Ore decisive per la questione degli F35, una partita che ha delle ricadute dirette sugli equilibri di governo. Il voto sulla mozione Sel-M5S (sostenuta da un gruppo di deputati del Pd) che chiede la sospensione del programma militare è slittato a domani. Questo ha concesso un po’ più di tempo ai mediatori che puntano ad una soluzione indolore per la maggioranza. L’obiettivo, cui si sta lavorando in particolare il Pd con Gian Piero Scanu, è quello di arrivare ad una mozione con cui avviare una indagine conoscitiva sul programma “Joint strike fighter” e, in sostanza, attuare la legge 244 che affida al Parlamento la competenza sulle spese militari. Per fare ciò, si chiederebbe la sospensione del programma degli F35 per un periodo di almeno 6 mesi. Il presidente della Commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre (Pd) racconta di “una discussione in corso in Parlamento alla quale bisogna guardare con rispetto, ma mi auguro che la discussione si concluda con una mozione della maggioranza, perché la mozione di Sel mira a mettere il governo in difficoltà”. E infatti governo e maggioranza si sono dovuti riunire alla Camera per fare il punto con il ministro della Difesa Mario Mauro e i capigruppo di maggioranza Renato Brunetta (Pdl), Roberto Speranza (Pd) e Lorenzo Dellai (Scelta Civica). Il primo a parlare è Brunetta che evidenzia che per quanto riguarda il Pdl si deve partire dal “testo della Commissione, condiviso dal governo e da noi. noi, aspettiamo la condivisione da parte di Pd e Scelta Civica. Noi vogliamo solo che non ci siano ambiguità, lo abbiamo detto a Pd e governo”. Se ci sono problemi tra i democratici “ce ne faremo una ragione”.

Delrio: “L’emergenza vera che non è quella della Difesa”
Per essere efficace, però, la mozione dovrebbe essere non del Pd ma di maggioranza e in questo caso il governo darebbe parere positivo in Aula. Il problema, però, resta l’intesa con le altre forze di maggioranza. I democratici sono più sensibili all’argomento: molti deputati si sono detti contrari agli F35 e anche il ministro Graziano Delrio ha manifestato tutti i suoi dubbi. “Non si può dire che sia semplicissimo ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della Difesa ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare – dichiara il titolare degli Affari regionali a Repubblica.it – Secondo me bisogna fare un’ulteriore istruttoria si può rimodulare questa spesa, ma ci sono diverse implicazioni di lavoro, industria, accordi internazionali. Credo che una revisione andrebbe fatta”. Più tardi precisa: “Pensando agli Stati Uniti d’Europa,avrebbe senso una forza europea, rispetto ad una forza nazionale. Alla domanda se il governo possa reperire risorse da questa fonte ho sostenuto che bisogna fare un’istruttoria supplementare con dati certi rispetto agli impegni assunti, anche a livello internazionale. Bisogna infatti avere i dati sottomano, raccogliere elementi tecnici, perché si tratta di una scelta molto complessa”.

Mauro: “Il governo non ha cambiato posizione”
Dichiarazioni che comunque danno il via agli attriti all’interno del governo oltreché nella maggioranza. Il ministro della Difesa Mario Mauro (Scelta civica) ha chiarito che la linea del governo non cambia. “Non ho partecipato a nessun consiglio dei ministri nel quale il governo abbia cambiato posizione. Pd e Pdl quando erano separati hanno votato gli F35 e mi sembrerebbe strano che ora da uniti non li votino più”. E a chi gli ricorda le parole di Delrio replica: “Evidentemente c’è stata una crisi di governo e io non me ne sono accorto”. Quanto basta per attirare le proteste di Gero Grassi, vicecapogruppo del Pd a Montecitorio: “Il ministro dichiara sugli F35 che non si torna indietro e che si acquistano. A noi sembra posizione irresponsabile e delegittimante verso il Parlamento che sta tentando, attraverso una discussione aperta, di realizzare opportunamente il bene dell’Italia che per noi non prevede l’acquisto”. 

Civati e Puppato: “Sospendere il programma”
E’ soprattutto il Partito democratico ad affrontare la diversità delle posizioni. “Il Pd – propone
Pippo Civati – potrebbe dire sospendiamo, in vista di una riduzione, l’acquisto degli aerei da guerra anche per dare un segnale: ci ragioniamo bene in Commissione Difesa e a Settembre facciamo un regalo agli italiani che risparmiamo qualche soldo. A me sembra una cosa che si può fare, così come del resto avevamo stabilito in campagna elettorale”. Più netto Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari sociali della Camera: “In un’Italia in cui non sappiamo ancora se l’Iva aumenterà o no, in cui non conosciamo come cambierà la tassazione sulla casa, mi stupisce questa sicurezza granitica sul sì agli F35. Investiamo quei soldi in spese sociali visto che le garanzie per milioni di italiani stanno diminuendo. Mi auguro che anche nel governo su questo punto si avvii un dibattito che guardi alla realtà dei fatti”. Stessa linea di Laura Puppato: “Il dibattito di questi giorni all’interno del PD sulla questione dei caccia F-35, deve avere un solo esito: la sospensione del programma di acquisto e l’uso di quelle risorse per investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la difesa dei posti di lavoro, la sicurezza sociale”. Per il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (alle prese con i danni per le continue scosse di terremoto in Lunigiana) le priorità sono altre, come “la messa in sicurezza contro il rischio sismico o quello idraulico” quindi “sarebbe opportuno rinunciare a qualche F35 e, con i soldi risparmiati, mettere delle scuole in sicurezza”.  Si aggiunge il deputato Enrico Gasbarra secondo il quale “le parole del ministro della Difesa Mauro sono a dir poco improvvide e certo vanno nella direzione opposta a quella che è la volontà degli italiani e alle priorità del Paese”.

