L’insulto di Roberto Calderoli al ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge (“Mi ricorda un orango”) continua a far discutere. Dopo la “battuta” – come l’ha definita il vicepresidente del Senato – sul palco della festa di Treviglio a correre in sua difesa del dirigente della Lega Nord è Matteo Salvini, segretario lombardo del Carroccio. Il politico se la prende con la manifestazione di solidarietà del presidente della Repubblica: “Napolitano – ha scritto Salvini su Facebook – si indigna per una battuta di Calderoli. Ma Napolitano si indignò quando la Fornero, col voto di Pd e Pdl, rovinò milioni di pensionati e lavoratori? Io mi indigno con chi si indigna. Napolitano, taci che è meglio!”. Una serie di dichiarazioni – compresa una su facebook di un assessore regionale – che hanno spinto i vertici del Carroccio a riunirsi nella sede di via Bellerio a Milano. Tra i presenti Roberto Maroni, Umberto Bossi e lo stesso Calderoli. Intanto, la petizione online lanciata da Articolo21 per chiedere le dimissioni del vice presidente di Palazzo Madama ha raggiunto le 100mila firme.

Duro il commento del premier Enrico Letta. “Una pagina vergognosa, faccio un appello a Maroni perché chiuda rapidissimamente questa pagina, se no si entrerà in una logica di scontro totale che non serve né a lui né al Paese”, ha detto rivolgendosi al leader della Lega. “Si tratta – ha spiegato – di un appello a Maroni, presidente della Lombardia, la più grande regione d’Italia con cui lavoriamo per l’Expo affinché chiuda questa pagina rapidissimamente”, un appello “sincero” ma con “toni ultimativi”. E ha aggiunto: “Chiuda questa pagina, la vergogna è già abbastanza”, sottolineando che si tratta di “un’altra pagina vergognosa” che è sulla “stampa estera di tutta Europa”, una vicenda che “fa male al nostro Paese”. Il premier ha poi avvertito che “l’aver chiamato in causa il presidente Napolitano, che voglio difendere, non ci provino nemmeno… Non è possibile che la vicenda continui così, credo che la vergogna sia già stata abbastanza”.

Ma il segretario del Carroccio non si muove di un millimetro: “Calderoli ha sbagliato, riconosciuto l’errore e si è scusato – scrive su Facebbook – Ora però basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni utili forse a coprire il rumore di altre questioni”. La segreteria politica della Lega ha poi fatto sapere con un comunicato che, “dopo avere preso atto delle scuse di Calderoli, rilancia la battaglia politica della Lega sul tema del contrasto all’immigrazione clandestina”. E ha deciso di dare ancora più forza alla sua iniziativa politica organizzando una manifestazione sulla legalità e il contrasto alla immigrazione clandestina il 7 settembre a Torino. “Abbiamo considerato”, ha aggiunto, “che l’enfasi mediatica attribuita alla vicenda ha avuto l’effetto di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla vicenda incredibile e scandalosa della deportazione della piccola Adua in Kazakistan”. Poche parole, invece, da Calderoli. ”No comment sul dibattito politicogenerale di oggi, parlerò domani in Senato”, ha detto. E ha aggiunto: “Domani a fine seduta chiederò la parola rispetto alle cose dette nel dibattito oggi in Senato dato che ero assente per l’impegno delle segreteria politica”.

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani tuttavia ribadisce in termini netti: “Per noi Calderoli è un vicepresidente già dimesso in ragione di quello che ha detto – dice alla Festa democratica di Forlì – Si deve dimettere. Non c’è uno strumento tecnico per far dimettere un presidente o un vicepresidente di Camera o Senato, quindi deve aver lui la sensibilità di farlo”. Per il segretario il comportamento di Calderoli “è gravemente oltraggioso – ha detto ai giornalisti – non soltanto di un normale rapporto politico con un ministro, una persona ma una frase così a sfondo razzista non sono compatibili con chi ha un incarico istituzionale. E’ inutile che la Lega faccia finta di non capire”. Dal palco, Epifani, aveva poi spiegato che un ulteriore effetto delle parole di Calderoli è stato “il processo di imitazione. In queste ore in giro per l’Italia da parte di questo o quell’altro esponente stanno rispolverando temi che pensavamo fossero messi nel cassetto”.

