Mogli, fidanzate, figlie, sorelle, ex, giovani, anziane, italiane, europee e non. La storia è sempre la stessa. Uccise. Con armi da fuoco, coltelli, a botte o con qualsiasi oggetto capiti a tiro. A farlo sono i mariti, fidanzati, padri, fratelli, ex. Insomma, noi uomini.

Lo spettacolo “Ferite a Morte” di Serena Dandini ha messo in parole una serie di storie di donne diversissime tra loro per età, nazionalità, cultura ed estrazione sociale, ma accomunate tutte dallo stesso destino: la morte per mano di un uomo. Questo spettacolo, dopo aver debuttato a Palermo il 24 novembre scorso, è arrivato a Bruxelles, dove grazie all’organizzazione di cinque eurodeputate Pd (Patrizia Toia, Rita Borsellino, Silvia Costa, Francesca Barracciu e Francesca Balzani) è stato messo in scena al Parlamento europeo.

“Sarebbe bello che l’Italia, da fanalino di coda sulla violenza domestica e del femminicidio potesse diventare all’avanguardia e spronare gli altri Paesi europei a ratificare la convenzione di Istanbul sulla violenza sulle donne, che l’Italia ha ratificato, e quindi renderla una legge europea”, dice la Dandini. E sì perché l’entrata in vigore della Convenzione (stipulata l’11 maggio 2011 dal Consiglio d’Europa) è vincolata alla ratifica di almeno dieci Paesi, di cui otto appartenenti all’Unione Europea. Oggi ad averlo fatto sono solo 4 Paesi su 29 che l’hanno firmata.

L’Italia ha firmato e ratificato. Ma la violenza domestica nel nostro Paese è un problema tutt’altro che estinto. Secondo la “Casa delle donne per non subire violenza” di Bologna, nel 2012 sono state 124 le donne uccise. Praticamente una ogni tre giorni. Una mattanza. Una vergogna. Uno schifo.

“Purtroppo la violenza domestica e il femminicidio sono gli unici fenomeni trasversali in tutta Europa, anzi in tutto il mondo. Per questo è giusto trovare anche un altro linguaggio, quello del teatro e della letteratura, per denunciare queste cose, un linguaggio che arriva allo stomaco, al cuore e alla fine anche al cervello”, spiega la Dandini. Impossibile infatti non farsi scuotere mente e anima dai racconti messi in scena dalla Dandini stessa, da attrici come Paola Cortellesi e Sonia Bergamasco, giovani ragazze e le stesse deputate organizzatrici dell’evento. Tra queste, particolarmente toccante la lettura di Rita Borsellino, sia per l’età che per la delicatezza di voce e presenza.

Secondo l’ultimo rapporto annuale delle Nazioni Unite, presentato il 25 giugno 2012, “a livello mondiale, la diffusione degli omicidi basati sul genere ha assunto proporzioni allarmanti”. Ma non si pensi che questo capita solo nel terzo mondo o nei paesi arabi. Le letture recitate, basate su fatti di cronaca ed indagini giornalistiche, quindi a fatti davvero accaduti, parlano di casalinghe siciliane, donne in carriera lombarde, giovani ragazze di una provincia italiana qualsiasi. Eh sì perché in Italia non esiste nemmeno un osservatorio nazionale sul femminicidio come in altri paesi, per esempio Spagna e Francia, ma i dati vengono raccolti da associazioni e gruppi di donne basandosi esclusivamente dalle notizie divulgate dai mass-media. Eh meno male che l’Italia l’ha pure ratificata la Convenzione di Istanbul.

Il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo ha ricordato nell’occasione il “Women’s day Manifesto” con il quale si chiede di contrastare il pay gap (differenza salariale), la povertà, la disoccupazione, la precarietà e, appunto, la violenza ai danni delle donne. Intenzioni ottime, per carità, ma pur sempre “intenzioni”. Invece, ad esempio in Italia, il problema sembra essere soprattutto culturale. Sì perché, nonostante tutto, di una simile mattanza non si parla ancora abbastanza, ci sono ancora troppe scuse, troppe attenuanti, troppe vittime. Forse più che una firma su una convenzione, serve una lacrima, una smorfia di disgusto dopo essere stati colpiti allo stomaco, al cuore e al cervello da un simile spettacolo.

@AlessioPisano
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