‘Da quando mi hanno fermata a quando mi hanno portata all’interno del cantiere sono stati dieci minuti di follia. Ho ricevuto una manganellata in faccia, mi hanno toccata nelle parti intime e mi hanno insultata”. La denuncia, durante la conferenza stampa organizzata dal movimento No Tav a Susa (Torino), è Marta Camposana, attivista pisana di 33 anni che è stata denunciata per resistenza dopo gli scontri della notte scorsa. “Le forze dell’ordine – ha raccontato Camposana – ci hanno chiusi con due cariche e bersagliati con una pioggia di lacrimogeni. Poi sono stata colpita da una manganellata alle spalle e trascinata a terra. Una volta nel cantiere ho detto che avevo bisogno di un medico, ma mi hanno nuovamente insultata e portata al pronto soccorso soltanto quattro ore dopo, alla fine delle procedure in questura, dove mi hanno denunciata solo perch{ avevo del Maalox e dei limoni per contrastare i lacrimogeni”.

“Durante questa ennesima manifestazione di dissenso gli apparati delle forze dell’ordine – si legge in una nota dei No Tav pisani – hanno dato vita a una vera e propria carneficina, prima militarizzando l’intera valle e tentando di fermare chi voleva raggiungere il concentramento per la passeggiata, successivamente instaurando una guerra svolta a colpi di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata, manganelli e cariche a freddo”.

Di segno completamente opposto la ricostruzione fatta dalle forze dell’ordine. Parla di “violenza allo stato puro” Giuseppe Petronzi, dirigente della Digos torinese: il bilancio è di 16 feriti tra le forze dell’ordine, sette arresti (tra cui il figlio di un giudice di Asti) e due denunce a piede libero. I No Tav  parlano invece di caccia all’uomo, di violenze ingiustificate da parte delle forze dell’ordine e di 63 feriti. 

Secondo polizia e carabinieri l’aggressività e la capacità organizzativa dei dimostranti è cresciuta negli ultimi mesi tanto che “noi stiamo modulando di pari passo le nostre strategie”. Nella ricostruzione della Questura i No Tav sarebbero stati in 350, divisi in vari gruppi: uno si è portato sulla vicina autostrada del Frejus e ha bloccato la carreggiata incendiando copertoni e masserie per impedire l’apertura di un varco di servizio, gli altri hanno provato ad avvicinarsi alle recinzioni da più lati ma hanno trovato il dispositivo di forze dell’ordine schierato a protezione della cosiddetta “zona rossa” tracciata da un’ordinanza prefettizia (che domani i sindaci e gli amministratori della Valle di Susa proveranno a varcare come gesto simbolico).