Alla richiesta di dimissioni si è aggiunta Scelta Civica con il proprio capogruppo di Palazzo Madama Gianluca Susta: “Non può essere consentito un linguaggio simile a un esponente delle istituzioni, in modo particolare a un vicepresidente del Senato, ma neppure a un semplice uomo politico”. Chi invece cerca di calmare i toni dello scontro è la stessa Kyenge: “Le dimissioni non le richiedo io. Questo non è un punto che mi riguarda. Io pongo un’altra questione, una riflessione sul ruolo di chi riveste una carica pubblica. Dobbiamo passare dei messaggi che non istighino odio e violenza. Sicuramente non sarà il mio compito di rispondere alla violenza con la violenza. Il mio compito è quello di dare una guida ai nostri giovani, all’Italia, perché l’Italia non è razzista e chi vuole soffocare questa parte dell’Italia farà fatica a farlo”. La condanna arriva anche dal presidente del Senato Piero Grasso: “Non ci si può rifugiare dietro i comizi per nascondere quelle che sono certamente delle aggressioni verbali di tipo razzista, e questo è un dato di fatto”. Per la presidente della Camera Laura Boldrini le parole di Calderoli sono “sconsiderate”. Anzi lei ritiene che “sia impensabile in qualsiasi Paese europeo, democratico, che una persona con una responsabilità istituzionale possa dire queste cose”. 

Dopo il messaggio di solidarietà del segretario del Pdl Angelino Alfano ecco la richiesta di dimissioni dell’ex ministro per le Pari opportunità del Pdl Mara Carfagna: “Sarebbe un bel gesto e dimostrerebbe un serio pentimento, perché rivolgere solo le proprie scuse rischia di apparire un atteggiamento di rito formale e non sostanziale”. Mentre il senatore del Pdl Donato Bruno ha affermato che la dichiarazione di Calderoli è “gravissima”, spiegando però che “chi vuole dare lezioni di vita sideve ricordare qual è oggi il linguaggio che si usa verso l’avversario politico: ‘nano tascabile’ nei confronti di un capogruppo del Pdl, o ‘pitonessa’, per non parlare di quello che si dice nei confronti del nostro leader Berlusconi”. Bruno cita quindi il soprannome di Daniela Santanchè, senza ricordare che è stato coniato dal giornalista Giuliano Ferrara e orgogliosamente ribadito dalla stessa parlamentare del Pdl.

L’assessore Stival: “A offendersi doveva essere l’orango”
Nel frattempo a dare sostegno alla difesa di larga parte della Lega (solo Maroni ha detto che Calderoli ha sbagliato) scende in campo anche l’assessore regionale del Veneto Daniele Stival della Lega Nord, che ha deciso di postare sul suo profilo Facebook una foto di “L’antipolitica” in cui c’è l’immagine della Kyenge e una frase dove ci si dice sdegnati per le parole di Calderoli indicando però come vittima l’orango: “Siamo profondamente sdegnati per i termini offensivi utilizzati da Calderoli nei confronti di una creatura di Dio quale l’orango! Riteniamo vergognoso che si possa paragonare un povero animale indifeso e senza scorta ad un ministro congolese!”. Stival ha ammesso che è stata una scelta avventata, una sorta di scherzo e resosi conto della gravità della cosa ha dato disposizione di rimuovere tutto dalla sua bacheca di facebook. “E’ stata solo una battuta, una delle tante che magari faccio e metto su online, mi rendo conto – aggiunge imbarazzato – che è pesante e me ne dissocio togliendola”. “A me però la politica di questo ministro non piace – ha concluso l’esponente del Carroccio – e su quel fronte resto sulle mie posizioni anche se mi rendo conto che siamo su due piani diversi e che quindi l’immagine la devo rimuovere”.

Il problema per i rappresentanti del Carroccio riguarda il passato del ministro all’integrazione: “Mi dà fastidio”, ha dichiarato Fabio Rainieri, segretario della Lega Nord Emilia Romagna, “che la Kyenge sia ministro di quel Ministero, semplicemente perché lei è entrata nel nostro Paese come clandestino, e non credo che una persona che entra così nel nostro Paese possa poi ricoprire un tale ruolo”. Per Rainieri quelle di Calderoli non sono state parole offensive, anche “perché nei confronti dei leader della Lega sono state usate parole ben più pesanti in passato”. “Faccio il contadino e quando andavo alla Camera, o quando anche ancora adesso intervengo, sono stato spesso appellato nel peggiore dei modi da ‘vaccaro’ fino a ‘contadino pezzente’“.

Anonymous oscura il sito della Lega Nord
Anonymous Italia ha colpito il sito della Lega Nord per qualche ora, poi è tornato online. “Lega Nord Tango Down!”, ha scritto sul profilo Twitter che si chiama @OperationItaly, rivendicando l’attacco. Il messaggio è accompagnando da una serie di parole chiave con riferimenti a Calderoli, Kyenge e ai diritti umani. Lo stesso messaggio rimanda ad una pagina Facebook in cui viene riprodotta la schermata del sito della Lega Nord non accessibile. “Ci rammarica dover constatare, per l’ennesima volta, come la maggior parte degli esponenti e dirigenti di quello scherzo della natura che avete l’audacia di definire ‘partito politico Leganord’ siano solo degli xenofobi, razzisti e intolleranti”, scrive infine il blog ufficiale di Anonymous Italia.