Sel: “Primo testa per una maggioranza alternativa”
Prese di posizione che fanno addirittura dire a
Paola Balducci, responsabile Giustizia di Sinistra ecologia e libertà che il voto sugli F35 potrebbe diventare il “primo test’’ per una “futura maggioranza politica alternativa alle larghe intese”. Il partito di Vendola ha presentato una mozione sostenuta anche dal Movimento 5 Stelle. Intervistata da Intelligonews Balducci si augura che “in Aula si possa formare una maggioranza alternativa a quella dell’attuale governo, anticipatrice di una futura maggioranza politica formata da M5S, Sel e Pd’’. Nichi Vendola attraverso Twitter chiama i militanti del Pd: “Cari amici e care amiche di @occupyPD, perché non occupate un partito che non occupa la trincea della pace e del disarmo? #F35”.

“Noi auspichiamo una posizione comune su un tema delicato come questo”, spiega da parte sua Salvatore Cicu (Pdl), ex sottosegretario alla Difesa. Però il Pdl non è affatto convinto della sospensione del programma e, pur ammettendo che un segnale vada dato al Paese in un momento difficile come questo, avrebbe dato una disponibilità su un testo comune che, però, parta proprio dal rispetto degli impegni presi dall’Italia sino ad ora nel settore della Difesa. La trattativa, comunque, prosegue. Il deputato democratico Nico Stumpo manda un messaggio a Sel: “Il Pd è impegnato, in queste ore,a trovare una soluzione di buon senso che sappia coniugare gli interessi dell’industria italiana e del sistema di difesa – dice – Abbiamo già ridotto le spese militari nella scorsa legislatura e siamo convinti che serva, per il futuro, una revisione delle spese per renderla coerente e sostenibile con le grandi difficoltà economiche e sociali. Non c’è niente da occupare nel Pd, ma bisogna lavorare per raggiungere gli obbiettivi di contenimento della spesa militare, migliorandone la qualità, ai fini della sicurezza del Paese”.

Boccia: “F35? Elicotteri”. Poi si corregge. Infine dà colpa a chi gestisce l’account twitter
Nel Pd la confusione è tale che sembra portare fuori strada anche Francesco Boccia. Su twitter il presidente della commissione Bilancio risponde sul tema così a una utente che chiedeva spiegazioni: “In sostanza non si tratta di fare guerre, con gli elicotteri si spengono incendi, trasportano malati, salvano vite umane”. Cominciano le ironie, nasce anche un hashtag (ChiediaBoccia) e lui è costretto a correggersi su facebook. “Conosco benissimo la differenza tra elicotteri e F35 – scrive – così come tutti i programmi dell’aerospazio italiani. Il mio era un modo inevitabilmente sintetico per esemplificare che la RATIO contemplata dagli accordi internazionali è la stessa. Chi ha, volutamente, messo in relazione le due cose, decontestualizzando l’esempio fatto sugli elicotteri, o era in malafede o sta cercando di strumentalizzare il dibattito”. Poi in seconda battuta la butta ulteriormente in corner: “Chi questa mattina ha scritto, come ogni mattina, gestendo il profilo, ha fatto sintesi poco comprensibile…”. 

Alenia Aermacchi: “Siamo preoccupati, il dietrofront avrebbe impatti importanti”
Nel polverone politico si inserisce l’intervento di Giuseppe Giordo, amministratore delegato di Alenia Aermacchi, che partecipa al programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri: un’operazione, dice, che avrebbe “un impatto importante sull’industria: se non arrivassero i carichi di lavoro che devono arrivare non procederemmo alle assunzioni previste” al sito di Cameri, in Piemonte. “Speriamo decidano bene – ha aggiunto Giordo – certo siamo un po’ preoccupati. Se dovessero tornare indietro su decisioni prese questo avrebbe un impatto importante per l’industria. Quindi speriamo non riconsiderino gli impegni internazionali assunti e le decisioni non abbiamo impatti sulle discussioni che abbiamo con Lockheed Martin”. Giordo riconosce comunque che “è giusto che ci sia un dibattito politico sulle scelte”, ma la speranza, ha ribadito, “è che non abbia impatti industriali”.