Le mani della mafia sull’ambiente, in Italia

Articolo originale di Andrea Barolini apparso su Reporterre
Traduzione di Claudia Marrucceli e Claudia Cazzaniga per www.ItaliaDallEstero.info

Dalle nuove fonti di energia alla Torino-Lione, dal problema dello smaltimento dei rifiuti a quello dell’abusivismo immobiliare, la mafia è sempre più presente in tutti i settori dell’ambiente. Questo è ciò che emerge dal rapporto Ecomafia, presentato per la prima volta in Francia.

34120 crimini, 28132 persone denunciate alle autorità, 161 agli arresti domiciliari, 8 286 pignoramenti giudiziari e un fatturato di quasi 17 miliardi di euro. È la fotografia della criminalità ambientale italiana: un gigantesco business, oggi gestito da 302 clan mafiosi.

Per anni, anzi decenni, le infiltrazioni criminali nella gestione dei rifiuti o nello sviluppo delle energie rinnovabili sono aumentate in modo incredibile. E le cifre – diffuse dal rapporto 2013 di Ecomafia, la più completa relazione sul ruolo della criminalità organizzata in Italia nel settore dell’ambiente, compilato dall’associazione ecologista Legambiente – sono eloquenti.

Ciò che preoccupa maggiormente le autorità italiane è la distribuzione geografica dei crimini: la maggior parte (45,7%) sono localizzati ancora nelle quattro regioni con la più alta presenza mafiosa (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria), ma anche nel Lazio (regione della capitale, Roma) e in Toscana (con Firenze, Siena e Pisa). Inoltre, il numero di reati è in netta crescita: + 15,4% nel 2012 rispetto al 2011.

Questa è una delle conseguenze della ramificazione al centro-nord della mafia che arriva da Napoli e Caserta, le due “capitali” della camorra, una mafia estremamente attiva soprattutto nella gestione dei rifiuti.

È probabilmente per lo stesso motivo che l’Umbria è passata in un solo anno dal sedicesimo all’undicesimo posto nella “classifica” delle regioni meno virtuose. Ma preoccupanti sono anche i numeri che riguardano il nord del paese, lontano dal “quartier generale” mafioso del sud: i reati ambientali nel Veneto sono aumentati del 18,9% rispetto al 2011, mentre la Liguria ha registrato un incremento del 9,1% dei reati.

L’economia illegale incassa nonostante la crisi

L’economia dell’Ecomafia – ha detto il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in un comunicato stampa – è l’unica economia italiana che risulta in crescita in un contesto di crisi diffusa, riuscendo a costruire abitazioni abusive allo stesso ritmo degli anni precedenti, mentre il mercato immobiliare nazionale crolla”.

È un’economia che nasce da una comunione d’interessi tra imprenditori senza scrupoli, sindaci e amministratori collusi, funzionari corrotti, professionisti privi di etica e boss della mafia. Falsificano documenti e bilanci e operano grazie al “dumping” ambientale, all’evasione fiscale, al riciclaggio di denaro, alla corruzione, alla compravendita di voti e alle infiltrazioni in appalti pubblici.

Non è solo l’aspetto economico dell’affare che attira la mafia, ma la prospettiva dell’impunità. Infatti, la maggior parte dei tribunali italiani riescono a sanzionare tali reati soltanto dal punto di vista amministrativo: basta quindi pagare una multa per regolare i conti con la giustizia.

La cosa è molto evidente nel settore immobiliare. Il numero di edifici costruiti abusivamente è passato dal 9% del totale delle costruzioni nel 2006 al 16,9% (stimato) nel 2013. Nello stesso periodo, i numeri degli edifici a norma sono crollati da 305 000  a 122 000, mentre quelli abusivi hanno subito solo un lieve calo.

Questo fenomeno si verifica principalmente perché il mercato illecito è sostenuto dai prezzi che può garantire: il costo medio per costruire un’abitazione è di 155 000 euro in Italia, mentre se si sceglie l’abusivismo, verrà a costare non più di 66.000 euro in media. Certamente, ci sono dei rischi. Ma tra il 2000 e il 2011, giudici hanno ordinato soltanto 46 760 demolizioni, di cui appena  il 10,6% sono state eseguite…

Rifiuti, settore agroalimentare, energie rinnovabili:  nulla sfugge

I reati contro l’ambiente non risparmiano alcun settore. Legambiente ricorda che nel 2012 i crimini contro la sicurezza alimentare – nella filiera agricola – sono stati 4.173 (più di 11 al giorno), e i giudici hanno ordinato sequestri per un valore nominale di 672 milioni di euro.

Inoltre, l’Ufficio Centrale Antifrode indica che la quantità di materiale sequestrato alle dogane dei porti italiani è raddoppiata tra il 2011 e 2012, passando da 7.000 a circa 14000 tonnellate. Si tratta principalmente di materiali ufficialmente destinati al riciclaggio – plastica, carta o acciaio – ma che sono in realtà spediti in Corea del sud, Cina, Hong Kong, Indonesia, India o Turchia.

Questi flussi garantiscono ai mafiosi enormi quantità di denaro e danneggiano doppiamente l’economia: primo, perché riescono a deviare fondi statali destinati al riciclaggio dei rifiuti e secondo, perché essi intaccano l’ambito delle aziende in regola. Basta infatti presentare qualche documento falso per essere accreditati come “azienda di riciclaggio”.

Le nuove fonti di energia invase dalla mafia

Lo stesso problema si verifica nel settore delle energie rinnovabili, che sono sostanziosamente finanziate dalle amministrazioni pubbliche italiane ed europee. Un “tesoro” che non è sfuggito all’attenzione dei clan mafiosi:

Le organizzazioni criminali – ha confermato la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) nella sua ultima relazione annuale – sono molto interessate a impianti di energia pulita, perché beneficiano di sovvenzioni. Per stornarle a loro vantaggio, la mafia corrompe funzionari e le autorità che gestiscono le procedure di autorizzazione”.

Una corruzione in crescita … fino alla Torino-Lione

La corruzione è il cuore del problema. Secondo la DNA, gli arresti per corruzione sono raddoppiati durante la prima metà del 2012 rispetto agli ultimi sei mesi dell’anno precedente. In particolare, le indagini giudiziarie sui casi di «corruzione ambientale», tra gennaio 2010 e maggio 2013, hanno raggiunto la cifra impressionante di 135.

Tangenti pagate ad amministratori, rappresentanti politici e funzionari pubblici garantiscono l’emissione di concessioni per costruire abitazioni, autostrade, discariche, parchi solari o centrali eoliche. Solo nel 2012, venticinque amministrazioni comunali sono stati sospese per infiltrazioni mafiose, inclusa quella di Reggio Calabria, che conta più di 186.000 abitanti.

La debolezza strutturale della pubblica amministrazione è stata terreno fertile per la criminalità organizzata non solo per motivi economici, ma anche semplicemente per rimarcare la propria supremazia sul territorio,“, ha dichiarato Valerio Valenti, prefetto siciliano, nel suo comunicato stampa. Valenti ha fatto pressioni per la nomina di un Commissario prefettizio nell’amministrazione locale calabrese.

Recentemente, una notizia molto preoccupante è arrivata anche della Val di Susa, in Piemonte, dove è prevista la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione. Dopo i controlli sui fornitori, una società con sede a Rovigo (in Veneto) è stata esclusa perché non aveva passato i controlli obbligatori antimafia. Si tratta della Pato Perforazioni, che non dovrebbe essere più presente in cantiere. Ma, secondo le informazioni pubblicate sul sito TG Valle Susa, non ha ancora abbandonato i lavori…