Il fastidio degli ascoltatori a Radio Padania
E’ il “fastidio” per le polemiche è stato il filo conduttore degli interventi degli ascoltatori di Radio Padania, al “microfono aperto” condotto da Leo Sighel. “Fastidio” giustificato dal fatto che “ci sono cose ben più importanti in Italia di cui discutere – ha detto ad esempio un ascoltatore – che non di una battuta su cui peraltro Calderoli ha chiesto scusa”. E’ stato lo stesso conduttore a invitare gli ascoltatori a non focalizzare gli interventi sulla questione Kyenge “perché mi sembra – ha detto – che si sia fatta una questione mondiale di una cosa tutto sommato limitata. E Calderoli oltretutto ha chiesto scusa, con un coraggio che non tutti hanno”. “Diciamo no doppiopesismo – ha argomentato un ascoltatore che ha detto di chiamare da Besozzo – stanno facendo un dibattito che non ha senso” e Marco di Mantova ha affermato che “è stupido parlare di queste cose che servono a stordire gli stolti. Il potere sta censurando qualsiasi cosa che non gli piaccia, non si può più esprimere una opinione. E poi guardiamo un altro caso: alla Carfagna hanno detto che le fanno la pelle, una cosa gravissima, ma non mi pare che ci sia stata tutta la bagarre e il clamore che è nato intorno alla questione Calderoli”.

Non è mancato chi ha fatto appello all’evoluzionismo come un ascoltatore che ha argomentato “io non mi offenderei se dicessero che somiglio a una scimmia perchè gli scienziati da Darwin in poi ci hanno insegnato che discendiamo direttamente dai primati. Mi offenderei se mi dicessero faccia da c…”. Ma in generale gli interventi sono stati di malumore e fastidio per la eco che la vicenda ha avuto. “Non parlo di Calderoli perché ci sono temi ben più gravi da affrontare, come il lavoro che manca e le imprese che chiudono – ha detto in chiusura Renato – ma voglio ricordare che nessuno si scandalizzo quando la ex deputata comunista, tale Dacia che era eritrea mi pare, dette a tutti gli italiani dei figli di buona donna per via delle guerre coloniali. Nessuno allora chiese le sue dimissioni”.

La polemica sulla stampa internazionale
La polemica è finita anche sulla stampa internazionale. Dal New York Times alla Bbc fino al El Pais i media ricordano come, da quando è stata nominata ministro, non è la prima volta che la Kyenge diventa bersaglio di insulti e offese razziste. In Gran Bretagna, oltre alla Bbc, la notizia compare sul The Independent, che titola “L’importante senatore italiano Roberto Calderoli sotto attacco per aver comparato il ministro nero Cecile Kyenge a un orango”. Anche il Daily Telegraph e il Daily Mail (“Calderoli coinvolto in una lite razzista“) riportano la bufera scoppiata sulle parole del senatore leghista mentre il Guardian, ricordando le “controverse” dichiarazioni già fatte in passato da Calderoli, scrive che la sua offesa “ha provocato orrore nel resto della classe politica italiana” anche se, da quando è ministro, “Kyenge è stata bersaglio di diverse critiche da parte della Lega”.

“Italia: la scivolata razzista di un senatore”, titola Le Figaro in Francia, dove anche Liberation e Le Point riportano la notizia. E in Spagna mentre El Mundo sottolinea “il polverone” provocato dall’offesa di Calderoli, tanto tra le fila del Pd tanto tra quelle del Pdl, El Pais dedica un lungo articolo alla vicenda, sottolineando come da tempo “la titolare dell’Integrazione concentri gli attacchi razzisti” e chiedendosi se “i partiti e le istituzioni italiani continueranno a considerare questi insulti come un segno del difficile ruolo di essere nero in Italia o prenderanno misure serie contro chi semina razzismo e intolleranza”. Ma l’eco delle parole di Calderoli e delle polemiche seguite oltrepassa anche i confini dell’Europa. Negli Usa, “Un senatore italiano compara un ministro nero a un orango” titola il New York Times riportando la cronaca degli eventi che rimbalza anche sul Washington Post e su Fox News. In Asia, India Today descrive la vicenda come un “flashback ai tempi razzisti” mentre in Australia, The Australian cita la dura reazione della politica e titola “La critica di orango sul ministro Cecile Kyenge è ‘oltre i limiti'”.