sono tutti uguali di fronte alla malattia. Basta chiamare il malato del letto numero, il paziente del letto o, peggio, l’assistito. Basta chiamare in ambulatorio con un numero identificativo. Chiamiamolo Mario Rossi. La privacy non è una conquista, visto come tutti siamo controllati nel nostro quotidiano in vari modi. In fondo quando conosciamo una nuova persona ci presentiamo con nome e cognome. Ritorniamo ad avere un’anima e non solo un corpo. Inoltre occorre chiamare tutte le aziende sanitarie “Casa del Benessere”. Il cittadino così è psicologicamente protetto dalla Casa sapendo di poter uscire in ben-essere.

Questa è, da tempo, la mia opinione. Alexandr Dubcek diceva che “la democrazia non è solamente la possibilità e il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa a considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno per avere una parte reale nelle decisioni”. Sono 10 anni che dico opinioni che nessuno ascolta. Cominciamo dalle parole, forse si riuscirà a fare un discorso con il potere.