La riforma Fornero, e in particolare il nuovo articolo 18 che riduce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento e rende le procedure di risoluzione più rapide e prevedibili, “dovrebbe migliorare la crescita della produttività e la creazione di posti di lavoro nel futuro”. L’Employment outlook dell’Ocse evidenzia tuttavia che “l’Italia resta uno dei Paesi Ocse con la legislazione più rigida sui licenziamenti, in particolare riguardo alla compensazione economica in caso di licenziamento senza giusta causa e la definizione restrittiva di giusta causa adottata dai tribunali”. In questo contesto, argomenta poi il rapporto, “gli elementi raccolti suggeriscono che limitare la diffusione dei reintegri sia un elemento chiave per migliorare i flussi occupazionali e la produttività”.

L’organizzazione evidenzia inoltre che nell’ultimo anno la disoccupazione in Italia è cresciuta a un ritmo più elevato rispetto all’insieme dell’Unione europea, ed è ora “un punto percentuale più elevata” della media dei Paesi Ue. L’Ocse calcola, in base ai dati  di fine 2012, che oltre la metà dei lavoratori italiani under 25, il 52,9%, ha un lavoro precario. Quasi il doppio rispetto al 2000, quando era al 26,2%. La disoccupazione giovanile a fine 2012 è arrivata al 35,3% e la percentuale di senza lavoro nella fascia under 25 è più elevata tra le donne (37,5%) che tra gli uomini (33,7%). A metà 2012 il dato italiano era invece “in linea con la media” mentre a fine maggio, la disoccupazione nel nostro Paese ha toccato quota 12,2%, dopo un aumento “quasi continuo” nei due anni appena trascorsi.